Grazie, semplicemente grazie. Solo questo possiamo dire a questi ragazzi, anche ora che abbiamo appena asciugato le lacrime e recuperato la voce. Ci hanno...

Grazie, semplicemente grazie.

Solo questo possiamo dire a questi ragazzi, anche ora che abbiamo appena asciugato le lacrime e recuperato la voce. Ci hanno fatto urlare, gioire, soffrire, si, soprattutto soffrire. In tutti i sensi. Perché la sofferenza è parte del calcio e bisogna imparare ad accettarla come parte del gioco.

Grazie, semplicemente grazie.

A un gruppo di ragazzi che stasera, sulla carta, non era all’altezza dei suoi avversari. Perché si, a guardare i nomi in campo, i nomi e solo quelli, non doveva esserci partita. Come non doveva esserci partita contro la Spagna. Ma il calcio, per fortuna, non si fa con i nomi. Si fa con i piedi, con la testa, con i polmoni e con il cuore. E con gli attributi. E noi, queste cose, le abbiamo messe in campo in questo mese, dalla prima all’ultima.

Grazie, semplicemente grazie.

Perché non abbiamo niente da rimproverarci. Perché uscire da un Europeo dopo aver tirato 9 rigori contro i Campioni del Mondo e dopo aver sbattuto fuori i campioni uscenti, in fondo, può lasciarti con l’amaro in bocca, ma poi, quando il dolore comincia a raffreddarsi, quel dolore diventa consapevolezza. La consapevolezza di essere stati grandi.

Grazie, semplicemente grazie.

Per aver di nuovo, ancora una volta, unito tutti sotto la stessa bandiera. Quella dell’Italia. Grazie alle parate (anzi, ai miracoli) di un Gigi Buffon che se non è il portiere più forte al mondo allora non vi vogliamo nemmeno conoscere. Grazie a una difesa di tre titani che no, non ce li ha nessuno. Grazie ai mille polmoni del nostro centrocampo, allo spirito di sacrificio di un Daniele De Rossi che siamo sicuro avrebbe voluto essere in campo stasera anche senza una gamba, grazie alle nostre ali che hanno spinto fino a perdere il fiato. Grazie ai nostri attaccanti, che prima che attaccanti hanno dovuto imparare a essere difensori.

Grazie, semplicemente grazie.

Perché questa non è una sconfitta. Torniamo a casa, in lacrime come il nostro capitano. Ma a testa alta e petto in fuori. Perchè siamo l’Italia.