La pazienza, in un mondo che sembra divertirsi a correre sempre più veloce, è diventata ormai merce rara. Figuriamoci nel calcio poi, dove, al...

La pazienza, in un mondo che sembra divertirsi a correre sempre più veloce, è diventata ormai merce rara. Figuriamoci nel calcio poi, dove, al giorno d’oggi, se non raccogli immediatamente risultati, se non porti a casa la pagnotta, e se non ti svendi per due soldi al Dio del risultato vieni subito etichettato come stronzo. Nel calcio di oggi di gente disposta ad aspettare per vedere risultati ne è rimasta ben poca.

E, se la dirigenza dell’Atalanta non ne avesse avuta, di pazienza – e se il calendario non avesse messo circa un mese fa sulla strada della Dea un avversario accomodante come il disperato Crotone odierno- non saremmo stati qui a raccontarci questa storia. O meglio, magari saremmo qui a raccontarvi dell’ennesima missione fallita da Gian Piero Gasperini lontano da Genova.

Perché se c’è qualcuno a cui piace fare il Profeta in patria, costui è proprio l’uomo da Grugliasco, che a Genova, sponda rossoblu, sembrava aver trovato l’unico habitat disposto a far fiorire le sue idee, ma che ora, dopo un difficile avvio di stagione, sta facendo bene anche con l’Atalanta. E domenica ospita proprio il Genoa, in uno scontro per lui decisamente speciale.

Di banale, in effetti, in Gian Piero Gasperini c’è davvero poco. E lo sapevano, all’Atalanta, quando lo hanno scelto: mandarlo via, nonostante l’avvio non fosse stato dei migliori, sarebbe stato un errore. Non bastano un paio di mesi per mandare a memoria il calcio del Gasp. Forse, a voler essere puntigliosi, non basterebbero nemmeno un paio di vite, perché quello di Gasperini non è solo un modulo, o un modo di schierare undici cristiani in mezzo al prato. Quella di Gasperini è una vera e propria filosofia calcistica, un modo di vedere il calcio e -perché no- la vita. Se hai il coraggio di credere in lui, fino in fondo, poi ne raccoglierai i frutti. Se non hai la pazienza di ascoltarlo, comprendere e capire, fino ad assimilare tutte le idee, finirai facilmente per considerarlo pazzo.

Avessero avuto fretta, a Bergamo lo avrebbero cacciato dopo il pessimo avvio. Poi, dopo la vittoria ristoratrice contro il Crotone, in una partita surreale all’Adriatico di Pescara, sono arrivati 10 punti nelle successive quattro partite. E non quattro partite banali: vittorie contro Napoli e Inter (e Pescara nell’ultimo turno infrasettimanale) e pareggio in casa della Fiorentina. Insomma, sembra che l’Atalanta stia cominciando ad assimilare per davvero il calcio di Gasperini.

Già, l’Inter. Lì, invece, non hanno avuto il coraggio o la pazienza di aspettarlo. Lui, chiamato a ripartire dopo che quella squadra aveva vinto tutto, lui, che con in mano il tridente Palacio-Milito-Eto’o sembrava destinato a trovare terreno fertile. E invece no, il calcio non è una scienza esatta, figuratevi la filosofia di Gasperini. Quell’Inter battuta (in casa) 4 volte su 4 da quando le strade della società nerazzurra e dell’allenatore si sono separate. E’ dovuto ripartire da Genova, ma in mezzo ha dovuto collezionare un’altra delusione a Palermo. Ecco, Zamparini la parola pazienza non la contempla proprio, se abbinata all’allenatore. Quindi, anche in rosanero, prevedibile flop.

Ma a Genova, ragazzi. Anche nella seconda parentesi, dal 2013 al 2016, il Profeta di Grugliasco ha seminato e raccolto. In molti, spesso, gli hanno rimproverato il brutto carattere. Lui ha sempre risposto di essere un insegnante di calcio, non un motivatore. Un personaggio lontano dagli schemi classici del calcio, come dimostrò il coraggioso atto di denuncia contro le interferenze di alcuni elementi della curva del Genoa nelle politiche societarie rossoblu. Senza paura.

Senza paura, come il suo calcio. Il pressing alto, altissimo. I terzini usati come centrali di difesa, gli esterni offensivi trasformati in armi letali. Un calcio dispendioso, senza paura e coraggioso: perché si, se applicato alla perfezione il sistema Gasperini è una macchina che funziona, diverte e concretizza. Ma basta che una rotellina dell’ingranaggio si fermi per un istante, e il disastro si palesa. Ma è così, il calcio di Gasperini, una scommessa da accettare. Prendi, ti siedi al tavolo e accetti la scommessa. Questo è Gian Piero Gasperini, prendere o lasciare.

Non è questione di moduli. E’ questione di idee. E’ questione di rimanere sempre fedeli alla linea, anche quando non c’é, come cantavano i CCCP.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro