Il numero uno è per sua natura un essere solitario. Condannato, dalle regole di questo sport, a sentirsi diverso, a vivere, per gran parte...

Il numero uno è per sua natura un essere solitario. Condannato, dalle regole di questo sport, a sentirsi diverso, a vivere, per gran parte del tempo, in solitudine. Maglia diversa, regole diverse. Il portiere è in tutto e per tutto un estraneo alle regole del campo. Può fare cose che gli altri non possono fare. 

Poi, invece, ci sono delle leggende che possono fare cose che gli altri non possono fare, ma non perchè lo abbiano deciso le regole o perchè sia tutto scritto nero su bianco sul regolamento del gioco del calcio. Ci sono delle leggende che possono fare cose che gli altri non possono fare semplicemente perchè sono speciali. Diversi, nel senso più positivo del termine. Alieni, potremmo dire.

Quattro minuti, in una partita di calcio, non sono praticamente nulla. Ma possono diventare una vita se quei quattro minuti possono separare il tuo nome dalla storia. Perchè, i quattro minuti che servivano a Gigi Buffon per cancellare il primato di imbattibilità di Sebastiano Rossi, sono durati sicuramente una vita per il portierone bianconero. Si avvertiva, nell’aria, una strana tensione. Come se qualcosa potesse andare storto. Certo, probabilmente Gigi non aveva bisogno di questi 930 minuti senza subire reti per entrare nella storia del calcio italiano.

Discussioni non dovrebbero più essercene, anche il candidato più vicino a lui per questo titolo, il leggendario Dino Zoff, si è più volte espresso in merito. Gigi è il più forte portiere italiano di sempre e, a voler essere nazionalisti in pieno, potrebbe essere anche il più forte di tutti i tempi.

Non serviva questo record, a Gigi, per entrare nella storia. Ma entrarci a 38 anni, quando tutti pensavano che fossi finito, sul viale del tramonto, ha un gusto e un sapore speciale. Per questo, un po’, a Gigi saranno tremate le gambe, in quei quattro minuti di attesa. Adesso, però, il portiere meno battuto della storia della Serie A è lui. Un riconoscimento importante, per gli almanacchi. Per tutti quelli (dispiace per loro) che non avranno avuto la fortuna di veder giocare Gigi Buffon.