I 10 (+1) portieri di riserva che hanno fatto la storia del calcio italiano I 10 (+1) portieri di riserva che hanno fatto la storia del calcio italiano
Davide Micillo Davide Micillo nasce il 17 aprile del 1971 a Vercelli, e compie tutta la trafila delle giovanili nella Juventus, senza tuttavia mai... I 10 (+1) portieri di riserva che hanno fatto la storia del calcio italiano

micilloDavide Micillo

Davide Micillo nasce il 17 aprile del 1971 a Vercelli, e compie tutta la trafila delle giovanili nella Juventus, senza tuttavia mai riuscire ad arrivare alle soglie della prima squadra. Nel 1991 viene ceduto all’Ancona, in serie B, ovviamente per fare il secondo portiere. Nel 1992, con la squadra marchigiana promossa in serie A, Micillo può anche fare il suo esordio in serie A. Nel 1994 diventa il secondo di Stefano Tacconi al Genoa, ma, quando Tacconi andrà via a stagione in corso, il compianto professore Franco Scoglio lascerà le chiavi della porta al buon Micillo. Nel 1996 passa all’Atalanta per fare il titolare, ma perde il posto e torna ad accomodarsi in panchina. Inizia una peregrinazione che lo vedrà indossare le maglie di Reggina, Parma, Cosenza, Brescia, Ascoli, Catanzaro, senza mai trovare con continuità il posto di titolare, quasi sempre con la maglia numero 12 addosso e quel posto nella seconda pagina degli album di figurine. Si ritira nel 2009 dopo aver provato anche l’ebbrezza dei campionati dilettantistici.

nuciariGiulio Nuciari

Quando pensiamo a un numero 12, pensiamo ai rassicuranti baffoni di Giulio Nuciari. Nella sua carriera, iniziata nel 1978, ha vestito le divise di Ternana, Monza, Montecatini, Milan e Sampdoria. E il campo, in serie A, lo ha visto davvero poche volte, dal momento che detiene il record di presenze in panchina nella massima serie, ben 333. Nonostante questo, Nuciari può fregiarsi del titolo di Campione d’Italia, e non solo per una volta: ha vinto infatti lo scudetto nel 1987-88 con il Milan e poi è stato protagonista, ovviamente dalla panchina, dello storico tricolore della Samp nel 1990-91. Ah si, anche la buonanima della Coppa delle Coppe è stata da lui alzata al cielo. Anche i numeri 12 vanno in paradiso, e hanno la faccia, e i baffi, di Giulio Nuciari.

stercheleromaGiorgio Sterchele

Un altro grande interprete del ruolo, passato alla storia soprattutto come numero 12 della Roma intorno alla seconda metà degli anni ’90. Il suo soprannome è Supergino: si mise in luce difendendo la porta del Vicenza nei primi anni ’90, meritandosi appunto la chiamata della Roma nel 1994, dove andrà a fare il secondo di Giovanni Cervone. Nel 1997 il Cagliari decide di puntare su di lui, ma non si meriterà la riconferma e tornerà alla Roma. Quando il Bologna dovrà sostituire l’infortunato Antonioli, deciderà di puntare proprio su Giorgio Sterchele, che difenderà i pali rossoblu nella stagione 1997-98, quella leggendaria con Roberto Baggio a dipingere magie in mezzo al campo e a segnare gol pesanti. Dopo alcune stagioni in panchina a Roma e Perugia, il Vicenza nel 2000 punta su di lui, che però solo nel 2005-06 riuscirà a conquistare stabilmente la maglia da numero 1. Contando però anche i primi anni in maglia biancorossa, Sterchele riesce a diventare il portiere vicentino con più presenze in squadra, e si ritirerà poi nel 2006-07, dove farà il secondo prima a Guardalben e poi a Zancopè.

beniamino-abateBeniamino Abate

Beniamino Abate è stato un portiere a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Inizia la carriera nel Benevento, squadra in cui fa anche la trafila giovanile, nella stagione 1981-1982. Il suo destino nei club più importanti è quello di ricoprire il ruolo di portiere di riserva, all’ombra dei più blasonati compagni di reparto. Infatti subito dopo Benevento approda a Napoli dove addirittura è terzo portiere, non riuscendo mai a vedere il campo. Tra l’’85 ed il ’90 milita nelle fila dell’Udinese, squadra in cui riesce anche a totalizzare un discreto numero di gare da titolare prima dell’arrivo di Garella, che inevitabilmente lo porta a retrocedere nelle gerarchie. Nel triennio che va dal’91 al ’94 è portiere di riserva, dietro a quel fenomeno che risponde al nome di Walter Zenga.

Totalizza la miseria di 12 presenze raccogliendo per tredici volte la palla in fondo al sacco. Per giocare stabilmente è costretto a scendere di categoria come testimoniano le avventure con la Fidelis Andria, in serie B, e con la Reggiana nell’ex C1. Nel biennio cagliaritano riesce a mettere insieme qualche presenza, soprattutto nella sua prima stagione, salvo poi finire a fare il numero 12 alle spalle di Valerio Fiori. Una curiosità per gli amici milanisti: Beniamino che ora è il preparatore dei portieri della primavera rossonera, è il padre di Ignazio Abate, terzino che ha fatto scomunicare moltissimi seguaci del Diavolo.

orlandonicoppa

Paolo Orlandoni

Come si fa a non provare un’attrazione smisurata per un giocatore il cui palmares recita cinque scudetti, tre Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Champions League ed un Mondiale per club con sole 4 presenze all’attivo? Ditecelo voi, forza. La carriera di Paolo Orlandoni comincia così come finisce, nell’Inter da terzo portiere.  Già nel ’90-91, stagione del suo debutto nell’Inter, non trova spazio se non come terzo portiere. Viene girato in prestito un po’ ovunque tra serie B e C1 fino al 1998. Passa quindi alla Reggina, dove vive due stagioni da protagonista indiscusso contribuendo alla prima storica promozione in serie A della squadra amaranto. Passa al Bologna e alla Lazio, tornando a ricoprire il ruolo di secondo/terzo portiere, per finire a Piacenza dove viene ingaggiato per fare da riserva a Guardalben ma riuscendo comunque a totalizzare 64 presenze.  Nel 2005 passa all’Inter, società nella quale rimane fino al 2012 vincendo quello che vi abbiamo riportato da terzo portiere, alle spalle di Julio Cesar e Francesco Toldo. Dopo il ritiro diventa subito preparatore dei portieri della primavera dell’Inter, ruolo che ricopre tutt’ora.

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Rubinho

Scusateci se per lui facciamo un’eccezione, essendo l’unico calciatore ancora in attività. O per lo meno così ci stanno raccontando in questi anni in cui il nostro eroe Rubinho ha collezionato più scudetti che presenze in campo con la maglia della Juvenuts. C’è da giurare che in molti non si ricordino nemmeno i suoi lineamenti, in tal caso vi consigliamo di rimediare  subito ammirando le sue fattezze da ceffo consumato. E’ vero, i più attenti o scassapalle di voi, a seconda dei gusti, ci faranno notare che non è il portiere di riserva, ruolo occupato da Storari, bensì il terzo portiere. Ebbene noi vi rispondiamo che è troppo facile fare il secondo al giorno d’oggi, dove gli impegni ravvicinati, gli allenatori con le manie di turnover la fanno da padrone. Oggi i veri eroi sono i terzi portieri, altro che palle. In ogni caso Rubinho, che ricordiamo essere il fratello minore di Ze Elias, il che basterebbe ad ergerlo a mito incontrastato, dal 2011 ad oggi ha collezionato solo 2 presenze. Non vogliamo dilungarci oltremodo, i risultati parlano per lui. Concedetecelo.

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