E’ il sogno che abbiamo tutti noi, da quando iniziamo a prendere a calci un pallone, subito dopo aver imparato a camminare. O, visto...

E’ il sogno che abbiamo tutti noi, da quando iniziamo a prendere a calci un pallone, subito dopo aver imparato a camminare. O, visto che al mondo non siamo tutti uguali, da quando quel pallone iniziamo a prenderlo con le mani e a difendere dei pali immaginari. Che siano una porta di casa, due alberi o due zainetti messi in terra, poco importa.

E’ il sogno di tutti noi che a calcio abbiamo giocato almeno una volta nella vita. Diventare grandi, arrivare a un passo dai grandi, quelli grandi per davvero però, e sentire le parole dell’allenatore che il giorno prima si avvicina, ti prende da parte, ti mette una mano intorno alle spalle e ti spiega che domani giochi tu.

E’ il sogno di chiunque abbia mai messo piede su un prato verde o su un terreno in polvere, fango e sassi. Il sogno di sentirsi dire dal tuo allenatore che domani la porta del Milan la difendi tu. Un sogno che può rapidamente diventare un incubo, se tu hai 16 anni, se la panchina del tuo allenatore scotta come lava bollente e se la tua squadra, il Milan, sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia.

Sinisa Mihajlovic sembra aver sciolto tutti i dubbi: ha preso da parte Gianluigi Donnarumma, gli ha messo le mani intorno alle spalle e gli ha detto: “Domani giochi tu“. Non deve essere facile immaginare quello che passa per la testa di questo ragazzo di 16 anni, nato il 25 febbraio del 1999 a Castellammare di Stabia. 1999: esattamente l’anno in cui il terzo portiere di questo Milan, quello che Gianluigi ha scavalcato nelle gerarchie, si rendeva protagonista a Perugia di parate memorabili che regalavano lo scudetto al Milan. Si, nel 1999, mentre Gianluigi Donnarumma veniva al mondo, Christian Abbiati già parava, e lo faceva per bene. Anche Diego Lopez, nel 1999, stava già in mezzo ai pali di una porta di una squadra professionistica.

Oggi, per quel ragazzo di 16 anni, un gigante con la faccia da bambino, sarà una giornata difficile da interpretare. E’ un sogno che diventa realtà, un record di precocità e una sorta di investitura a numero uno del futuro. Ma è un sogno che può diventare un incubo, perchè San Siro può essere un amico fedele ma ci mette poco a diventare un macigno insopportabile. Perchè sbagliare una partita, fare un errore oggi potrebbe significare bruciarsi la carriera, o quasi. Una responsabilità che un ragazzo di 16 anni forse non può tenere sulle sue spalle. Ma una responsabilità che, in fondo, rappresenta quel brivido e quella lucida incoscienza che alla fine dei conti sono l’essenza del calcio, quello per cui vale la pena amare questo sport.

Oggi, poco prima di scendere in campo, Gianluigi Donnarumma uscirà dal tunnel, guarderà negli occhi tutto San Siro e cercherà il coraggio di non farsi travolgere dalla paura. Perchè per realizzare i sogni a volte basta solamente crederci con tutta la forza del mondo. Ma per non farli trasformare in incubi ci vogliono coraggio e voglia di combattere fino all’ultimo minuto. In bocca al lupo, Gigi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro