Se pensavate che si potesse delinquere solo su prati e terreni fangosi e polverosi, bè, vi sbagliavate di grosso. Perchè anche noi della palla...

Se pensavate che si potesse delinquere solo su prati e terreni fangosi e polverosi, bè, vi sbagliavate di grosso. Perchè anche noi della palla a spicchi, su un parquet o su un campo in gomma di provincia, coviamo dentro di noi la necessaria dose di delinquenza.

Abbiamo provato a disegnare l’identikit dei 10 giocatori più pericolosi che potete incrociare sui campi di Prima Divisione o su quelli amatoriali, i 10 delinquenti prestati al mondo della palla a spicchi. Eccoveli, e, ricordate, che se non riuscite a individuarli nella vostra squadra o nel vostro campionato, bè, probabilmente siete voi.

1. Il provocatore

In qualunque squadra di pallacanestro è una figura immancabile, in alcuni casi  importante tanto quanto il miglior realizzatore. Stiamo parlando di colui che è cresciuto a pane e Kevin Garnett, il provocatore. Può essere il giocatore più bravo della squadra come il più scarso, l’unica cosa che gli importa è cercare di entrare sottopelle all’avversario e fargli perdere le staffe in ogni modo possibile. Solitamente il provocatore si limita alle parole, è il cosiddetto trash talker, gli piace informarsi e commentare riguardo alla madre o alla sorella dell’avversario o rimarcarne alcuni suoi difetti.

Più si scende di categoria più questa figura assume importanza in quanto la tenuta mentale dei protagonisti lascia spesso a desiderare e l’assenza di telecamere, che possano leggere i labiali o captare ogni minimo gesto, fanno sì che abbia la strada completamente spianata.

2. Lo specialista difensivo

Ossia colui che non fa mai canestro ma ha una discreta tenuta fisica e un buon agonismo. Consapevole dei suoi limiti offensivi, lo specialista difensivo sa benissimo che la sua unica ragione di esistere è incollarsi al miglior realizzatore avversario e non farlo respirare. Nelle categorie inferiori, per non parlare delle leghe amatoriali, non capita raramente di vedere partite ai 50 punti, capite bene che in questo contesto lo specialista difensivo è un’arma assolutamente essenziale.

Raramente parte in quintetto, il più spesso delle volte viene chiamato in causa dal coach, dopo un’inesauribile sequela di bestemmie e  dopo che un giocatore della squadra avversaria vi sta facendo un culo grosso quanto un paiolo. E’ anche quello che viene sempre preso ad esempio quando si cerca di inculcare la cosiddetta “mentalità difensiva”: se ce la fa lui che a momenti non sa palleggiare ce la potete fare tutti.

3. Lo psicopatico

Chi di voi non ha in squadra il proprio Metta World Peace? Su, lo avete tutti e anzi siete fortunati se ne avete soltanto uno. Lo psicopatico, come da difinizione, è quello da cui non sapete mai cosa aspettarvi e che trova un modo sempre nuovo per sorprendervi. Può passare l’intera partita senza proferir verbo salvo poi impazzire per qualcosa di cui nessuno si è reso conto come una leggera spinta, una parola sbagliata, o persino uno sguardo. Lo psicopatico, sempre per definizione, quando entra in azione non ragiona.

E’ pertanto inutile che cerchiate di spiegargli che con quella sceneggiata, a due minuti dalla fine quando eravate sopra di 3 , vi ha fatto perdere la partita perché l’unica cosa che otterrete è un peggioramento della già precaria situazione. Bisogna solo aspettarlo, consapevoli che in ogni partita, quando meno ve lo aspettate, arriverà il suo momento.

Quando perde completamente la bussola può diventare parecchio pericoloso e, in tal caso, si salvi chi può.

4. Quello mutuato dal calcio

Può capitare, principalmente a livello amatoriale, che per far numero o per amicizia si chiami in squadra qualcuno che fino a quel momento ha sempre giocato a calcio. In spogliatoio, al primo allenamento, sono tutti entusiasti “Oh questo ci può dare una grande mano hai visto che fisico?”, salvo poi cambiare completamente opinione al primo incontro ravvicinato con il tipo in questione.

In effetti, solitamente, quello mutuato dal calcio ha un grande fisico peccato che ignori totalmente le differenze basilari tra i due sport e ad ogni entrata parta con la spallata d’ordinanza mettendo a repentaglio l’incolumità di chiunque gli capiti a tiro. Ovviamente al decimo fallo fischiato contro in altrettante azioni , con tanto di spiegazioni elementari “guarda che questo non è il calcio qui non lo puoi fare” finisce per essere frustrato e non si presenterà mai più.

I pochi temerari che torneranno ad allenarsi, però, lo faranno con estrema umiltà domandandovi ad ogni azione se quello che hanno appena fatto è regolare o meno.

5. Il lungo di sostanza

Diciamoci la verità, quello del lungo di sostanza è uno dei ruoli più romantici della pallacanestro. I suoi caratteri distintivi? Altezza sopra il metro e 85 (si in molti campionati infimi è sufficiente per essere definiti lunghi), mani rigorosamente di pietra e attitudine allo scontro. Il lungo di sostanza è merce rarissima nei campionati amatoriali e si trova spesso ad essere conteso da più squadre pronte ad accaparrarsi le sue preziosissime prestazioni. Una volta visto in spogliatoio vi luccicano gli occhi: già pregustate gli schiaccioni a due mani, le mirabolanti stoppate e i rimbalzi strappati ad altezze siderali. Andate sul parquet e presto vi accorgete che non è proprio così.

Il lungo di sostanza spesso, ma non per forza, è già in là con l’età, ha vari acciacchi che lo costringono a deambulare con ginocchiere e protezioni varie e se non deve appoggiare a canestro da sotto fa una fatica immane a prendere anche solo il ferro. I tiri liberi non li consideriamo proprio. La sostanza consiste in pratica in blocchi granitici portati con i gomiti alti, rimbalzi presi di stazza più che di atletismo e timore che incute negli avversari. E a noi va benissimo così, sia ben chiaro.

6. Quello che alza il gomito

Mettiamo un attimo le cose in chiaro: non stiamo parlando di quelli che alzano il gomito fuori dal campo, anche perchè, molto probabilmente, quello lo alzano tutti i personaggi descritti in questa panoramica. Il personaggio di cui stiamo parlando, il gomito lo alza in campo, spesso e volentieri. Anzi, potremmo ben dire che il suo gomito è quasi un’arma di distruzione di massa. A rimbalzo? Gomito alto e palla ben protetta, per proteggere il pallone da assalti indesiderati.

In post basso? Gomito ben piantato nella schiena dell’avversario, reiteratamente, cercando di colpire dove fa più male. In contropiede? Gomito alto e sbracciata per fermare l’avversario in maniera rapida e non certo indolore. Insomma, questo soggetto il gomito lo userebbe pure per respirare, se fosse possibile. E non è detto che succeda. Abbastanza odiato dal mondo intero, anche perchè quel gomito, di solito, è in azione anche in allenamento. Criminale vero.

7. L’anziano

Calca il campo da basket da una vita, da quando la linea da tre era ancora da partorire e i tiri liberi si tiravano in regime di 1+1. Ma di mollare non ne vuol sapere nemmeno per errore, anche quando gli acciacchi sono talmente tanti che, prima di scendere in campo, deve bardarsi con un numero di bende e fasciature superiore a quelle dell’omino Michelin.

E, ovviamente, l’anziano non può competere in termini di freschezza e atletismo con i ragazzi più giovani. Per cui, due sono le possibilità: o ha una manina fatata che gli permette di mettere dentro 30 punti a partita stazionando lungo l’arco dei tre punti, oppure deve far ricorso a una buona dose di mazzate per superare le difficoltà. In genere è la seconda, e le mazzate per i giovani virgulti si sprecano. Spesso prova a far leva sul fatto che un ragazzino non avrà il coraggio di fare un affronto ad uno della sua età, e, forte di ciò, mena ancora più forte.

Inossidabile.

8. L’irruento

Non è un delinquente di quelli malintenzionati, con la cattiveria che alberga in fondo al cuore. Anzi, se vai a vedere è pure un bravo ragazzo che in vita sua non ha mai torto un capello a nessuno. Eppure, quando ci allacciamo le scarpe e scendiamo in campo, siamo tutti potenzialmente delinquenti. E infatti l’irruento non vorrebbe delinquere, ma, per via del suo carattere competitivo, si ritrova spesso invischiato in situazioni pericolose.

Il suo stile di gioco è votato al rischio: a una bomba con due metri di spazio preferisce una penetrazione nel traffico, dove prendere schiaffoni sulle braccia e ginocchiate nello stomaco. Se vede una palla vagante, deve tuffarsi assolutamente per prenderla, non può esimersi. Questa sua generosità lo fa finire, spesso e volentieri, nei pasticci. L’irruento comunque non si sottrae dalla lotta, anche se a volte può aver bisogno dell’ausilio di compagni più sporchi di lui.

9. Il furbo

Individuo che oscilla tra la criminalità e il genio. Che, in molti casi, non possono che coincidere. Avere a che fare con questo tipo di giocatore è una bella gatta da pelare, perchè è quasi più difficile trattare con lui che non con un terrorista. Il furbo si mette all’opera sin dal momento del suo arrivo in palestra, quando comincia a dispensare sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle. Tutto lascia presagire che sia una persona buona e amichevole.

In realtà fa tutto parte del suo diabolico piano, fatto di ginocchiate tirate quando l’arbitro non vede, mani infilate in posti in cui è meglio non infilarle e provocazioni di ogni tipo. Obiettivo dichiarato del furbo è quello di far andar fuori di testa gli avversari. Che poi il tutto si traduca in un fallo tecnico, in un’espulsione  o in una partita nervosa da parte del tiratore avversario più pericoloso, a lui poco importa. Con i suoi mezzi, il furbo riuscirà a trovarsi sempre dalla parte della ragione. Unica contraddizione: se incontra sulla sua strada qualcuno con la luna storta, rischia di prenderle per davvero.

10. Quello che fa il tavolo

Ultima nota di merito per un delinquente che non scende in campo ma che, tante volte, può risultare molto più decisivo dei protagonisti con la palla in mano. Perchè, se avete la fortuna di giocare in un campionato in cui al tavolo ci sono gli ufficiali di campo della FIP, pagati e con la loro bella divisa azzurrina, bè, forse non vi siete goduti a pieno l’essenza del basket di provincia.

Perchè al tavolo degli ufficiali di campo, ad armeggiare con referto e cronometro, ci sono dei piccoli eroi che, quando la partita si fa dura, possono mettere a segno giocate decisive. Piazzando falli a tradimento agli ignari campioni avversari, rubando un secondo qui e un secondo lì, aggiungendo e sottraendo punti con spietati calcoli matematici che, puntualmente, favoriscono la squadra di casa. Delinquere dal tavolo degli ufficiali di campo è una nobile arte per pochi eletti: i migliori non fanno neppure avvertire la loro silenziosa presenza. Tolgono e danno senza far rumore, e a fine partita, in cuor loro, sanno di poter essere soddisfatti. Quando la ciambella non riesce proprio col buco, e l’omino del tavolo si fa sgamare, bè, preparatevi: è il momento di far volare gli sganassoni.

In ogni caso, quello che fa il tavolo merita solo rispetto. A prescindere.