Quello tra Italia e Argentina, almeno in ambito calcistico, è un legame particolare, che ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia del nostro...

Quello tra Italia e Argentina, almeno in ambito calcistico, è un legame particolare, che ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia del nostro calcio. Molto spesso, infatti, calciatori venuti dall’Argentina hanno contribuito ai successi delle squadre italiane, entrando nel cuore dei loro tifosi.

Sarà per una questione di carattere, sarà per una questione di passione, sarà che gli argentini, nel loro DNA, hanno qualcosa di speciale che gli fa mettere in campo il cuore, sempre. Sarà per tante cose, ma tra Italia e Argentina si è creato un legame speciale, con centinaia di calciatori dell’Albiceleste che hanno fatto fortuna nel nostro Paese.

Alcuni di loro, però, hanno fatto di più. Sono entrati a pieno nel cuore dei tifosi italiani, e ne hanno preso possesso. Di loro ci siamo innamorati, loro ci hanno fatto sognare. Ecco a voi i 10 calciatori argentini che hanno conquistato l’Italia.

Omar Sivori

Un tuffo nel passato, in un calcio che è probabilmente un lontano ricordo, totalmente diverso da quello di oggi. El Cabezon era un personaggio particolarissimo, uno di quelli amatissimo dai tifosi della squadra in cui giocava, odiatissimo dagli avversari. Portato in Italia dalla Juventus, che lo acquistò dopo che Sivori si era messo in grandissima luce con la maglia del River Plate.

Un numero 10 tutto estro, dribbling, fantasia. Ma ai colpi di genio seguivano anche i colpi di testa, non intesi come giocate calcistiche (d’altronde l’altezza era quella che era…) ma intesi come momenti in cui si apriva la vena e veniva fuori tutto il sangue argentino di Sivori. Il suo gioco preferito era prendere in giro l’avversario, quasi fino all’umiliazione. Come lui, forse, non ne hanno fatti mai più.

Juan Sebastian Veron

Un giocatore semplicemente fantastico, uno di quelli che aveva la lampada tipo il Genio. La Brujita ha stregato i tifosi della Sampdoria, della Lazio, del Parma e dell’Inter con le sue invenzioni. Non era sempre in giornata, anzi, da buon argentino quando non gli andava era quasi da prendere a schiaffi.

Ma, quando aveva voglia e quando l’ispirazione lo assisteva, veder giocare Juan Sebastian Veron era uno spettacolo inimitabile. Tocco sopraffino, visione di gioco praticamente senza limiti e traiettorie imprevedibili. Innamorarsi di Veron era semplice, molto semplice. Quasi come un colpo di fulmine.

A fine carriera torna in Argentina, ma l’Italia resta sempre nel suo cuore. E lui in quello dei tifosi italiani.

Diego Pablo Simeone

Quello tra il Cholo e l’Italia è un rapporto speciale, e l’attuale tecnico dell’Atletico Madrid non ha mai nascosto il suo legame speciale con la nostra penisola. Arriva in Italia nel lontano 1990, a soli 20 anni, per indossare la maglia nerazzurra. Non quella dell’Inter, che pure vestirà più tardi, ma quella del Pisa.

Eppure, sembrava che l’Italia non fosse più nel destino del Cholo, che dopo l’avventura al Pisa era andato in Spagna (Siviglia e Atletico Madrid). Ma nel 1997 l’Inter lo riporta in Italia, dove rimarrà fino al 2003, cambiando casacca e indossando quella biancoceleste della Lazio. Per le sue maglie Diego Simeone ha sempre dato tutto, forse anche di più. Sarà per questo che i suoi tifosi (e anche i suoi compagni) lo hanno sempre amato alla follia.

Un esempio di coraggio, abnegazione e forza di volontà.

Walter Samuel

Semplicemente The Wall. In Italia abbiamo avuto la fortuna di ammirare questo rocciosissimo difensore centrale argentino con le maglie di Roma e Inter. Un po’ meno fortunati sono stati gli attaccanti che lo incontravano, sottoposti ai suoi trattamenti di favore e alle sue attenzioni.

Da lui brevettata la cosiddetta “stecca intimidatoria”, un calcione che giungeva, forte e preciso, nei primi minuti della partita per mettere in chiaro le cose, immediatamente. Di solito, l’attaccante che subiva la stecca intimidatoria di Samuel capiva che non era giornata e conveniva girare al largo se aveva intenzione di portare a casa la pelle.

Un calciatore strepitoso, un difensore d’altri tempi che si è ritirato da pochissimo ma già ci manca da morire.

Javier Zanetti

Per i tifosi interisti, Javier Zanetti è più di un capitano. E’ quasi un fratello, un figlio, o un secondo padre, dipende dall’età. Arriva a Milano nell’estate del 1995, da semisconosciuto. Il colpaccio, quell’anno, era Rambert, e Zanetti era solo un affare collaterale. Dopo 20 anni, di Rambert non si ricorda quasi più nessuno, con Zanetti le cose sono andate diversamente.

Instancabile motorino della fascia, il Tractor ha fatto su e giù con la maglia nerazzurra senza mai spettinarsi il ciuffo, e senza nemmeno mai consumarsi i polmoni come avrebbe fatto qualsiasi altro comune mortale.

Il numero 4 dell’Inter è diventato il simbolo del Triplete conquistato nella magica stagione 2010, ma anche gli altri appassionati italiani hanno sempre ammirato il suo carisma e la sua dedizione.

Diego Milito

Altro argentino che ha rubato il cuore degli interisti. Sul Triplete la firma più grande è probabilmente la sua. Dopo parecchie stagioni in Spagna, arriva in Italia, ma non dalla porta principale. A portarlo da noi è infatti il Genoa, quando il Grifone milita ancora in serie B. Oddio, Milito il Genoa lo avrebbe pure trascinato in serie A, ma una maledetta valigetta annulla tutto e cancella la promozione.

Diego torna in Spagna, ma quando il Genoa torna in serie A, è di nuovo amore, con il contratto lanciato all’ultimo istante dell’ultimo giorno di mercato. Le valanghe di gol convincono l’Inter a puntare su di lui: diciamo che a Milano non se ne pentiranno.

Un attaccante completo, uno che con il gol andava a nozze. Il ritorno in patria e i trionfi con la maglia del Racing lo hanno elevato al rango di leggenda.

Gabriel Omar Batistuta

Il Re Leone, semplicemente uno dei centravanti più forti mai transitati da queste parti. E su questo non accettiamo repliche. Arriva in Italia nel 1991, portato nel nostro Paese dalla Fiorentina. A Firenze resterà fino al 2000, segnando valanghe di goal e facendo innamorare perdutamente tutta la città. Che cadrà quasi in depressione dopo la cessione del suo idolo alla Roma, avvenuta proprio nell’estate del 2000.

E con la maglia giallorossa vincerà anche il suo primo scudetto, trascinando la squadra con le sue reti e le sue smitragliate. Un centravanti che faceva della forza il suo cavallo di battaglia, che è entrato nella storia del calcio italiano e ha sfondato le porte del cuore dei tifosi italiani.

In Italia, a fine carriera, ha vestito anche la maglia nerazzurra dell’Inter, a dimostrazione del feeling tra i colori dell’Inter e l’Argentina.

Hernan Crespo

Altro grande attaccante della tradizione argentina che in Italia ha fatto le sue fortune. Arriva in Italia nel 1996, acquistato dal Parma che lo porta via al River Plate. E con la maglia dei ducali tutta Italia imparerà a conoscere questo straordinario rapinatore d’area, un attaccante di quelli che sembrava vedere la porta larga 10 metri.

Dopo il Parma, delizia i tifosi della Lazio e dell’Inter, prima di tentare l’avventura con la maglia del Chelsea, che non sarà però indimenticabile. Tornerà in Italia a vestire, clamorosamente, la maglia del Milan, prima di ritornare all’Inter nel 2006, per poi chiudere la carriera con Genoa e Parma, a dimostrazione del legame con il nostro Paese.

E, infatti, oggi la sua carriera da allenatore è partita proprio dall’Italia: sta provando a salvare, lottando, il Modena in serie B.

Carlos Tevez

In Italia forse ci è rimasto poco, ma andate a chiedere ai tifosi bianconeri se non sono stati conquistati dalla grinta, dalla cattiveria agonistica e dalla garra dell’Apache. Sbarca a Torino nell’estate del 2013, e la prima cosa che fa è chiedere una maglia pesante: la 10 che, dopo Alessandro Del Piero, non era stata indossata da nessuno a Torino.

Carlitos ci mette poco a conquistare il cuore di tutti i tifosi della Vecchia Signora, che lo ammirano estasiati correre e dannarsi l’anima su tutti i palloni, e poi segnare gol sempre decisivi. El jugador del pueblo ha fatto breccia nel cuore degli juventini, che forse, alla fine, non ci sono rimasti poi così male quando Carlitos ha chiesto e ottenuto di andare a finire la carriera al Boca.

Diego Armando Maradona

Con Diego Armando Maradona, più che di amore dovremmo parlare di vera e propria venerazione. Il legame che si è venuto a creare tra il Pibe de Oro e la città di Napoli, infatti, è qualcosa di mai visto e che, probabilmente, non ha eguali nel mondo intero.

Il 5 luglio del 1984 sbarca al San Paolo atteso come il Messia, e non tradisce le aspettative di quella che diventerà la sua gente. 6 anni in maglia azzurra che hanno scritto la storia, hanno fatto innamorare una città, anche quando si è sentita tradita, anche quando le cose non sono andate come forse non dovevano andare.

Ma di una cosa siamo certi: l’amore tra Diego Armando Maradona e la città di Napoli è qualcosa che trascende il solo calcio. E sfiora la magia.