Strano sport il calcio, signori. Che potesse essere l’anno delle favole, dopo il Leicester, lo potevamo sospettare, certo da qui ad immaginare il Galles,...

Strano sport il calcio, signori. Che potesse essere l’anno delle favole, dopo il Leicester, lo potevamo sospettare, certo da qui ad immaginare il Galles, alla sua prima, storica, partecipazione ad un campionato Europeo in semifinale di acqua ce ne corre. Per il Portogallo il discorso è leggermente diverso: una squadra che ha sicuramente del talento in ogni reparto, con la sua stella, considerata dal 50% degli appassionati di pallone il miglior giocatore attualmente in circolazione, in grado di far la differenza in ogni momento.

Ecco, peccato che il percorso dei lusitani non abbia rispecchiato esattamente questo canovaccio ed abbia assunto le sembianze di un viaggio del destino, cominciato nel lontano 2004 con una rovinosa caduta,  proprio sul più bello. Anche qui, difficile da immaginare, almeno con queste modalità. Con un Cristiano Ronaldo, il giocatore più atteso, forse nel suo momento di forma peggiore, se si eccettua la doppietta, con gol capolavoro, contro l’Ungheria. Con una squadra capace di andare contro lo stereotipato cliché che ci ha abituato a considerare il Portogallo padrone del gioco, undici giocatori belli, amanti del fraseggio ma destinati a non ballare, quanto più a  sciogliersi come neve al sole nel momento di concretizzare, vista anche l’atavica lacuna nel ruolo di centravanti, nel senso più classico del termine.  Eppure a giocarsi l’accesso alla finale di questo Europeo ci sono loro, Gareth Bale e Cristiano Ronaldo, compagni di squadra nel Real Madrid ma per una notte rivali, nemici sportivi ma pur sempre nemici.

Gareth il trascinatore dei suoi, tre gol che sono solo la punta dell’iceberg di prestazioni da autentico leader, di chi non ha paura di andarsi a prendere il pallone nella propria area e portarlo di forza in quella avversaria. Su cinque match disputati in questa rassegna dal Galles per ben quattro volte eletto man of the match, se dovessimo pensare ad un uomo in missione non potremmo che raffigurarcelo con la crocchia di capelli legata in alto e la 11 sulle spalle. Gareth Bale però non la pensa come noi, lui non vuol sentir parlare di eroi della patria da ergere a miti. Esalta la forza del collettivo, capace di reagire ad ogni circostanza avversa.

Ricordate cosa si diceva prima della partita con il Belgio? Si, il Galles è una buona squadra se la partita si mette subito bene e può colpire in ripartenza, sfruttando le caratteristiche dei suoi uomini migliori. Vediamo qualora dovesse andar sotto cosa succederebbe. Ebbene contro il Belgio il Galles sotto ci è andato, trafitto da un missile dalla distanza di Nainggolan, e abbiamo anche visto cosa è successo dopo. Ha incassato e ha saputo riorganizzarsi, grazie ad una prova immensa della quercia difensiva che risponde al nome di Ashley Williams (uscito dalla sfida precedente malconcio senza riuscire a muovere un braccio), uno che deve ancora perdere un contrasto aereo da quando è nato.

Grazie alle geometrie e agli inserimenti di Ramsey, la cui assenza per diffida in semifinale sarà sanguinosa, grazie alle legnate, perché no, di Joe Ledley, uno che in campo la parola divertimento non sa neanche cosa sia mentre in spogliatoio si trasforma, letteralmente. Come non menzionare poi i due attaccanti culto che si alternano, Robson-Kanu e Sam Vokes, il primo attualmente senza contratto e autore di una delle reti più belle ed importanti dell’Europeo, il secondo che pare catapultato in campo direttamente dagli anni 80, centravanti old school se ne abbiamo visto uno. Infine c’è Gareth il cavallo pazzo, che fa su e giù per il campo senza un ruolo così definito, con il solo compito di caricarsi la squadra sulle spalle e portarla avanti, quanto più possibile. Da solo, economicamente, vale metà abbondante dell’intera squadra ma in campo si considera uno degli undici, questa è la sua vera forza, tanto da non volere neppure la fascia di capitano al braccio, saldamente ancorata al bicipite di Ashley Williams.

Non è un discorso che riguarda due giocatori, sono due nazioni che approdano alla semifinale.

Personalità opposta, invece, quella del portoghese, tipica di chi è convinto, con più di qualche argomento a perorare la sua causa, di essere il migliore e non fa nulla per nasconderlo. Non sta disputando un Europeo alla sua altezza, diciamo le cose come stanno, pur non venendo meno alle qualità carismatiche che da lui ci si aspettano. Contro l’Ungheria, partita che poteva anche costare l’eliminazione al Portogallo, ha lasciato il segno, e che segno. Contro la Polonia ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare, che se non si fosse chiamato Cristiano Ronaldo il secondo tempo, o per lo meno i supplementari con rigori annessi, li avrebbe visti col cannocchiale.

Invece ha segnato il suo rigore al termine dei regolamentari e si è rivolto, da leader vero, come testimoniato da un video che sta facendo il giro di tutti i social network, nei confronti del suo compagno Joao Moutinho, esortandolo ad assumersi la responsabilità di calciare il rigore. Rimane comunque il giocatore che, per distacco, ha scoccato più tiri verso la porta avversaria, ben trentasei, precedendo proprio il compagno di squadra e rivale per una notte, Gareth Bale, fermo a quota ventuno ma assai più preciso. Se un minimo conosciamo CR7, dopo essere arrivato sin qui con prestazioni da comprimario,di lusso fichè si vuole ma pur sempre da comprimario, farà di tutto per prendersi il proscenio tutto per sè. Stando alle parole di Carletto Ancelotti, che li ha allenati nel Club e con loro ha vinto la Decima, sono campioni molto diversi da un punto di vista tecnico ma assolutamente paragonabili per attitudine mentale.

“Probabilmente Cristiano Ronaldo e Gareth Bale si sono affrontati sul campo di allenamento più volte di quanto loro stessi ricordino. E lasciate che vi dica che anche quando questi giocatori si affrontano in una partitella al termine dell’allenamento, vogliono vincere. Sono due competitivi nati.”

L’Europeo però, con tutto il bene che possiamo volere a Carletto, è un’altra cosa. Il biglietto per la finale è un traguardo troppo grande per chi non ha mai partecipato a questa competizione nella propria storia, così come per chi vuole vendicare quell’onta subita in casa dalla Grecia, nell’ormai lontano 2004. Per chi crede nei numeri potremmo dirvi che non è la prima volta che Gareth e Cristiano si affrontano da avversari in partite ufficiali, è successo in passato cinque volte ai tempi in cui Bale vestiva la maglia degli Spurs e Ronaldo quella dello United prima e del Real successivamente. Il bilancio? Cinque a zero per il portoghese, una di queste ai calci di rigore.

Il passato ora è racchiuso negli almanacchi calcistici, non conta più nulla, è a parlare sarà solo il campo, destinato ad emettere un verdetto che, in qualunque caso sarà clamoroso. Bale Vs Ronaldo. Galles contro Portogallo. Leggenda o rivincita. Buona partita a tutti.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo