25 giugno, ottavi di finale di Euro 2016, Svizzera e Polonia si giocano ai calci di rigore l’accesso al turno successivo, dopo l’equilibrio nei...

25 giugno, ottavi di finale di Euro 2016, Svizzera e Polonia si giocano ai calci di rigore l’accesso al turno successivo, dopo l’equilibrio nei 120′ precedentemente disputati. Per gli elvetici sbaglia la stella Granit Xhaka, mentre i polacchi vanno tutti a segno. Sul dischetto, col pallone decisivo per il passaggio ai quarti di finale, va per ultimo il numero 10 della Polonia, Grzegorz Krychowiak; non un fantasista, anzi tutto il contrario, ma la serenità con la quale si presenta per il tiro dagli 11 metri è assoluta. Chi lo conosce non ha bisogno di guardare la sua esecuzione, sa già quale sarà il risultato: tutt’altro che intimorito, Krycho spedisce con una fucilata un pallone pesantissimo sotto l’incrocio dei pali, scatenando la gioia del popolo polacco, il suo popolo.

E pensare che da ragazzo Grzegorz non voleva neanche giocare a pallone; a convincerlo fu suo fratello maggiore Krzystof, che lo convinse ad entrare nel settore giovanile dell’Orzel Mrzezyno, squadra a pochi passi da casa, la città di Gryfice. Svezzato in diversi club polacchi, a 12 anni “Krycho” viene notato dai francesi del Bordeaux, club nel quale completa il suo percorso di crescita senza tuttavia essere mai considerato in maniera credibile un’opzione per la prima squadra. Il ragazzo viene girato in prestito allo Stade de Reims, club che negli anni successivi lo acquisirà a titolo definitivo. Nobile decaduta del calcio francese (due finali di Champions perse negli anni ’60, contro il Real Madrid di Di Stefano), col polacco in mezzo al campo il Reims inizia a risalire la piramide del calcio francese e, dopo diversi anni spesi in terza divisione, nel 2012 può festeggiare il ritorno in Ligue 1. Tra i protagonisti della scalata c’è proprio Krychowiak, entrato nel cuore dei tifosi grazie al suo spirito d’abnegazione e alla sua tendenza al sacrificio, che ne fanno il perno imprescindibile della mediana del Reims. Due i soprannomi affibbiatigli dai supporters transalpini, che ben dipingono il suo modo di stare in campo: le plombier, l’idraulico, e le bûcheron, il taglialegna. Grzegorz assorbe immediatamente l’impatto con la massima serie e diventa velocemente uno dei mediani migliori del campionato e le sue prestazioni gli permettono di diventare un titolare della propria nazionale, alla ricerca di una nuova identità dopo il fallimentare Europeo casalingo del 2012.

Nel 2014 a piombare su Krychowiak è l’infallibile ds del Siviglia Monchi, che se lo aggiudica per appena 4,5 milioni di euro. Soldi decisamente ben spesi dato che Krychowiak impiega giusto una manciata di partite per  diventare un puntello imprescindibile anche della squadra di Emery, che un bel giorno lo piazza davanti alla difesa nel suo 4-2-3-1 e non lo toglie praticamente più. “Se un pomeriggio qualsiasi gli dicessi di andare in campo e  giocare così, senza preavviso, mi direbbe certamente di sì.  Ho incontrato pochi giocatori disposti a dare se stessi per il proprio allenatore in maniera così incondizionata”, queste le parole del tecnico spagnolo che ben dipingono il carattere di Krycho. In un’intervista al sito della Uefa Grzegorz ha dichiarato che il suo sogno era “scendere in campo per la finale di Europa League del 2015 a Varsavia, nella mia terra, e vincerla”. A volte però la realtà supera la fantasia: il 27 maggio 2015 Krychowiak non solo scende in campo a Varsavia per la finale di EL contro il Dnipro, ma mette a segno uno dei gol che permettono al Siviglia di vincere la partita per 3-2 e sollevare l’agognato trofeo. Il feeling del centrocampista (e del Siviglia stesso) con l’Europa non termina qui, dato che anche quest’anno gli uomini di Emery hanno sollevato l’ambito trofeo continentale. stavolta ai danni del Liverpool di Klopp.

Le cose non vanno male anche sul fronte nazionale, dato che la Polonia stacca il pass per Euro 2016 posizionandosi al secondo posto dietro la Germania nel proprio girone, prima storica qualificazione ottenuta sul campo dopo quella a tavolino del 2012 in qualità di paese ospitante. Ancora imbattuti in terra di Francia, i biancorossi stasera se la vedranno con il Portogallo di Cristiano Ronaldo, uno che Krycho conosce molto bene, avendolo affrontato diverse volte in Liga anche agendo da difensore piuttosto che da centrocampista. Se stasera a essere decisivo sarà il taglialegna polacco e non il funambolo lusitano, non stupitevi; Krychowiak stesso non lo farebbe, la sua carriera e la sua storia parlano per lui. Alzare l’asticella non è mai stato un problema per Krycho.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11