I 5 problemi dell’Italia di Ventura (e non solo di Ventura) I 5 problemi dell’Italia di Ventura (e non solo di Ventura)
Il pareggio di ieri contro la Macedonia non sarà un dramma dal punto di vista della classifica, perché cambia relativamente poco – anche se... I 5 problemi dell’Italia di Ventura (e non solo di Ventura)

Il pareggio di ieri contro la Macedonia non sarà un dramma dal punto di vista della classifica, perché cambia relativamente poco – anche se ora potremmo rischiare di non essere testa di serie negli spareggi – per il futuro immediato.

Ma, dal punto di vista della fiducia, dello spettacolo e del futuro della Nazionale italiana, la prestazione di ieri sera lascia a dir poco sconcertati.

Una squadra senza idee, molle, che si lascia acciuffare da un avversario nettamente inferiore sul piano tecnico ma sicuramente meglio organizzato.

Non è ancora tempo di bilanci: quelli si faranno una volta raggiunta o meno la qualificazione mondiale, obiettivo minimo del primo ciclo di Ventura. Ma, di sicuro, possiamo cominciare a parlare di cosa non va in questa Nazionale.




Ecco quelli che, secondo noi, sono i cinque problemi principali dell’Italia di Gian Piero Ventura.

1. Poca grinta e cattiveria agonistica

La magagna più evidente è quella che riuscirebbe a notare anche chi di calcio non ne capisce poi molto. L’Italia, in campo, è una squadra senza anima, senza grinta, senza voglia di arrivare per prima su ogni pallone.

Sarà colpa dell’allenatore che non li motiva a dovere? Sarà colpa di giocatori che, dopo le fatiche con i club, prendono l’impegno con la nazionale come un momento per tirare un po’ il fiato? Non lo sappiamo, ma una squadra così poco cattiva non è bella da vedere e soprattutto poi si fa mangiare da chi la cattiveria la mette in campo.

Ma, d’altronde, basta vedere anche il modo in cui anche i tifosi seguono le nazionali all’estero – senza voler arrivare alle follie sudamericane – e il modo in cui viene accolta l’Italia negli stadi dello Stivale…

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2. Incapacità di proporre un’identità di gioco 

La partita di ieri è solo la punta dell’iceberg: anche nelle vittorie di questo gironcino di qualificazione, l’Italia di Ventura non ha certo brillato, o almeno non quanto promettevano le idee di gioco del commissario tecnico.

Non è difficile capire perché. Non c’è un undici titolare ben definito, cambiano moduli e uomini di partita in partita, ed è una cosa che forse non possiamo permetterci, in questo momento. Ci siamo presentati al Bernabeu con uno spavaldo 4-2-4, salvo venire travolti dalla Spagna. Ieri sera si è passati al 3-4-3, ma il gioco è latitato in maniera ancora più preoccupante.

Forse, in periodi di magra dal punto di vista del talento, occorrerebbe puntare su un’idea di gioco precisa, mettere in piedi una squadra affiatata – per quanto possibile con le Nazionali – e sperare che tutto funzioni al meglio. Continuare a cambiare uomini e moduli, in un momento così delicato, rischia di trasformarsi in un guaio.

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3. Assenza di qualità a centrocampo

Il centrocampo visto ieri, quello con Gagliardini e Parolo in mezzo, non ha funzionato, per usare un eufemismo. Vero anche che l’uomo di maggior spessore tecnico, Marco Verratti, era assente, ma troppo spesso, nelle partite dell’Italia di Ventura, siamo andati in sofferenza proprio nel reparto cruciale del terreno di gioco.

A centrocampo non abbiamo tante soluzioni, vero, e quindi sarebbe più funzionale impostare un progetto di gioco in cui a un regista tradizionale vengano affiancati due “portatori d’acqua”. E qui veniamo al prossimo punto.

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4. Convocazioni

Vero è che miracoli non se ne possono fare, ma anche sulle convocazioni Ventura ci ha messo del suo. L’insistenza nel non voler nemmeno provare Jorginho, che sta facendo molto bene con il Napoli, sembra diventata ottusità.




Soprattutto in assenza di Verratti – che anche ha qualità diverse – non provare nemmeno a vedere se il centrocampista del Napoli possa tornare utile alla causa espone Ventura a ulteriori critiche e perplessità. Davanti, poi, forse una chance per Zaza o addirittura per Giovinco, non sarebbe da disdegnare. Ma qui, ovviamente, entriamo nel campo delle ipotesi non dimostrabili e del senno di poi.

Insomma, gli assenti – anche quel Mario Balotelli che si comincia ad invocare da più parti – hanno sempre ragione, no?

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5. Assenza di un progetto tecnico ben definito alle spalle

I problemi, come sempre, arrivano fino alle radici dell’albero. E, dietro la Nazionale di Ventura, manca un progetto pluriennale che possa tirare fuori l’Italia dalla palude in cui sembra essersi bloccata.

Dopo il vittorioso Mondiale del 2006, arrivato in circostanze quasi miracolose, l’Italia non ha fatto altro che affidarsi al talento dei suoi uomini per andare avanti nelle manifestazioni continentali, e ha inanellato due Mondiali al limite del disastro nel 2010 e nel 2014. Ma in nessuno dei due casi, dopo i processi, si è ricostruita una base per il nostro calcio e la nostra Nazionale.

La Federazione dovrebbe lavorare a un progetto tecnico di portata molto più ampia, come quello messo in piedi vittoriosamente dalla Germania negli ultimi anni. Le nostre nazionali giovanili stanno cominciando a produrre giocatori di talento – ma non campioni, attenzione – e sarebbe il caso di non buttare via anche la prossima generazione.

Ma, per fare questo, ci vogliono idee chiare e la voglia di metterle in pratica.