Gerson, Rinascimento viola Gerson, Rinascimento viola
Non deve essere facile conquistare la fiducia di una nuova tifoseria, arrivando da lontano e con un carico di aspettative belle grosse. Se poi... Gerson, Rinascimento viola

Non deve essere facile conquistare la fiducia di una nuova tifoseria, arrivando da lontano e con un carico di aspettative belle grosse.

Se poi ti fai fotografare con una maglia numero 10 della Roma, quasi un abbozzo di lesa maestà, e se sulla tua testa pende una clausola che prevede il versamento di un bonus al Barcellona nel caso di vittoria del Pallone d’oro – tutto vero, bugie non ne diciamo – le cose non si fanno per niente semplici.

Le prime due stagioni giallorosse di Gerson sono state disseminate di queste difficoltà, di piccole incertezze e di pochi spiragli di luce. Fino al punto di far diventare il ragazzo quasi oggetto di barzellette, trattamento, a dire il vero, un po’ ingeneroso, visto che stiamo pur sempre parlando di un classe 1997 arrivato da un altro calcio.

Proprio per questo, il trasferimento alla Fiorentina, quest’estate, è sembrata l’opportunità perfetta per rimettere tutto in discussione e per ricominciare daccapo.

Una squadra giovane, una piazza importante ma che non mette addosso pressioni e che non ha obblighi di vittoria nell’immediato, un allenatore bravo con i giovani e un progetto intrigante.

Gli elementi per inserire Gerson – e tanti altri – in una prospettiva di un vivace Rinascimento (a proposito di Firenze) c’erano tutti, e i primi 90 minuti della stagione della Viola hanno confermato quest’impressione: in Toscana forse quest’anno potremo vedere davvero cosa è in grado di fare questo ragazzo, e potremo finalmente giudicarlo per quello che è e non per quello che ci aspettiamo sia.

Il Gerson visto ieri contro il Chievo è sembrato letteralmente un altro giocatore rispetto a quello spaesato visto tante volte a Roma negli spezzoni di partita della scorsa stagione. Pioli lo ha messo nel suo dinamico 4-3-3, affiancandolo a Edimilson e a Benassi, e la serata del Franchi ha fatto il resto.

Il brasiliano ha giocato a tutto campo, si è andato a prendere il pallone e con le sue accelerazioni ha spesso dato il via alle letali avanzate della Fiorentina.

Forse partita e avversario non saranno dei più adatti per valutare adeguatamente la prestazione – ma solo 7 giorni fa il Chievo aveva dato filo da torcere alla Juventus – ma quanto visto ieri sera lascia davvero ben sperare.

Ma a impressionare, sopra tutto, sono state la personalità e la sicurezza messe in campo da Gerson: per chi aveva ancora negli occhi il pulcino spaurito lanciato in campo da Spalletti nel dicembre del 2016 allo Juventus Stadium (45′ disastrosi conclusi da una sostituzione all’intervallo) un radicale cambio di prospettiva.

I 54 palloni toccati da Gerson in Fiorentina-Chievo

A coronare la prestazione è arrivato anche il gol, di sicuro non il più difficile della sua carriera, ma certe volte anche farsi trovare pronti all’appuntamento con il pallone giusto può essere il segnale di un giocatore che è in fiducia e allineato con quello che succede in campo.

L’impressione avuta ieri sera è che la Fiorentina di Pioli si divertirà e farà divertire, e che in questo contesto Gerson e i suoi compagni di avventura avranno l’opportunità di mettersi in mostra. E, chissà, magari il brasiliano potrà convincere tutti di essere adatto al calcio europeo molto più di quanto avevamo pensato.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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