Gli occhi tristi di Patrik Schick Gli occhi tristi di Patrik Schick
“Eccezionale, badate bene, non per come si usa ora, spesso a sproposito, per descrivere qualcosa di genericamente bello. Eccezionale nel senso etimologico del termine:... Gli occhi tristi di Patrik Schick

Eccezionale, badate bene, non per come si usa ora, spesso a sproposito, per descrivere qualcosa di genericamente bello. Eccezionale nel senso etimologico del termine: straordinario, unico, che deroga dalla norma.

Sembra passata una vita, è passato solo un anno e mezzo da quando parlavamo di Patrik Schick in questi termini.

Un anno e mezzo dopo, il mondo sembra essersi capovolto e, se anche ci fosse balenata per un attimo in testa l’idea di non averci capito veramente nulla di questo ragazzo, bé, ci siamo consolati andando a leggere cosa dicevano anche gli altri, di Patrik Schick, un anno e mezzo fa.

All’epoca, giocare a calcio senza assicurarsi le prestazioni dell’attaccante della Repubblica Ceca sembrava un azzardo: tutti lo volevano, l’asta delle big europee era pronta a scatenarsi. Poi, dopo gli Europei Under 21, chiusi con un gol strepitoso segnato alla Danimarca, sembrava tutto fatto per il suo passaggio alla Juventus, prima che una storia mai chiarita, tra problemi di salute e magagne di cartellino, mandasse all’aria il trasferimento a Torino.

A pochi giorni dalla chiusura del mercato, però, arrivò l’offerta della Roma: prestito con obbligo di riscatto fissato a 42 milioni di euro, e l’ideale chiusura di un cerchio, la nuova chance e la possibilità di dimostrare ai bianconeri di aver sbagliato.

La chance, non solo metaforica, era arrivata dritta sul suo piede: Juventus-Roma, 23 dicembre 2017, Juventus in vantaggio per 1-0, e Patrik Schick lanciato in contropiede, da solo, contro Szczesny, all’ultimo minuto. Il tiro dell’attaccante ceco si infrange sul piede del portiere polacco, la Juventus vince quella partita, Patrik manda all’aria la possibilità di regalare un dispiacere alla squadra che lo aveva rinnegato.

Da quel momento, Patrik Schick sembra essersi perso, inghiottito in un buco nero che lo ha saccheggiato del suo talento. Il bilancio in maglia giallorossa è quasi tragico: 3 gol in 34 presenze, reti segnate al Torino (in Coppa Italia) e a Chievo e Spal, curiosamente nel giro di una settimana, ad aprile scorso.

Per il resto, lo Schick con la maglia giallorossa sembra essere solo la copia sbiadita di quello che incantava con la maglia della Sampdoria (13 gol e 5 assist in 35 partite a Genova, per prendere in esame un campione numericamente simile a quello in giallorosso).

I motivi di questa situazione possono essere tantissimi, non abbiamo i mezzi per giudicare con certezza e probabilmente mai li avremo. Ma siccome le sensazioni e gli occhi quasi mai tradiscono, basta guardare questo ragazzo negli occhi per capire che qualcosa è successo, ma nella sua testa, a livello di motivazioni, di fiducia, di emotività.

Basta guardare gli occhi spenti, timorosi, spaesati, con cui Schick è entrato in campo ieri sera nel finale di gara contro la Fiorentina. Uno che deve dimostrare qualcosa, uno che deve convincere il suo allenatore a farlo giocare qualche minuto in più, uno che deve far capire di essere una vera alternativa ad Edin Dzeko, che invece gioca anche quando forse dovrebbe riposare, non può entrare in campo con quegli occhi, con quella faccia spenta.

Certo, direte voi, così come l’abito non fa il monaco, magari la faccia non fa il giocatore. Ma siccome vi abbiamo già detto che gli occhi non tradiscono, in campo, nei movimenti, nelle giocate, Patrik Schick trasmette esattamente quella sensazione di abbandono, di totale mancanza di fiducia nei propri mezzi. Gli stessi mezzi che solo due anni fa gli permettevano di emulare, in maniera quasi perfetta, uno dei gol più famosi di Dennis Bergkamp, per esempio.

Quello che c’è dietro a quegli occhi, a quella faccia, è un mistero. Sarà l’ambiente, sarà un allenatore non in grado di valorizzarlo, sarà un modulo di gioco nel quale non riesce a esprimersi, sarà un rapporto complicato con i compagni, sarà un periodo – lunghissimo – di difficoltà. È letteralmente un mistero, complicato da risolvere.

Non sappiamo se Patrik Schick tornerà mai quello visto a Genova. Non sappiamo nemmeno se il Patrik Schick visto a Genova sia quello vero, o se sia stata solo un’illusione collettiva, un sogno destinato a durare poco. Giusto il tempo necessario per innamorarsi per poi sentirsi abbandonati.

Non lo sappiamo, ma di sicuro vederlo in queste condizioni, vederlo in campo con quegli occhi tristi e malinconici fa davvero male al cuore. Torna presto Patrik, per favore.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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