Gianluca Lapadula, cuore impavido Gianluca Lapadula, cuore impavido
La faccia di Mel Gibson tatuata su un braccio, straordinario interprete di William Wallace nel celeberrimo film “Braveheart”. Lo scozzese che sfidò la corona... Gianluca Lapadula, cuore impavido

La faccia di Mel Gibson tatuata su un braccio, straordinario interprete di William Wallace nel celeberrimo film “Braveheart”. Lo scozzese che sfidò la corona d’Inghilterra, il patriota che morì senza paura in nome del suo popolo. 

Gianluca Lapadula ha scelto proprio il leggendario personaggio di Wallace per prendere ispirazione e lottare senza paura e senza remore su un prato verde, fino all’ultima goccia di sudore. Per uno che negli ultimi anni sembrava aver smarrito la via del campo e del gol, quella in terra salentina, al momento, la si può definire come una vera e propria rinascita. 

Tanta gavetta alle spalle, tanta polvere mangiata sui campi di periferia: dall’Ivrea, al Ravenna, al San Marino, passando addirittura per il Gorica in Slovenia. Cercando il suo posto nel mondo che sembrava fosse difficile da trovare. Poi la fermata a Teramo in Lega Pro, 21 gol e una promozione ottenuta sul campo e poi revocata. Le reti, tante, non passano inosservate. Il Pescara lo acquista per il Campionato di Serie B 2015- 16. 

Gianluca Lapadula in Abruzzo si prende tutto quello che un centravanti può prendersi, trascina con la bellezza di 30 gol i biancazzurri al ritorno in Serie A. Silvio Berlusconi, in quegli anni ancora Patron del Milan, guardandolo giocare in tv se ne innamora. In quell’estate si scatena una vera e propria asta per il bomber nato a Torino il 7 febbraio del 1990. La Lazio sembra sul punto di acquistarlo, ma alla fine a spuntarla è il Milan: ai rossoneri, effettivamente, non si può dire di no. 

Gianluca ha la mamma peruviana, la Nazionale “blanquirroja” farebbe carte false per portarlo a giocare dall’altre parte dell’Oceano. Lapadula, invece, decide di sposare la causa Azzurra.

Convocato due volte durante la gestione Ventura non riesce però a scendere in campo con la maglia dell’Italia. Lo farà solo in un’amichevole contro la nazionale del San Marino, segnando anche una tripletta. 

Al Milan le cose non vanno come sperato anche se riesce a mettere a segno 8 gol in 27 partite che non bastano però ad ottenere la riconferma per la stagione successiva. Lo acquista il Genoa e dopo una prima stagione appena sufficiente, nell’annata scorsa qualcosa sembra rompersi definitivamente, sia con l’ambiente sia verso la fiducia in sé stesso. Quel lottatore, quel guerriero non sembra neanche più lui, trova il campo solo per 8 spezzoni di partita, segnando la miseria di un gol. 

Forse la Serie A è troppo, forse non si è pronti per un campionato così tanto competitivo. Le domande che affollano la testa di Lapadula, immaginiamo, siano state tantissime. Fino alla chiamata del Lecce. Una terra, un popolo ritornato in Serie A dopo lunghi ed interminabili anni passati soprattutto nell’inferno della Lega Pro. 

Fabio Liverani, allenatore dei giallorossi lo vuole al centro del suo attacco. Lapadula capisce che forse questa è l’ultima opportunità per rivelarsi grande, per far capire a tutti che uno come lui, con quella faccia la e con quell’attitudine in Serie A ci può stare benissimo. 

Il Lecce è una squadra che gioca, votata al calcio offensivo, fedele credo del proprio allenatore che continua a pensare che per mantenere la Serie A sia meglio attaccare che difendere. 

Per far razzìa sui vari campi del nostro Campionato non c’è niente di meglio che avere un guerriero nato a comandare il proprio reparto offensivo. Gianluca Lapadula, dopo un avvio difficoltoso, negli ultimi mesi si è letteralmente caricato il Lecce sulle spalle a suon di gol, quasi tutti decisivi. Sette quelli messi a referto fino a questo momento, compresi i due segnati nella storica vittoria dei salentini sul campo del Napoli. 

Il Lecce ha trovato nella voglia di rivalsa del suo centravanti, l’uomo su cui riporre le speranze nella corsa salvezza che resta al momento incerta ed apertissima. 

Gianluca Lapadula, statene pur certi, sarà disposto a dare la vita (sportivamente s’intende) per ripagare chi ha avuto fiducia in lui, quando ormai non ci credeva più nessuno. Alzarsi dopo aver toccato il fondo, senza guardarsi indietro ed avendo come unico obiettivo quello della salvezza del proprio popolo. 

Un cuore impavido, alla fine, non può fare diversamente

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo