…de tácticas ya no hablo, pero un consejo les doy, la pelota siempre al diez …di tattica non parlo, però vi do un consiglio,...

…de tácticas ya no hablo,

pero un consejo les doy,

la pelota siempre al diez

…di tattica non parlo,

però vi do un consiglio,

il pallone sempre al 10.

E’ questa la visione argentina del calcio. La rock band di Buenos Aires Las Pastillas del Abuelo in una delle loro canzoni più popolari “Qué es Dios?” ci descrive il modo di intendere il fùtbol a queste latitudini.

La palla al 10, ci pensa lui. Il ruolo del trequartista, negli ultimi anni, sta pian piano scomparendo. Si preferisce giocare sugli esterni dando sfogo più alla forza e all’esplosività che all’intuito, all’estro o alla visione di gioco.

Per fortuna, a Rosario, capoluogo della popolosa provincia di Santa Fè, sta fiorendo un Diez vecchia maniera. Lui è Giovani Lo Celso, diciannove anni, trequartista del Rosario Central. Cresciuto nel Club Atlético Jorge Garrifa, a 14 anni arriva al Central. Nei quattro anni tra Sexta, Novena e Reserva, prima del passaggio tra i professionisti: 95 partite e 27 gol, due titoli giovanili AFA e il premio di miglior giocatore.




Il suo nome così giunge all’orecchio del DT Eduordo Coudet che, agli inizi del 2015, lo porta in ritiro con la prima squadra. L’esordio arriverà qualche mese più tardi nella sfida contro i rivali del Velez Sarsfield. Da li è una escalation continua. L’ex Millonarios intuendone le potenzialità, si lustra gli occhi e si frega le mani. Il ragazzo ha personalità e talento da vendere. Con lui, Cervi e Marco Ruben formerà uno dei reparti offensivi più completi del panorama calcistico Sudamericano.

Con la permanenza del furetto Cervi (che ha già un volo prenotato per Lisbona, destinazione Benfica) e l’arrivo di Larrondo, vecchia conoscenza del campionato italiano, las Canallas volano in Primera Division, perdono una finale di Copa d’Argentina (solo Dio sa come) e si qualificano alla Copa Libertadores. Non male per una matricola.

Dal punto di vista tattico, è il classico trequartista da 4-3-1-2. Dotato di tecnica individuale e ottimi fondamentali. Ama abbassarsi all’altezza del centrocampo, ricevere palla ed organizzare il gioco smistando la sfera sugli esterni o cercare il dialogo con i centrocampisti.

Come il suo idolo Angel Di Maria, anche lui prodotto del settore giovanile Canalla, è l’uomo dell’ultimo passaggio. Quello decisivo. Quello che crea lo spazio dove nessuno era riuscito ad immaginare che ci fosse. Il passaggio che non gli darà la gloria personale ma che farà vincere la squadra. Il Mono è così, pochi eccessi, giocate semplici ma efficaci ed una qualità che unita alla visione di gioco fa la felicità di ogni attaccante. Per info chiedere a Marco Ruben, Pichichi dell’ultima Primera Division Argentina.

In possesso di una buona struttura fisica, veloce palla al piede, calcia bene con il sinistro ed ha un dribbling secco che ti lascia sul posto. Può ricordare Lamela come caratteristiche tecnico tattiche anche se l’ex River spesso viene dirottato sull’esterno, ma ad inizio carriera, come saprete, giocava dietro le punte.

Sul ragazzo ci hanno già messo gli occhi diversi club del vecchio continente. Lui nel frattempo continua a deliziare gli spettatori del Gigante de Arroyito. Gli stessi che, quando il Central recupera palla e si riversa in attacco, già sanno chi sarà il primo destinatario della sfera. D’altronde la canzone parla chiaro: la pelota siempre al Diez.

Scheda Anagrafica

Nome: Giovani

Cognome: Lo Celso

Soprannome: El Mono

Data di nascita: 9 aprile 1996

Luogo di nascita: Rosario, Santa Fe

Nazionalità: Argentina

Posizione: Trequartista

Altezza: 175 CM

Peso: 68 KG

Piede: Sinistro

Club: CA Rosario Central

Numero: 34

Debutto: 19 Luglio 2015 (Rosario Central 0 – 0 Vélez Sársfield)

Valore di Mercato: 10 Mln€

A cura di Giuseppe Marzano, autore del blog SudameriScout “viaggio alla scoperta dei talenti più interessanti del Sud America

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