Quello del numero 12 è uno dei mestieri più romantici del football. Saper pazientemente aspettare il proprio momento, guardare i compagni giocare, e allo...

Quello del numero 12 è uno dei mestieri più romantici del football. Saper pazientemente aspettare il proprio momento, guardare i compagni giocare, e allo stesso tempo farsi trovare sempre e comunque pronti quando arriverà l’ora del bisogno, per scelta o, più spesso, per via delle condizioni di emergenza in cui ci si viene a trovare.

E ci sono portieri di riserva che, con le loro imprese, con il loro carattere, con le loro carriere, sono passati alla storia del calcio. Almeno per quanto ci riguarda. Si sono fatti amare, loro, presenze rassicuranti e rasserenanti. Di loro quasi nessuno si ricorda mai, noi oggi vogliamo omaggiarli con questa carrellata sui numeri 12 più famosi della storia del calcio italiano.

Michelangelo Rampulla

Rampulla è passato alla storia del calcio italiano, e non per scherzo. Il suo gol in Cremonese-Atalanta fu il primo realizzato da un estremo difensore in un campionato di serie A. La carriera da secondo di Michelangelo Rampulla è però legata alla Juventus. Dal 1992 al 2002, come fedele sostituto di Angelo “Tyson” Peruzzi, vedendo il campo in 49 occasioni e facendosi sempre trovare pronto quando il numero uno aveva qualche problema fisico. Con la maglia bianconera Rampulla si è tolto soddisfazioni in campo italiano europeo, vedendo il campo in Coppa Uefa e soprattutto in Champions League. Una volta ritiratosi, la sua bacheca poteva contare su 4 scudetti, 1 Coppa Italia, 2 supercoppe italiane, 1 Coppa Uefa, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea e 1 Coppa Intercontinentale. Insomma, non una brutta carriera quella di Michelangelo Rampulla, per niente.

Marco Ballotta

L’highlander della porta è semplicemente una leggenda. Una carriera trascorsa per metà da titolare in squadre di provincia e per l’altra metà da secondo portiere in squadre di caratura nazionale e internazionale. Con la Lazio, infatti, Nonno Ballotta si è portato a casa il tricolore del 2000 e due volte ha sollevato al cielo la Coppa Italia, trofeo che ha conquistato anche con la casacca del Parma. Anche in Europa non si è fatto mancare le soddisfazioni, e ha conquistato la Coppa delle Coppe per ben due volte, sia con il Parma che con la Lazio. Quando il titolare si faceva male, Marco Ballotta, a qualsiasi età, si è sempre fatto trovare pronto. E’ suo il record di anzianità in quanto a presenze in serie A, un record che sarà difficilmente battibile. Ancora oggi è possibile incrociarlo sui campi di provincia, a dimostrazione dell’amore che prova per questo giochino.

Mario Ielpo

La sua fama di portiere di riserva deriva dalle stagioni in rossonero, dal 1993 al 1996. In queste annate per lui entrare in campo è una vera e propria impresa, che lo vedrà prevalere solamente  3 volte. La concorrenza da battere è quella di Seba Rossi, portiere con cui è difficile giungere a compromessi. Prima delle stagioni con il Diavolo , Ielpo aveva indossato le maglie di  Siena, Lazio e Cagliari, e proprio con la squadra Sarda ottiene le migliori soddisfazioni dal punto di vista personale. Chiude la carriera nel Genoa, squadra per cui indossa i guantoni dal ’96 al ’98 con più gol subiti che presenze.

Matteo Guardalben

Matteo Guardalben nasce a Nogara il 5 giugno 1974. Muove i primi passi da portiere nel Verona, anno 1991, senza peraltro vedere mai il campo. Dopo una stagione in prestito alla Massese fa ritorno nella terra di Romeo e Giulietta come vice Casazza, quando il Verona centra la promozione in serie A. Nella massima serie parte dietro ad Attilio Gregori nelle gerarchie del tecnico scaligero, ma si ritrova titolare nel corso della stagione che terminerà amaramente con la retrocessione. Si trasferisce a Parma dove in rampa di lancio c’è un giovane che promette di diventare fenomeno, il suo nome è Gianluigi Buffon. Qui nasce e si alimenta il mito di Matteo Guardalben, che dal ’97 al 2001 calcherà il prato verde solamente  3 volte conquistando da riserva Coppa Uefa, Coppa Italia e Supercoppa Italiana.

Passato questo periodo Guardalben deve fare i conti con vari guai fisici che non gli permettono di difendere le  porte delle sue squadre con la continuità desiderata. A Piacenza e Palermo riesce comunque a giocare un discreto numero di partite da titolare, fornendo soprattutto con gli isolani prestazioni di tutto rispetto, salvo poi fermarsi a causa di infortuni. Ritorna a Parma nella stagione 2006 collezionando solo 6 presenze e chiude la carriera tra Vicenza, Treviso, Sampdoria (da terzo portiere senza mai scendere in campo) e Modena.

Alberto Fontana

Alberto Fontana, per gli amici Jimmy, è un’icona indiscussa tra i portieri di riserva. Oltre al soprannome Jimmy, per via del cognome condiviso con il cantante, era chiamato affettuosamente nonno volante. La sua reattività, anche con le numerosissime primavere sul groppone, è stata un suo marchio di fabbrica. La sua fama da portiere di riserva deriva in realtà dalle stagioni con la maglia nerazzurra dell’Inter, dal 2001 al 2005, nelle quali è sceso in campo solo 10 volte a causa della presenza ingombrante di Francesco Toldo. Piccola curiosità in queste dieci apparizioni l’Inter si mantiene imbattuta, contribuendo così alla fama di portafortuna del portiere romagnolo.

Prima dell’avventura milanese Jimmy, nato e cresciuto nel Cesena, veste da titolare le casacche di Spal, Bari e Atalanta, oltre a quella bianconera della sua città natale. Da segnalare anche le 14 presenze con la maglia azzurra della società partenopea, con 17 gol al passivo. Dopo le stagioni già menzionate da riserva di lusso, conclude la carriera tra Chievo e Palermo, giocando spesso da titolare nella formazione Veronese e alternandosi, nelle annate in rosanero, con Agliardi e Amelia. Nel Palermo da segnalare un rigore parato a Kakà, stagione 2006-2007, ed il rapporto burrascoso con la società rosanero ed in particolare il suo presidente Zamparini.

Davide Micillo

Davide Micillo nasce il 17 aprile del 1971 a Vercelli, e compie tutta la trafila delle giovanili nella Juventus, senza tuttavia mai riuscire ad arrivare alle soglie della prima squadra. Nel 1991 viene ceduto all’Ancona, in serie B, ovviamente per fare il secondo portiere. Nel 1992, con la squadra marchigiana promossa in serie A, Micillo può anche fare il suo esordio in serie A. Nel 1994 diventa il secondo di Stefano Tacconi al Genoa, ma, quando Tacconi andrà via a stagione in corso, il compianto professore Franco Scoglio lascerà le chiavi della porta al buon Micillo. Nel 1996 passa all’Atalanta per fare il titolare, ma perde il posto e torna ad accomodarsi in panchina. Inizia una peregrinazione che lo vedrà indossare le maglie di Reggina, Parma, Cosenza, Brescia, Ascoli, Catanzaro, senza mai trovare con continuità il posto di titolare, quasi sempre con la maglia numero 12 addosso e quel posto nella seconda pagina degli album di figurine. Si ritira nel 2009 dopo aver provato anche l’ebbrezza dei campionati dilettantistici.

Giulio Nuciari

Quando pensiamo a un numero 12, pensiamo ai rassicuranti baffoni di Giulio Nuciari. Nella sua carriera, iniziata nel 1978, ha vestito le divise di Ternana, Monza, Montecatini, Milan e Sampdoria. E il campo, in serie A, lo ha visto davvero poche volte, dal momento che detiene il record di presenze in panchina nella massima serie, ben 333. Nonostante questo, Nuciari può fregiarsi del titolo di Campione d’Italia, e non solo per una volta: ha vinto infatti lo scudetto nel 1987-88 con il Milan e poi è stato protagonista, ovviamente dalla panchina, dello storico tricolore della Samp nel 1990-91. Ah si, anche la buonanima della Coppa delle Coppe è stata da lui alzata al cielo. Anche i numeri 12 vanno in paradiso, e hanno la faccia, e i baffi, di Giulio Nuciari.

Giorgio Sterchele

Un altro grande interprete del ruolo, passato alla storia soprattutto come numero 12 della Roma intorno alla seconda metà degli anni ’90. Il suo soprannome è Supergino: si mise in luce difendendo la porta del Vicenza nei primi anni ’90, meritandosi appunto la chiamata della Roma nel 1994, dove andrà a fare il secondo di Giovanni Cervone. Nel 1997 il Cagliari decide di puntare su di lui, ma non si meriterà la riconferma e tornerà alla Roma. Quando il Bologna dovrà sostituire l’infortunato Antonioli, deciderà di puntare proprio su Giorgio Sterchele, che difenderà i pali rossoblu nella stagione 1997-98, quella leggendaria con Roberto Baggio a dipingere magie in mezzo al campo e a segnare gol pesanti. Dopo alcune stagioni in panchina a Roma e Perugia, il Vicenza nel 2000 punta su di lui, che però solo nel 2005-06 riuscirà a conquistare stabilmente la maglia da numero 1. Contando però anche i primi anni in maglia biancorossa, Sterchele riesce a diventare il portiere vicentino con più presenze in squadra, e si ritirerà poi nel 2006-07, dove farà il secondo prima a Guardalben e poi a Zancopè.

Beniamino Abate

Beniamino Abate è stato un portiere a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Inizia la carriera nel Benevento, squadra in cui fa anche la trafila giovanile, nella stagione 1981-1982. Il suo destino nei club più importanti è quello di ricoprire il ruolo di portiere di riserva, all’ombra dei più blasonati compagni di reparto. Infatti subito dopo Benevento approda a Napoli dove addirittura è terzo portiere, non riuscendo mai a vedere il campo. Tra l’’85 ed il ’90 milita nelle fila dell’Udinese, squadra in cui riesce anche a totalizzare un discreto numero di gare da titolare prima dell’arrivo di Garella, che inevitabilmente lo porta a retrocedere nelle gerarchie. Nel triennio che va dal’91 al ’94 è portiere di riserva, dietro a quel fenomeno che risponde al nome di Walter Zenga.

Totalizza la miseria di 12 presenze raccogliendo per tredici volte la palla in fondo al sacco. Per giocare stabilmente è costretto a scendere di categoria come testimoniano le avventure con la Fidelis Andria, in serie B, e con la Reggiana nell’ex C1. Nel biennio cagliaritano riesce a mettere insieme qualche presenza, soprattutto nella sua prima stagione, salvo poi finire a fare il numero 12 alle spalle di Valerio Fiori. Una curiosità per gli amici milanisti: Beniamino che ora è il preparatore dei portieri della primavera rossonera, è il padre di Ignazio Abate, terzino che ha fatto scomunicare moltissimi seguaci del Diavolo.

Paolo Orlandoni

Come si fa a non provare un’attrazione smisurata per un giocatore il cui palmares recita cinque scudetti, tre Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Champions League ed un Mondiale per club con sole 4 presenze all’attivo? Ditecelo voi, forza. La carriera di Paolo Orlandoni comincia così come finisce, nell’Inter da terzo portiere.  Già nel ’90-91, stagione del suo debutto nell’Inter, non trova spazio se non come terzo portiere. Viene girato in prestito un po’ ovunque tra serie B e C1 fino al 1998. Passa quindi alla Reggina, dove vive due stagioni da protagonista indiscusso contribuendo alla prima storica promozione in serie A della squadra amaranto. Passa al Bologna e alla Lazio, tornando a ricoprire il ruolo di secondo/terzo portiere, per finire a Piacenza dove viene ingaggiato per fare da riserva a Guardalben ma riuscendo comunque a totalizzare 64 presenze.  Nel 2005 passa all’Inter, società nella quale rimane fino al 2012 vincendo quello che vi abbiamo riportato da terzo portiere, alle spalle di Julio Cesar e Francesco Toldo. Dopo il ritiro diventa subito preparatore dei portieri della primavera dell’Inter, ruolo che ricopre tutt’ora.

Rubinho

Scusateci se per lui facciamo un’eccezione, essendo l’unico calciatore ancora in attività. O per lo meno così ci stanno raccontando in questi anni in cui il nostro eroe Rubinho ha collezionato più scudetti che presenze in campo con la maglia della Juvenuts. C’è da giurare che in molti non si ricordino nemmeno i suoi lineamenti, in tal caso vi consigliamo di rimediare  subito ammirando le sue fattezze da ceffo consumato. E’ vero, i più attenti o scassapalle di voi, a seconda dei gusti, ci faranno notare che non è il portiere di riserva, ruolo occupato da Storari, bensì il terzo portiere. Ebbene noi vi rispondiamo che è troppo facile fare il secondo al giorno d’oggi, dove gli impegni ravvicinati, gli allenatori con le manie di turnover la fanno da padrone. Oggi i veri eroi sono i terzi portieri, altro che palle. In ogni caso Rubinho, che ricordiamo essere il fratello minore di Ze Elias, il che basterebbe ad ergerlo a mito incontrastato, dal 2011 ad oggi ha collezionato solo 2 presenze. Non vogliamo dilungarci oltremodo, i risultati parlano per lui. Concedetecelo.