Giggs will tear you apart, again Giggs will tear you apart, again
Nulla dura per sempre. Anche le storie d’amore più belle finiscono, si trascinano nell’abitudine e nella routine, finiscono per diventare apparenza e per bruciare... Giggs will tear you apart, again

Nulla dura per sempre. Anche le storie d’amore più belle finiscono, si trascinano nell’abitudine e nella routine, finiscono per diventare apparenza e per bruciare la fiamma della passione. Anche le storie d’amore più belle, si quelle che sembravano favole. Tutte, proprio tutte, tranne una. Quella tra la squadra di calcio di una grigia città industriale del Nord dell’Inghilterra e un magico piede sinistro gallese. Quella tra Ryan Giggs e il Manchester United.

Eppure, per Ryan Giggs, amare non è mai stato facile. Di sicuro, non il padre, Danny Wilson, giocatore di rugby dello Swinton, con cui il rapporto si deteriora fino a far scegliere al giovane Ryan il cognome della madre, Giggs appunto, e la nazionalità gallese. Di sicuro non la moglie, vittima delle tante scappatelle extraconiugali di Ryan e di tanti scandali nel quale gli scialbi tabloid inglesi hanno sguazzato per anni.

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Però, ragazzi, quando Ryan Giggs calcava l’erba dell’Old Trafford, quando metteva quella maglia rossa numero 11 e iniziava a correre su quella fascia, quello era vero amore, ne siamo certi. Quell’ amore che potevi leggere negli occhi suoi, di Sir Alex Ferguson e di tutte le esistenze –quante saranno state, dal 1990 al 2014?– che al Theater of Dreams si sono incrociate con quelle del pifferaio magico gallese. Quello era amore, ragazzi, e provate voi a dire il contrario.

Non lo prendevano, Ryan. E come facevano, d’altronde? Con quelle gambe, con il pallone tra i piedi, una delle cose più veloci che si siano viste mai su un campo da calcio. Partiva, prendeva il pallone e scartava uno, due, tre avversari. Alzava la testa. La metteva in mezzo, precisa. Oppure si accentrava, e liberava il sinistro per far esplodere il coro dei tifosi, quella strofa della canzone più famosa dei Joy Division, anche loro simbolo di Manchester:

Giggs, Giggs will tear you apart, again!

E sarà un caso che la parola sostituita nella strofa sia proprio “love“? No, non è un caso, come non è un caso che Giggs ad andare via da Manchester non ci abbia mai pensato. Un po’ come quando guardi quella ragazza dritto in fondo agli occhi e pensi: è lei. E quel giorno, forse, è stato quando un allenatore scozzese che di lì a poco sarebbe diventato leggenda, andò a prendersi Ryan Giggs, a casa sua.

Eppure Ryan in Galles se l’erano andato a prendere, per primi, quegli altri, quelli con la maglia celeste, quelli che in questa storia fanno la parte dei cattivi. Quelli che, in questa storia, per lungo tempo vedranno i nemici in maglia rossa alzare trofei.

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Vedranno alzare trofei a una generazione senza pari, generazione del quale il Mago Gallese, The Welsh Wizard, ha visto l’inizio e la fine. Da lui e iniziato tutto, con lui è finita. Ryan Giggs, David Beckham, Paul Scholes, Nicky Butt, Gary e Phil Neville. Loro erano Manchester, solo Ryan è rimasto ancora lì, a tenere la bandiera, in qualche modo. Solo Ryan calca ancora l’erba dell’Old Trafford, anche se oggi si ferma alla soglia della panchina.

Niente è per sempre, no. Ma andate a dirlo ad un tifoso di Old Trafford che niente è per sempre. Quella maglia numero 11 rossa, quella si che è per sempre. E niente e nessuno scalzerà Ryan Giggs dal cuore degli appassionati di Manchester. Ma nemmeno dai libri di storia se è per questo. I numeri sono freddi, inutili, amorfi per chi vive il calcio con il muscolo cardiaco. Eppure, anche i numeri di Ryan Giggs fanno battere forte il cuore.

L’unica cosa paragonabile a George Best che si sia vista ad Old Trafford, ma senza gli eccessi del Quinto dei Beatles. L’unico in grado di incantare si, ma anche di vincere. Uno che il destino sembra averlo nel DNA. Uno che ha vinto trofei su trofei su trofei, mettendoci sempre la firma.

Come in quell’ultima grande, grandissima serata insieme in uno stadio che sembrava spettrale, in un derby inglese che sembrava si giocasse sulla Luna, o su Marte, o Dio solo sa dove.

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Quella sera, a Mosca, quando si giocava la finale di Champions League, ed era tutto così strano. Forse perchè la storia, il destino, e soprattutto gli dei del Pallone, avevano disegnato una gran trama. Il capitano di una squadra che sbaglia il rigore decisivo, che avrebbe dato al suo patron, russo per giunta, la prima Champions della sua presidenza.

Una coppa che sembrava vinta, che era già a Londra. Prima che John Terry scivolasse sul dischetto buttando tutto all’aria, rischiando pure di segnare. Palo, peccato. E a chi sarebbe toccato mettere dentro il rigore decisivo? Normale, al mago gallese. Errore di Anelka, Manchester campione.

Ryan Giggs e Sir Alex Ferguson hanno segnato insieme la storia recente dello United, ma forse anche la storia dello United e basta, tutto sommato. 963 le presenze di Giggs in maglia rossa. Novecentosessantatre. Nove. Sei. Tre. Insieme all’allenatore scozzese, ha fatto razzia di titoli nazionale, tredici. Due Champions, quattro coppe nazionali, un mare di trofei minori.

Sempre, rigorosamente, assolutamente, indissolubilmente insieme. La storia di Giggs è storia di legami, e secondo al legame con il Manchester United c’era solo quello con Sir Alex. Se ne sono andati quasi insieme, e oggi a qualche sciagurato tocca raccogliere i cocci della storia.

Il 19 maggio 2014 decide di scrivere la parola fine, ma è una fine solo per modo di dire. Dopo aver indossato i panni del manager ad interim, dopo essersi spedito in campo da solo, proseguirà la carriera da assistente allenatore. A Manchester ovviamente.

Perchè così, ancora oggi, soprattutto oggi, dalla Sir Alex Ferguson Stand potrà partire un coro, quel coro, il coro.

Giggs
Giggs will tear you apart
Again.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro