Ci hanno fatto sognare. Hanno scritto pagine indimenticabili delle nostre esistenze calcistiche. Hanno segnato il nostro rapporto con il calcio. Sono quei giocatori che hanno sempre...

Ci hanno fatto sognare. Hanno scritto pagine indimenticabili delle nostre esistenze calcistiche. Hanno segnato il nostro rapporto con il calcio. Sono quei giocatori che hanno sempre messo in mostra grandi doti tecniche, ma che non sono mai riusciti a fare il grande salto. Hanno emozionato i tifosi di piazze più e meno importanti, ma non sono mai riusciti a prendersi la maglia di una grande squadra, non sono mai diventati quello che potevano davvero diventare: dei campioni indiscussi. Eppure, proprio per questo, a noi piacciono di più. Sono eroi romantici, alfieri di un calcio vissuto a modo loro, vissuto per emozionare e per far sognare. Sono i fenomeni che non hanno mai sfondato. Ma hanno sfondato le pareti del nostro cuore, senza dubbio.10. Sodinha

Felipone nostro ci fa spiccare il volo, poche storie. Talento cristallino, panza da competizione. Sodinha entusiasma perchè ha deciso di fregarsene delle convenzioni e di quello che gli dicono gli altri. Sodinha ha deciso di rimanere se stesso, Sodinha ha deciso che un piatto di pastasciutta sarà sempre meglio di dieci giri intorno al campo. Il bello è che può permetterselo, perchè tanto con quel sinistro fa quello che vuole, piazza la palla sempre dove più gli aggrada.

9. Franco Brienza

Il furetto del Cesena, dotato di velocità straordinaria (almeno nel fiore della carriera) e di un mancino al fulmicotone. Quanti tifosi hanno sognato salendo sulle ali di Franchino. A Palermo, Reggio e Siena ha vissuto le parentesi più entusiasmanti della sua carriera, una carriera che sicuramente, avesse beccato il treno giusto, avrebbe potuto essere più luminosa, ne siamo certi. Ma a noi romantici sognatori va bene così, va bene anche riassaporare le gesta di Brienza nei meandri della provincia italiana.

8. Francesco Lodi

Se il calcio si giocasse da fermi, non avremmo dubbi: noi sceglieremmo sempre Ciccio Lodi dalla nostra parte. Nè Pirlo, nè Juninho Pernambucano. Noi la punizione della nostra vita la affidiamo al sinistro di Ciccio. Ha imparato a calciare così bene studiando il suo grande idolo: si, perchè Lodi è napoletano e l’idolo è, ovviamente, Diego Armando Maradona. Gli anni più belli della sua carriera li vive a Catania, dove diventa addirittura miglior marcatore della sua squadra nel 2012. Oggi è al Parma, ma ogni volta che c’è una punizione in zona Lodi, i portieri tirano una Madonnina e sperano nella grazia.

7. Thomas Locatelli

Vai a Bologna o ad Udine e nomina Thomas Locatelli. Quello che otterrai sarà la solita espressione inebetita con gli occhi a cuoricino, tipica di chi ha ammirato da vicino un grande campione.Thomas esordisce a Bergamo con la maglia della Dea, prova il grande salto nel Milan ma forse è ancora troppo acerbo. Nel ’97 va a Udine e qui la sua carriera prende il volo, quello che sembra spiccare lui quando parte palla al piede dalla linea di centrocampo verso l’area di rigore avversaria. Stessa storia a Bologna dove trascorre cinque stagioni mettendo a segno 17 reti. Passerà al Siena per tre stagioni dal rendimento altalenante per poi chiudere la carriera tra Mantova Spal ed Arezzo. Degne di note anche le due presenze con la casacca azzurra della nazionale.

6. Benny Carbone

Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma anche compagni. Ci affidiamo alla maestria di Vujadin Boskov per introdurvi il fantasista di Reggio Calabria. Piccolo, guizzante, rapidissimo nel breve Benny ha sempre fatto ammattire avversari e compagni. Impossibile prevedere cosa stesse per combinare. Spesso erano magie, altre volte giocate fini a se stesse che egualmente lasciavano sbigottiti. In Italia genio semi incompreso, è stato costretto a cercar fortuna in terra d’Albione, in particolare allo Sheffield Wednesday dove è tutt’ora considerato un idolo con pochi eguali. In Italia ha girato la penisola in lungo e in largo senza lasciare il segno in un grande club. Da inguaribili romantici quali siamo ci piace ricordare la sua parentesi a Pavia di fine carriera, tre anni in cui ha spiegato calcio ed indicato la via. Padrone.

5. Francesco Flachi

Giocare a Marassi e sentire l’appoggio dei tifosi doriani è qualcosa di straordinario. Per questo dopo la Samp sono venute meno tutte le motivazioni. Dopo Genova ho perso tutto. Sono stati otto anni da brividi, l’affetto che mi unisce alla gente blucerchiata resterà immutato per sempre Francesco Flachi è la Sampdoria, non si scappa. Terzo marcatore di sempre della squadra blucerchiata, dietro due mostri quali Mancini e Vialli, Flachi ha fatto sognare per 8 anni con le sue magie la gente che assiepava il Luigi Ferraris. Attaccante brevilineo e dotato di un grandissimo tiro ugualmente efficace su azione e su calcio piazzato. Una delle coppie goal che ricordiamo con maggior piacere è quella formata con Bazzani, in cui il folletto fiorentino rifiniva ed il Bomber emiliano la inzuccava di prepotenza alle spalle dei portieri avversari. Parliamoci chiaro, 112 reti con una sola maglia non le fai se non sei un fenomeno. Punto.

4. Ighli Vannucchi

Potevamo lasciar fuori il fenomeno di Prato, Ighli Vannucchi? Non scherzate, nemmeno sotto minaccia armata del clan degli zingari. Trequartista dotato di gran dribbling e tecnica da primo della pista il buon Ighli ci ha sempre ispirato simpatia e giuoia di vivere. Le sue stagioni migliori le ha vissute indubbiamente con la maglia dell’Empoli, affianco a giocatori del calibro di Riganò, Buscè, Ciccio Lodi e Tavano. Una domanda ci sorge spontanea, come han fatto a non vincere tutto? Misteri al quale non vogliamo trovare spiegazione alcuna.

3. Lamberto Zauli

Lo Zinedine Zidane della serie B. Basta il  soprannome per capire di chi stiamo parlando, Lamberto Zauli. Trequartista atipico, alto e possente, quando prendeva palla era una gioia per gli occhi. Avversari saltati come birilli e palloni destinati inevitabilmente all’angolino. Impossibile non rimanere ammaliati da questo giocatore che ha trascorso i suoi anni migliori tra Ravenna Vicenza e Palermo. Classe, eleganza e potenza, inutile negarvi che Lamberto Zauli ci ha da sempre rubato il cuore.

2.Mimmo Morfeo

Uno di quei giocatori che ha sempre fatto discutere parecchio. Fondamentalmente, quando gli andava, era tra i migliori sulla pista, e certi pomeriggi, al Tardini, si poteva assistere ad una melodiosa sinfonia, di quelle che ti riconciliano con la vita. Quando non gli andava, invece, era capace di vagare per il campo senza toccare nemmeno un pallone, oppure di sbagliarli tutti, alla ricerca sempre del colpo decisivo o della giocata ad effetto. Uno dei soggetti più pericolosi da scegliere per il proprio fantacalcio. Investire su Mimmo Morfeo voleva dire fare l’abbonamento alle montagne russe: si poteva passare senza motivo alcuno da un 8+3 assist ad una serie infinita di 4. Ma a noi non è mai importato. Noi i soldi per Mimmo li abbiamo sempre spesi.

1. Ciccio Cozza

Quanti pomeriggi interrotti dalla celestiale voce di Tonino Raffa: “Intervengo dal Granillo, grandissimo gol di Ciccio Cozza. Reggina in vantaggio.” Il numero 10 più amato sullo Stretto è uno di quegli eroi che ci ha fatto sognare, senza mai fare il grande salto in una big. Ci sarebbe piaciuto tantissimo ascoltare Tonino Raffa pronunciare parole tipo “Intervengo dal Bernabeu, grandissimo gol di Ciccio Cozza. Real Madrid in vantaggio.”. Ma moriremo senza questa soddisfazione, purtroppo.