Non c’è una singola carriera nel mondo del calcio che sia prevedibile. Si può parlare di predestinati, certamente, giocatori dalle incredibili capacità, notati immediatamente...

Non c’è una singola carriera nel mondo del calcio che sia prevedibile. Si può parlare di predestinati, certamente, giocatori dalle incredibili capacità, notati immediatamente da chi mastica un po’ di pallone, nati per lasciare il segno.

Si può immaginare, sognare, fantasticare ma la realtà è che in questo gioco, anno dopo anno, può succedere di tutto e può arrivare qualcuno o qualcosa che cambi totalmente le carte in tavola.

Ce ne sarebbero migliaia di esempi, di giocatori una volta sulla cresta dell’onda la cui carriera non ha poi tenuto fede alle aspettative. Uno di questi ha come protagonista il personaggio della nostra storia.

Immaginate che oggi sia il 2012, non è in fondo così indietro nel tempo, e che siate uno dei top club a livello europeo alla disperata ricerca di un terzino destro. Uno dei primi nomi che verrebbero fatti per colmare quel vuoto sarebbe senza ombra di dubbio quello di Gregory van der Wiel, terzino di spinta proveniente dalle giovanili dell’Ajax, fucina di talenti e garanzia in termini di qualità.

E’ questo il nome che in effetti viene proposto ad Inter e Roma, per rimanere in Italia, ma anche al Real Madrid, per farvi capire il livello di cui stiamo parlando. In quegli anni però sta gettando le fondamenta anche una squadra che di lì a poco si imporrà nell’elite del calcio europeo, soprattutto a livello economico non essendo ancora riuscita a vincere al di fuori dei confini nazionali.

Stiamo parlando del Paris Saint Germain, che nel 2011 ha affidato l’opera di costruzione del suo nuovo progetto a Leonardo, nominato direttore sportivo, e l’anno successivo ha messo in mano il timone della barca ad uno degli allenatori più vincenti d’Europa: Carletto Ancelotti.

Sei milioni di euro ai lancieri e, soprattutto, quattro milioni annui al giocatore: questa la potenza di fuoco messa in campo dal mecenate Nasser Al-Khelaïfi, proprietario del PSG. Se oggi questa cifra non vi sembra considerevole dovete provare a rapportarla a 5 anni fa, considerando età (all’epoca ventiquatrenne) e ruolo del calciatore.

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Oltre a questo ci sono le incognite, tante e pericolose, che van der Wiel si porta dietro insieme alla valigia da Amsterdam. Nella sua parentesi ai lancieri infatti ci sono due fasi ben distinte: la prima va dal 1996 al 2002, la seconda dal 2005 al 2012. In mezzo ci sono tre anni, bui e sregolati, in cui il giocatore finisce ad Haarlem, a giocare nell’omonima squadra. L’Ajax, stufa dei suoi problemi caratteriali, lo spedisce nella squadra satellite, geograficamente poco distante ma calcisticamente in un altro mondo.

E’un periodo della mia vita a cui penso anche oggi. Erano solo 10 miglia dalla capitale olandese ma era come se fossi in un mondo completamente differente. Sono stato all’Ajax dai 7 ai 14 anni e non avevo idea di cosa volesse dire giocare in un’altra città, per una realtà così piccola. Quando mi sono trovato ad Haarlem mi sono reso conto che era tutto diverso, non c’erano le comodità a cui ero abituato e mi sono detto: “Cosa cazzo ho combinato”? Mi è servito comunque molto per crescere.

Nonostante il difficile adattamento van der Wiel gioca e si fa notare nei tre anni di permanenza ad Harleem. Quando è il momento di fare il salto tra i professionisti si fanno avanti PSV, Feyenoord e, per una seconda possibilità, l’Ajax. Gregory non ha dubbi: i lancieri sono la squadra del suo cuore, l’unica in cui desidera giocare, almeno per il momento.

Nel 2007 fa il suo esordio in Eredivisie, sostituendo uno che da quelle parti è una leggenda vivente, ovvero Jaap Stam. Fino al 2012, suo ultimo anno di permanenza in Olanda, vince da protagonista 2 campionai, 2 coppe d’Olanda e una supercoppa. Il suo nome è sulla bocca di tutti, e per ogni squadra a cui viene accostato compare un nuovo tatuaggio sulla sua pelle. Van der Wiel, dal canto suo, non fa nulla per nascondere l‘aura da Bad Boy che lo accompagna come un’ombra.

Arriva a Parigi carico di sogni, speranze e ben poche certezze. Forse non è abbastanza maturo, probabilmente non è ciò che da lui ci si aspettava. Ancelotti gli preferisce su quella fascia Jallet ma fortuna vuole, almeno per van der Wiel, che Carletto venga esonerato a fine stagione per far posto a Blanc. La decisione del cambio di allenatore, che con il senno di poi si rivelerà abbastanza sciagurata, ha come effetto, tra gli altri, il passaggio da riserva a titolare dell’esterno olandese.

Van der Wiel si mette in luce con una serie di buone prestazioni, soprattutto a livello offensivo, dove stabilisce un’intesa ragguardevole con Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese diventa uno dei bersagli preferiti per i suoi cross al bacio e le sue sgroppate mandano spesso in crisi le retroguardie avversarie. E’ finalmente giunto il momento del grande salto di qualità? Se tutto andasse secondo una perfetta linea logica probabilmente lo sarebbe.

Invece nel 2015, dopo due buone annate, van der Wiel deve fare i conti con la crescita di un ragazzo arrivato l’anno prima dal Tolosa, di nome Serge Aurier. Spesso si deve accomodare in panchina, almeno fino a quando al giovane ragazzo ivoriano non viene la malsana idea di pubblicare un video in cui si prende gioco di Blanc e di Ibra, non proprio l’idea del secolo, per usare un eufemismo.

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A fine anno 2016 il suo contratto con il PSG scade e decide di non rinnovarlo. Si accorda per andare in Turchia, al Fenerbahce, dove Gregory pensa di rilanciarsi ma non sa che lo sta per attendere uno dei periodi più bui della sua carriera, per certi versi simile a quello vissuto ad Haarlem.

In campo trova poco spazio e fuori dal rettangolo verde si rende protagonista di una vicenda non del tutto chiarita che non ha fatto altro che alimentare i dubbi che già circolavano sul suo conto. In un’intervista ai media turchi dichiara di aver perso oltre 4 milioni di euro per essersi fidato di persone sbagliate. Persone che, a suo dire, millantavano contatti e conoscenze con alcuni personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo ma che avevano l’unico fine di estorcergli denaro, a quanto pare riuscendoci.

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Dal 2009 van der Wiel fa parte anche della Nazionale olandese e gioca da titolare nel Mondiale in Sudafrica del 2010, in cui gli Orange arrivano a giocarsi la finale persa per mano della Spagna.

Oggi, però, è un altro giorno: sono passati solo 5 anni da quando van der Wiel era conteso dalle squadre migliori d’Europa ma sembra trascorsa una vita. La nuova avventura si chiama Cagliari, con un viaggio in direzione opposta a quello compiuto da Isla, accasatosi al Fenerbahce. Il ragazzo cattivo di Amsterdam è pronto a rimettersi in gioco e l’isola potrebbe essere il posto giusto per rilanciarsi, senza grosse pressioni. L’età e la classe sono ancora dalla sua parte, tocca sperare nella testa. Come si diceva all’inizio, impossibile da prevedere…

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo