Quando tutto è perduto, è il momento degli eroi: il gol di Massimo Taibi Quando tutto è perduto, è il momento degli eroi: il gol di Massimo Taibi
Inutile prendersi in giro. In questo meraviglioso sport chiamato calcio sono tante giocate che ci emozionano, tanti gesti che ci tolgono il fiato. Ma... Quando tutto è perduto, è il momento degli eroi: il gol di Massimo Taibi

Inutile prendersi in giro. In questo meraviglioso sport chiamato calcio sono tante giocate che ci emozionano, tanti gesti che ci tolgono il fiato. Ma solo un gesto, solo una situazione ci fa tremare di emozione come se fosse la prima volta. Ogni volta che, nell’impeto della disperazione dei minuti finali, alla ricerca di un disperato pareggio o di un gol qualificazione, un portiere sale nell’area avversaria, noi ci sentiamo rinascere. Ci sentiamo vivi. Abbiamo l’impressione che qualcosa stia per succedere. Sentiamo, forte, la voglia matta e disperata di diventare, all’istante, testimoni di qualcosa di storico.

Sarà perchè ogni volta che un portiere si fa tutto il campo e si presenta nell’area di rigore avversaria, è un chiaro segnale che la situazione è disperata. Il portiere nell’area avversaria vuol dire una cosa, una soltanto. Che non c’è nulla più da perdere. Che i 10 suoi compagni non sono stati in grado di risolverla e c’è bisogno di nuovi eroi. C’è bisogno di qualcosa di straordinario. C’è bisogno di un miracolo.

Come quel primo aprile del 2001. All’Oreste Granillo di Reggio Calabria si affrontano la Reggina di Franco Colomba e l’Udinese di Luciano Spalletti. I padroni di casa sono in crisi, la serie B sembra già abbastanza vicina, anzi, sembra qualcosa di scontato. La Reggina spinge, attacca, è pericolosa. Dionigi e Ciccio Cozza sono scatenati. Ma è l’Udinese ad andare in vantaggio, con il gol di Alberto, illustre sconosciuto oggi dimenticato anche dai suoi parenti più prossimi. Per la squadra dello Stretto è una bella beffa. Gli amaranto si buttano avanti con tutto quello che hanno in corpo. Uscire dal Granillo senza nemmeno un punticino sarebbe una condanna troppo atroce. Uscire dal Granillo senza nemmeno un punto pianterebbe un chiodo nel cuore dei 25.000 reggini accorsi oggi allo stadio per sostenere i propri beniamini.

Fino a che arriva il minuto della nostra storia. L’unico minuto che ci interessa di quel primo aprile del Duemilauno. Il minuto passato alla storia. Il minuto 43 della ripresa. Corner per la Reggina. Sulla palla va Mamede, portoghese dai piedi buoni ma con voglia di correre poca, veramente poca. Ma per i calci piazzati puoi farci affidamento. Cento e qualcosa metri più in là, dalla sua porta, un omone grande e grosso, con le spalle larghe, non solo metaforicamente ma anche fisicamente, osserva la situazione. Scruta, attento. E’ Massimo Taibi. Ne ha già viste tante, Taibi. E’ da poco ritornato in Italia, dopo essere sbarcato a Manchester, sponda United, ed essere rispedito nel Belpaese con un’etichetta bella grossa appiccicata in fronte: bidone. Di lui, nel Nord dell’Inghilterra, si ricordano solo di un maledetto pallone passatogli goffamente sotto le gambe. D’altronde, provateci voi a raccogliere l’eredità di Peter Schmeichel se ce la fate. Ma questa è un’altra storia.

Adesso, in questo pomeriggio del primo aprile del Duemilauno, Massimo Taibi sta guardando da lontano la situazione. Capisce che c’è bisogno di una scossa. Capisce che forse è giunto il momento di diventare eroi. Capisce che è arrivato quel momento, proprio quello. Quello in cui la situazione è disperata e non c’è niente, ma proprio più niente, da perdere. Anche se siamo solo al minuto 87 e si potrebbe aspettare ancora un po’. Taibi avanza fino a centrocampo, come a voler restare più vicino ai suoi compagni. Avanza fino a centrocampo e guarda verso la panchina. Incrocia lo sguardo di Franco Colomba, incrocia quello del suo vice Belardi. Cerca comprensione, forse autorizzazione. Ma Massimo Taibi, in quel momento, non è un uomo che abbia bisogno di approvazione. In quel momento Massimo Taibi sente solo l’urlo dei 25.000 del Granillo che gli dicono di andare in area di rigore, il più velocemente possibile.

In un attimo, Massimo Taibi è lì, in area di rigore. Sotto la Curva Nord, con la sua maglia diversa dagli altri, i suoi guantoni e la sua fascia da capitano. Quella che gli impone di provarci, con ogni battito del suo cuore. Quella che gli fa sentire ancora più forte la responsabilità di doverci provare. Massimo Taibi è lì, in un territorio sconosciuto, in una terra che non gli appartiene. Straniero in mezzo a tutti, una novità anche per i suoi compagni. E’ grosso, Taibi, parecchio. Non lo si può tenere facilmente a bada. Non deve essere semplice, per i difensori, trovarsi in mezzo alla tonnara quel corpaccione, oltre a tutti gli altri che già affollano il perimetro dell’area di rigore.

Mamede parte dalla bandierina e la mette in mezzo. Ed è proprio Taibi a colpire di testa. Ma l’appuntamento con la storia non sembra essere stato fissato. Già, perchè il pallone finisce di nuovo in corner. Ma se c’è un universo in cui le seconde possibilità si presentano in maniera così veloce, bè, quell’universo è il Mondo del Pallone. Perchè pochi secondi dopo il pallone è ancora lì. Lì, proprio lì, su quella testa appoggiata su quelle spalle tanto larghe. Su quella testa che adesso sta incocciando il pallone con uno stacco perfetto, da bomber consumato. Come se per tutta la vita Massimo Taibi non avesse fatto altro che andare incontro alla sfera per metterla, con una potente zuccata, all’incrocio dei pali.

E’ il delirio. Massimo Taibi mette dentro il gol dell’uno a uno. Corre, verso la panchina, con il ditone puntato verso il suo secondo, verso Emanuele Belardi. I venticinquemila del Granillo impazziscono. Sono appena diventati testimoni della storia. Hanno appena visto il loro portiere segnare il secondo gol firmato da un numero uno in Serie A, dieci anni dopo Michelangelo Rampulla. Ma, molto probabilmente, anzi, sicuramente, in quel momento i venticinquemila del Granillo se ne sbattono della storia, del libro dei record e di Michelangelo Rampulla. Ha segnato Massimo Taibi, uno a uno. Tutto il resto conta zero. I venticinquemila del Granillo, e un pochino anche noi a casa, hanno trovato il loro eroe.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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