Antonio Conte, anche se da luglio penserà e parlerà inglese, tra qualche mese si troverà di fronte a un bel dilemma. Chi mettere, là...

Antonio Conte, anche se da luglio penserà e parlerà inglese, tra qualche mese si troverà di fronte a un bel dilemma. Chi mettere, là davanti, a fare da ariete e da finalizzatore del gioco d’attacco della sua Italia per fare bella figura – e possibilmente fare anche più strada possibile – agli Europei che ci attendono.

Gianluca Lapadula, invece, di trascorrere l’estate giocando con la maglia della sua nazionale, a settembre probabilmente non lo avrebbe mai immaginato. E, probabilmente, non avrebbe nemmeno immaginare che avrebbe indossato per la prima volta la maglia della sua nazionale a una grande manifestazione continentale. Quello che rende questa storia ancora più curiosa è che, per indossare quella maglia, Gianluca Lapadula potrebbe anche sorvolare un oceano e mettere piede, per la prima volta nella sua vita, in Perù. Già, perchè i 21 gol segnati (finora, e intenzione di fermarsi non sembra averne) in Serie B con la maglia del Pescara quasi sicuramente non basteranno a Gianluca per convincere il CT Antonio Conte a giocarsi una scommessa pazza ma che sarebbe una cosa che gli inglesi chiamerebbero “high risk, high reward“.

Però quei 21 gol, forse, potrebbero convincere Ricardo Gareca, selezionatore del Perù, a fare una telefonata in Italia. E a chiedere a Gianluca cosa ne pensa della possibilità di giocare la Copa America Centenario con la camiseta blanca con la banda roja, con la maglia del Perù, a far coppia con Paolo Guerrero. Ringraziando mamma Blanca, nata a Lima, in Perù appunto. Gianluca ha detto che lascia aperte tutte le porte, che deciderà. Intanto, fino a giugno, si gode lo scettro di capocannoniere del campionato di Serie B, uno scettro che, per come si era messa la sua carriera, è tutt’altro che scontato.

Non è una storia di predestinazione, quella di Gianluca Lapadula. E’ una storia di errori, di seconde possibilità, di fatica per emergere. E, specie negli ultimi anni, di gol. Quello che gli riesce meglio, quello per cui sembra essere nato questo ragazzo che non arriva al metro e ottanta centimetri, che non sposta gli avversari con il fisico, ma che i gol li segna come gli attaccanti veri, come quelli grandi. Perchè il gol non è questione di fisico, di tecnica, di piede. Il gol, soprattutto in Serie B e C, i campionati in cui Lapadula finora ha recitato, è più questione di forza di volontà, di istinto e di fame. Cose che a Gianluca non mancano, per niente.

Gianluca Lapadula nasce a Torino, a due passi dallo stadio Filadelfia, il 7 febbraio del 1990. E, per un curioso scherzo del destino, cresce nelle giovanili della Juventus. E’ l’occasione che tutti i giovani calciatori aspetterebbero, ma con Gianluca le cose non vanno subito bene. In campo il ragazzo è impeccabile, si vede che ha qualcosa di speciale. Solo che, fuori dal campo, tra i banchi di scuola, non sembra essere a suo agio quanto in un’area di rigore. La Juventus, a proposito dello studio, ha altre idee: ok, il campo. Ma se sei bravo con il pallone, ma non hai voglia di studiare, da noi non puoi stare. Per cui, dopo otto anni nelle giovanili della Juventus, i bianconeri lo mandano in giro per l’Italia, lontano da Torino. Non viene giudicato pronto per emergere.

Qui comincia tutta la trafila che un ragazzo italiano, bravo ma non un campione indiscusso, deve sorbirsi se vuole diventare grande e campare di pallone. Farlo diventare il suo mestiere. Qui servono forza di volontà, istinto, e fame. Cose che, come abbiamo avuto occasione di raccontare già, a Gianluca non mancano. Serve però, per emergere nel mare magnum di migliaia di giovani ragazzi che inseguono un sogno, anche un pizzico di fortuna. Fortuna che Gianluca sembra non avere dalla sua parte.

Comincia a girare come una trottola: Pro Vercelli, Ivrea, Ravenna. La prima parentesi di un certo livello a San Marino, in C2, dove mette a segno 24 gol in 35  partite. Il cartellino di Gianluca è del Parma, cosa che contribuisce a un vortice di prestiti e trasferimenti che sembra non avere fine. Gianluca si sente una pedina di scambio. Un numero, un tassello di un gioco più grande di lui che con il pallone, probabilmente, ha poco a che vedere. Ma mollare non è un’ipotesi contemplata. Il ragazzo ha deciso che, finchè potrà, continuerà a inseguire il suo sogno, quello di diventare un professionista.

Ho imparato un sacco di cose attraverso gli errori; ho imparato a reagire e a cercare, anche dal punto di vista tecnico, nuove strade.

Cesena, Frosinone, poi il Parma, nel 2013, lo gira al Nova Gorica, in Slovenia. Qui trova sulla panchina Gigi Apolloni, che lo sposta sulla fascia, esterno di centrocampo. Ruolo che Gianluca, grazie alla sua tecnica e alla sua rapidità, può interpretare senza troppa fatica. Anzi, l’eredità di quella stagione se la porta dietro ancora oggi, in certi movimenti che ha aggiunto al suo repertorio e che gli regalano quel tocco di imprevedibilità in più che lo aiutano a sfuggire ai difensori avversari. L’avventura slovena si chiude con 14 reti, ma soprattutto con un finale amaro. Il Parma non se la passa benissimo, e anche la sua offshore oltrefrontiera chiude i battenti.

Proprio quando sembrava arrivata la possibilità di avvicinarsi al calcio che conta, Gianluca deve ripartire, ancora una volta, dal basso. Dalla Lega Pro, dal Teramo. Un progetto ambizioso, una piazza calda. Un progetto che, ancora una volta, si trasforma da sogno a incubo. Gianluca Lapadula segna 25 reti, giocando per buona parte della stagione da seconda punta. Il Teramo, che sul campo si era guadagnato una storica promozione in B, finisce nelle carte dell’indagine Dirty Soccer. Scommesse, partite combinate. I gol di Lapadula tornano buoni solo per gli almanacchi e per le clip di Youtube.

Gianluca, a 26 anni, si trova costretto a ripartire di nuovo da zero. Ancora una volta, la forza di volontà sembra non essere bastata. Per cause indipendenti dalla sua volontà, il suo sogno sembra essere destinato a infrangersi contro un muro. Nell’estate del 2015, però, il Pescara di Oddo punta forte su di lui. E’ l’ennesima scommessa, forse, a 26 anni, davvero l’ultima possibilità per affermarsi e diventare grandi. Al momento della presentazione, il presidente Sebastiani prende la maglia numero 10 e la appoggia sulle spalle di Gianluca.

Pressioni, speranze, paure. La voglia di spaccare il mondo con quel sinistro, la paura di fallire. E stavolta, fallire significherebbe per davvero buttare tutto all’aria e condannarsi a finire la propria carriera nel mucchio, nel limbo. Un po’ come quando ti arriva un pallone invitante, da spingere in rete. Lo metti dentro, la folla acclama il tuo nome urlando. Lo butti fuori, o addosso al portiere, e la gente ti maledice, ti urla contro, ti fischia. Servono spalle larghe e palle quadrate.

Gianluca, all’appuntamento, si presenta puntuale. 21 gol, mai banali, mai uguali. Gol che finalizzano il gioco e le verticalizzazioni rapide del Pescara di Oddo, rapine nell’area piccola, ma anche invenzioni spalle alla porta e traiettorie mancine imprevedibili. I 21 gol, finora, aiutano il Pescara a inseguire un sogno.

Dietro Cagliari e Crotone, gli abruzzesi potranno giocarsi la loro chance ai playoff. Un sogno che è anche il sogno di Gianluca Lapadula, quello di mandare a quel paese la sfortuna, gli errori, il destino, e diventare grande. La voce dello speaker dell’Adriatico, a ogni gol di Gianluca, è un urlo melodico. Sarà anche grazie alle quattro sillabe di un cognome che aiuta i tifosi a gridare più a lungo possibile. Per il Pescara, con il numero 10, ha segnato Gianluca LA-PA-DU-LA!

Quattro sillabe che i tifosi del Pescara vorranno gridare ancora a lungo, fino a giugno. Senza stancarsi.

Quest’estate, per lui, sarà importante. Probabilmente dovrà scegliere se accettare la chiamata del Perù e diventare eroe lontano da casa sua, con responsabilità ancora maggiori, soprattutto per se stesso. Una scelta difficile, ma finora, le cose facili, Gianluca non le ha mai viste da vicino. E poi, forse, quest’estate, alla sua porta potrebbe bussare anche una vecchia conoscenza. La Juventus, che oggi, forse, a quello che Gianluca Lapadula combinava sui banchi di scuola qualche anno fa, è un po’ meno interessata. Lui, comunque, ha ammesso di aver compreso lo sbaglio. Quel diploma, poi, alla fine ì lo ha preso. Perchè a Gianluca Lapadula le cose lasciate a metà non piacciono per niente.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro