Giocare un campionato europeo, con la maglia della propria nazionale, è un sogno che qualsiasi calciatore coltiva, sin dalla più tenera età. Di più,...

Giocare un campionato europeo, con la maglia della propria nazionale, è un sogno che qualsiasi calciatore coltiva, sin dalla più tenera età. Di più, con quella maglia, c’è solo il Mondiale, da giocare. Giocare un campionato europeo per nazioni insieme al proprio fratello, poi, è una soddisfazione doppia.

Solo che, in un mondo sempre più strano, può capitare anche che quel fratello, sangue del tuo sangue, te lo ritrovi sullo stesso campo, nello stesso stadio. Ma con addosso una maglia diversa dalla tua, una maglia di un colore diverso. In un mondo come questo, può anche capitare che due fratelli possano sfidarsi con due nazionali diverse.

Può capitare, se la loro storia è passata attraverso il teatro di una delle vicende più dolorose del secolo scorso in Europa, di preciso nei Balcani. Granit e Taulant, due fratelli. Cresciuti insieme, in una famiglia albanese di origine kosovara, come tanti ragazzi in quel periodo. Due storie che si incrociano con un Paese che, in quel periodo, di anime ne ha salvate parecchie, come la Svizzera. E’ proprio in Svizzera che i fratelli Xhaka crescono, ed è proprio tirando calci ad un pallone che riescono a diventare quello che sono oggi.

Una storia che non è nemmeno così rara. Basti pensare a Behrami o Shaqiri, anche loro con sangue albanese nelle vene, anche loro oggi in campo con la casacca elvetica, seppur con sentimenti differenti. Ma è in questo che la storia di Granit e Taulant Xhaka prende direzioni particolari. I due fratelli Xhaka nascono a un anno di distanza l’uno dall’altro. I genitori da Gnjilane, Kosovo, prendono la strada della Svizzera. Ed è proprio a Basilea che nel 1991 nasce Taulant, nel 1992 Granit.

I due ragazzi diventano calciatori promettenti. Due centrocampisti che fanno della quantità la loro forza. Due che in campo ci mettono sempre e comunque il cuore. Corrono come matti, tutti e due. Granit sembra tener fede al suo nome, duro e ostinato. Taulant è un jolly, lo puoi mettere anche in difesa. E fino al 2012 vestono la stessa maglia, quella del Basilea. E, insieme, fanno anche la trafila delle giovanili, con la maglia della Svizzera.

Poi, però, le loro strade si separano. Granit nel 2012 viene acquistato dal Borussia Moenchengladbach, dove si fa notare per la sua caparbietà e per le sue doti di testa, non solo di fisico. Taulant dopo una breve esperienza al Grasshoppers torna a vestire la maglia rossa e blu del Basilea. Tra i due, dicono gli osservatori, Granit sembra quello più forte, e infatti si conquista un posto anche nella nazionale maggiore svizzera.

Nel 2013, invece, Taulant spiazza tutti. E’ cresciuto in Svizzera, certo, ma nel suo cuore vola un’aquila. L’aquila albanese, la cui maglia Taulant indossa per la prima volta contro il Portogallo, il 7 settembre del 2014.

Nel 2012 Taulant ancora non c’era. Ma Granit, una partita che aveva fatto battere forte il suo cuore, l’aveva già disputata.

Era un’amichevole, e di fronte c’erano proprio Svizzera e Albania, che saranno avversarie nel girone di Euro 2016 quest’estate. Granit era in campo, ma era come non ci fosse. Aveva 19 anni, a Lucerna c’erano tanti tifosi svizzeri, ma anche parecchi albanesi, come accade ogni volta che la nazionale con l’Aquila gioca in giro per l’Europa. Gli elvetici conducevano 2-0. Ma a Granit importava poco. Ogni volta che toccava palla, dagli spalti arrivavano i fischi. Forti. Gli stessi fischi che arrivavano ogni volta che toccava palla Behrami. Gli stessi fischi che arrivavano ogni volta che toccava palla Shaqiri. Tutti considerati traditori, niente meno niente più.

Sul 2-0, a Granit Xhaka arrivò un pallone solo da spingere in rete. Come se qualcuno ci avesse messo lo zampino, come se un’aquila avesse spostato improvvisamente il pallone, Granit Xhaka si divorò il più semplice dei gol. Quella partita la disputò come in trance.

C’erano momenti della partita in cui non sapevo cosa fare e come comportarmi. Per voi forse io sono un traditore  ma in ogni caso mi sento del tutto albanese“, disse a fine partita. Chissà cosa succederà quest’estate, quando di fronte non avrà solo i suoi quasi connazionali. Di fronte, quel giorno, si troverà anche degli occhi familiari, degli occhi in cui specchiarsi e riconoscersi.

I fratelli Xhaka si guarderanno silenziosamente, si scambieranno un cenno, probabilmente si randelleranno a centrocampo, perchè quello è il loro mestiere. Di sicuro, non sarà una partita come tutte le altre, né per Taulant né per Granit. Ma a fine partita, forse, il loro sarà l’abbraccio più bello che si saranno mai dati.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro