Non devi scusarti, Graziano Non devi scusarti, Graziano
Sono arrivate le scuse di Pellè. Ma di cosa dovevi scusarti, caro Graziano? Soprattutto, con chi dovevi scusarti? Se calci un rigore in quel... Non devi scusarti, Graziano

Sono arrivate le scuse di Pellè.

Ma di cosa dovevi scusarti, caro Graziano?

Soprattutto, con chi dovevi scusarti?
Se calci un rigore in quel modo, dopo aver mimato il cucchiaio, sono il primo a dirti mortacci tua, ma lì finisce.

Il giorno dopo invece ti vedo messo alla gogna, un povero Cristo messo in croce da gente che pretende chissà che cosa.

Fatti un bagno d’umiltà!“, “Tronista!”, “Pezzo di merda!”

Ma di preciso noi, soprattutto quelli che di calcio si intendono due settimane ogni due anni, cosa abbiamo fatto di così importante nelle nostre vite da ergerci a giudici e carnefici di un ragazzo di 30 anni?

“Sono pagati milioni! Che ci vuole a battere un rigore!”, risponderemmo sicuramente così. Ma allora perché non abbiamo fatto i calciatori e non siamo andati noi a tirare un rigore ai campioni del mondo in un quarto di finale di un Europeo? Esatto, perché è molto più difficile che fare l’ingegnere o il cameriere, o il giornalista. Perché se sei lì su quel dischetto vuol dire che sei stato scelto tu, insieme ad altri 22, tra 60 milioni di persone.

Va be’, ma almeno non fare lo sbruffone“.

E perché no?

Noi che siamo un popolo che “porca merda, abbiamo perso, se mi mettevo sulla sedia e non sul divano come nei regolamentari, forse vincevamo”, non saremmo stati i primi a osannarlo come una divinità se lo avesse buttato dentro dopo aver fatto quel gesto?
La forza di questa Nazionale è stato fin dal primo minuto il gruppo, un gruppo che abbiamo stracriticato tutti prima di cominciare, perché tanto siamo tutti C.T., salvo poi salire tutti sul carro dopo la prima vittoria.

Sapevamo, e lo sapevano anche loro, che le individualità erano quelle che erano e nel momento in cui ti sei ritrovato a giocarti una semifinale in quella che è per eccellenza l’esaltazione del duello tra singoli nel calcio, quelle individualità sono venute a galla.

Che siate un poveraccio che fa quattro lavori per mantenersi o che siate un milionario che corre dietro ad un pallone, quando vi ritrovate soli davanti al destino le paure sono le stesse per tutti.
Perché siamo tutti esseri umani, con le nostre debolezze, anche se tendiamo a dimenticarcelo troppo in fretta quando qualcuno ci fa credere nell’impossibile.

Riccardo Rinaldi

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