Henrikh Mkhitaryan: nel nome del padre Henrikh Mkhitaryan: nel nome del padre
Un bambino che assiste il padre in punto di morte:  vorremmo non accadesse mai, soprattutto da piccoli. Ma questa è la vita, si sa.... Henrikh Mkhitaryan: nel nome del padre

Un bambino che assiste il padre in punto di morte:  vorremmo non accadesse mai, soprattutto da piccoli. Ma questa è la vita, si sa. Steso su quel letto, negli ultimi giorni della sua esistenza c’è Hamlet Mkhitaryan, 33 anni, uno dei più forti attaccanti dell’Europa dell’Est dello scorso secolo.

Ha un figlio di nome Henrikh nato il 21 gennaio del 1989 ad Erevan, in Armenia. Il piccolo Henirk prega, si dispera e poi quando capisce che davvero non ci sia più nulla da fare, promette al papà che sarebbe diventato un calciatore e che l’avrebbe reso fiero ed orgoglioso.
L’abbiamo già detto altre volte: le promesse sono una cosa tremendamente seria e dovrebbero essere mantenute praticamente sempre. Hamlet vola via, chissà dove, lasciando il giovane figlio con le sue inquietudini di bambino e con i suoi sogni.

La carriera di Henrikh Mkhitaryan inizia proprio in quel momento. È cresciuto in Francia per seguire appunto la vita da calciatore del padre, una volta rientrati con tutta la famiglia in Armenia, inizia a giocare nelle giovanili del P’yownik. Ha solo sette anni, ma già la voglia e la determinazione di una persona molto più matura. Gioca in patria fino a quattordici anni, quando si trasferisce in Brasile, per un provino con il San Paolo.

Durante l’avventura in terra brasiliana conosce tra gli altri i vari Hernanes e Oscar che diventeranno tutti calciatori di livello internazionali. Impara il portoghese, ma alla fine dello stage fa ritorno in Armenia. Nel 2006 ad appena diciassette anni esordisce nella Serie A del proprio paese con la maglia del P’yownik, vi resta quattro stagioni, gioca sia da trequartista che da esterno offensivo in un attacco a tre punte, segna 35 gol fra tutte le competizioni e nel 2009 si trasferisce in Ucraina.

Ad attenderlo vi è il Metalurh Donetsk. Henrikh Mkhitaryan conferma tutte le premesse ed infatti dopo appena una stagione e mezza arriva la prima grande opportunità della sua carriera. La nazione è sempre la stessa, la città anche, ma stavolta è lo Shaktar Donetsk ad ingaggiare il talento venuto dall’Armenia. Con la maglia arancio-nera dello Shaktar, Mkhitaryan conquista la ribalta europea segnando anche due gol in Champions League e andando in rete ben 38 volte in campionato, contribuendo così ai tre titoli consecutivi della propria squadra.

Nell’estate del 2013 è uno dei giocatori più ambiti di tutta Europa, la promessa fatta tanti anni prima a papà Hamlet si può dire che sia stata mantenuta. Alla fine ad acquistarlo è il Borussia Dortmund di un certo Jurgen Klopp. In Germania gioca tre annate con alterne fortune, bene nella prima e nella terza (dove fornisce 32 assist ai compagni, record di sempre), malissimo nella seconda. Tanto basta per attirare l’interesse di una delle più grandi squadre del mondo: il Manchester United. I Red Devils lo acquistano nel 2016 e con sei gol in undici partite contribuisce immediatamente alla vittoria dell’Europa League da parte degli inglesi allenati da Josè Mourinho.

Il rapporto con il Manchester si deteriora già a partire dal secondo anno, tanto che a gennaio del 2017 viene ceduto all’Arsenal. Con i Gunners trova meno la via del gol, ma diventa il giocatore che nelle ultime due stagioni ha fornito più assist vincenti dell’intera Premier League.

Il resto è storia di questi ultimi giorni, anzi di queste ultimissime ore. Henrikh Mkhitaryan a sorpresa nell’ultimo giorno di calciomercato si trasferisce alla Roma. Diventerà così il primo armeno della storia a giocare in Serie A. Lui che nel frattempo con i ventisette gol segnati è diventato il miglior marcatore di sempre della propria Nazionale. Parla correttamente sette lingue ed è innamorato dell’Italia, tanto che il suo matrimonio è stato celebrato a Venezia.

È un giocatore potenzialmente devastante per un campionato come il nostro. Vuole sentirsi protagonista ed amato, cosa che i tifosi della Roma sanno fare divinamente bene.

Henrikh Mkhitaryan da quel giorno, davanti a quel letto con le lacrime agli occhi, ne ha fatta di strada, realizzando tutti i suoi sogni e mantenendo tutte le sue promesse. Sempre illuminato dalla luce di papà Hamlet, un bagliore che la gente di Roma e i tifosi della Roma vedranno prestissimo sul campo verde, con la maglia giallorossa.

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo