Franck Ribery non invecchia mai Franck Ribery non invecchia mai
Date un’occhiata alle formazioni appena sotto. La prima fa riferimento a Bayern Monaco – Real Madrid della stagione 2011/12, semifinale d’andata, ultima volta in... Franck Ribery non invecchia mai

Date un’occhiata alle formazioni appena sotto.

La prima fa riferimento a Bayern Monaco – Real Madrid della stagione 2011/12, semifinale d’andata, ultima volta in cui i bavaresi riuscirono a estromettere le merengues dalla Champions League, la seconda è quella della partita di ieri.

Diversi i punti di contatto, a partire dall’allenatore Heynckes e passando per gli allora giovani Boateng e Muller e per lo sciagurato Rafinha, senza contare le assenze di Neuer e dello sfortunatissimo Robben, arresosi anche ieri davanti all’ennesimo infortunio della sua carriera.

A spiccare però è il ruolo fondamentale di quel ragazzo francese con la maglia numero 7, che ai tempi andò in gol e che ieri, nonostante qualche errore di mira, è stato il più pericoloso tra i giocatori del Bayern: parliamo ovviamente di Franck Ribery.

Il bello di Ribery è che, un po’ per la faccia non certo da ragazzino innocente e un po’ perché il suo nome è in giro ormai da una vita, compare praticamente già vecchio nella memoria calcistica collettiva.


L’insolito inizio di carriera che lo porta a vent’anni dal Metz al Galatasaray, per poi tornare in Francia al Marsiglia, e a esordire in nazionale subentrando al posto di Trezeguet in un’amichevole col Messico, tutti sono eventi sbiaditi presenti solo sui siti di statistiche.

Per tutti noi Ribery appare nel Mondiale del 2006 come uno di quei dettagli accessori scolpiti nella nostra testa, a fare da contorno alla vittoria degli azzurri; l’esterno francese, che avrebbe 23 anni ma ne dimostra 6-7 di più, è titolare inamovibile di un diamante offensivo non propriamente legale, formato da lui, un altro evergreen come Florent Malouda, Zinedine Zidane e Thierry Henry. Non male.

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La Coppa del Mondo accende i riflettori su Franck, che deve però attendere un’altra stagione prima di convincere i dirigenti del Bayern a puntare su di lui. A 25 anni Ribery si trasferisce in Germania, non può sapere che Monaco diventerà la sua seconda casa e che il suo volto diventerà inscindibile dalla casacca biancorossa dei bavaresi.

Riavvolgiamo velocemente il nastro temporale e torniamo ai giorni nostri, con Ribery che si trova ad affrontare il Real Madrid senza il gemello Robben, come nel 2012; allora l’olandese era già fuori per infortunio, ieri ha dovuto dare forfait per lo stesso motivo dopo una manciata di minuti. Come splendidamente illustrato in un articolo recentemente uscito su Ultimo Uomo, è impressionante il modo in cui lo scorrere del tempo non abbia assolutamente influenzato lo stile di gioco di Ribery, l’antitesi di Cristiano Ronaldo in questo senso: il portoghese ha più volte modificato il suo stile e la sua posizione in campo in funzione della squadra e del suo fisico, al francese basta ricevere palla largo sulla fascia per accendersi come quand’era un ragazzino.

Ieri sera Franck si è prodotto nella sua consueta serie di accelerazioni, cambi di direzione, serpentine e cross al veleno, mai decisivi vista la giornata storta di Lewandowski e Ribery ma sempre difficili da sbrogliare per la difesa madrilena, come in questa occasione:

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In alcuni tratti della gara Ribery è parso addirittura più influente che in passato nel gioco dei bavaresi; viste l’assenza di Robben e la discontinuità di James Rodriguez nell’arco dei 90′, più volte la squadra di Heynckes ha preferito alla manovra ragionata una semplice palla sulla corsa per il transalpino, non a caso il giocatore ad aver tentato più cross e dribbling. Un controllo errato di fronte a Navas e un salvataggio del costaricense su una potente conclusione da dentro l’area gli hanno impedito di bissare la gara del 2012, quando trafisse in mischia Iker Casillas in seguito a un corner.

A 35 anni appena compiuti, Ribery è diventato uno di quei giocatori eterni dei quali si dice “questo è in giro da una vita”, mentre le lancette del suo orologio biologico e calcistico sembrano essersi fermate, permettendogli di incantare e decidere le partite con le stesse armi che usava in passato. Quando la magia di romperà e Franck deciderà di lasciare il calcio, ci sentiremo senz’altro un po’ più soli, spaesati dall’assenza di quel 7 del Bayern che per noi era diventato una certezza.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11