Quando i mussi impararono a volare: il miracolo del Chievo Quando i mussi impararono a volare: il miracolo del Chievo
Quando i mussi i volerà faremo il derby in serie A. Chissà in quanti, tra i tifosi dell’Hellas che avevano esposto questo striscione in... Quando i mussi impararono a volare: il miracolo del Chievo

Quando i mussi i volerà faremo il derby in serie A.

Chissà in quanti, tra i tifosi dell’Hellas che avevano esposto questo striscione in un normale pomeriggio al Bentegodi, pensavano di ritrovarseli davvero davanti, i mussi volanti, prima o poi. Di sicuro, non immaginavano di trovarseli davanti, la sera del 18 novembre del 2001, primi in classifica con venti punti. Il Chievo, neopromossa in serie A, ai primi veri passi nel calcio dei grandi, aveva osato scalare anche la vetta della classifica. Aveva osato prendersi il primato. La favola era diventata realtà. Sarà proprio l’Hellas, con la vittoria in rimonta per 3-2 in quello storico derby, a riportare momentaneamente a terra i mussi, gli asinelli. Ma le prime pagine della favola Chievo erano ormai state scritte.

E’ la favola del Nuovo Millennio, è una filastrocca che, agli albori degli anni Duemila, da poco scampato lo spauracchio del millennium bug e da poco chiusi i festeggiamenti per il Giubileo, tutti bene o male abbiamo imparato a recitare a memoria.

Lupatelli; Moro, D’Anna, D’Angelo, Lanna; Eriberto, Corini, Perrotta, Manfredini; Marazzina, Corradi.

Una delle poche formazioni che forse siamo ancora in grado di recitare a memoria, in un calcio affetto, in qualche caso afflitto, da turnover, rose lunghe, titolari intercambiabili. Il Chievo dei Miracoli è l’ultima vera favola del nostro calcio, l’ultima narrazione impossibile di un calcio di provincia che diventa grande. Il Chievo di Gigi Del Neri è stata forse l’ultima vera piccola a sfidare coraggiosamente l’autorità dei grandi, l’ultimo baluardo di un calcio nostalgico, romantico, giocato con il cuore e con i polmoni prima che con i milioni e con le quotazioni in borsa.

corradichievo

L’anno prima, la squadra del quartiere Chievo, 4.000 anime nel cuore di Verona, aveva completato la salita dai dilettanti fino alla serie A, fino al calcio dei grandi, quello che andava in televisione, alla radio, sui giornali. Quello che raccontavano nei libri di storia. E lo ha fatto a modo suo, difendendo un’idea di gioco ben precisa. Un calcio bello come quello che giocavano al piano di sopra, se non di più.

Un calcio semplice, un 4-4-2 come quello che ti insegnano nell’abbecedario del pallone. Un calcio semplice che diventava una sinfonia straordinaria, dove tutti si trovavano a memoria, dove ognuno aveva il suo ruolo e non c’erano primedonne. Una squadra passata alla storia soprattutto per i suoi protagonisti, una squadra normale che di normale, probabilmente, aveva ben poco. Un presidente che assomigliava ad Harry Potter, un allenatore con la “r” moscia famoso per le sue urla, incomprensibili ai più. No, di normale, quel Chievo aveva poco.

A cominciare dai pali, dove c’era un portiere senza capelli, ma con le basette. Un portiere che si divertiva a portare sulle spalle il numero 10 e ne andava orgoglioso. Cristiano Lupatelli incarnava lo spirito allegro del Chievo, la presa in giro del calcio moderno, in un certo senso. Tenetevelo voi il fantasista, noi non ne abbiamo bisogno, il 10 lo mettiamo in porta. Non ne aveva bisogno perchè il calcio di Del Neri volava sulle ali, decollava sulle fasce. Quelle fasce arate, al Bentegodi e in tutta Italia, da Christian Manfredini e da Eriberto, il brasiliano che poi sarebbe diventato Luciano e sarebbe invecchiato di 4 anni. Ma nella favola gialloblu, Eriberto è rimasto Eriberto, il ragazzo che correva per fuggire dal suo passato. Correva, arrivava sul fondo, e metteva in mezzo palloni da recapitare in rete.

Palloni per la testa di Bernardo Corradi, l’ariete di quella squadra. Lui e Massimo Marazzina, i due terminali offensivi del Chievo. Ma era a centrocampo che batteva il cuore di quel Chievo. Il cuore, e soprattutto il cervello. E, si, anche i piedi. Che in un giocatore come Eugenio Corini, cuoretestaepiedi è una cosa unica. Era lui a dettare i tempi di quella squadra. Lui teneva l’orologio in mano, accelerava e rallentava, Simone Perrotta si inseriva da dietro, sfruttava i buchi, le percussioni, le ripartenze, e segnava come fosse un’attaccante.

L’Italia si innamora sin da subito di quel Chievo. Fino dai primi vagiti del calcio d’agosto, fin dalla prima giornata, quando Perrotta e Marazzina stendono la Fiorentina al Franchi. Il pubblico viola saluta i simpatici avversari tributandogli un lungo applauso. Come fai a voler male a questi piccoli e indifesi mussi, asinelli, che sono arrivati fin qui tra lo stupore generale? Non ce la fai, batti le mani e gli lasci i 3 punti. I 3 punti che il Chievo conquista anche con il Bologna alla seconda giornata. I 3 punti che il Chievo rischia di portarsi a casa dal Delle Alpi di Torino, contro la Juventus. Mamma mia, la Juventus. Eppure, due gol di Marazzina nei primi 20 minuti avevano portato avanti il Chievo, due a zero. Se avessero chiesto a un tifoso gialloblu, avrebbe detto che per lui poteva finire lì. Due a zero a Torino al ventesimo minuto, possiamo morire felici. Felici e Campioni d’Italia al 20′ della terza giornata di campionato, imbattuti. E invece la Juventus rimonterà e vincerà 3-2.

Per qualcuno quella partita doveva essere la fine della favola, l’inizio della fine. E invece no, neanche per sbaglio. Il Chievo vincerà ancora, e resterà in vetta alla classifica fino al 16 dicembre del 2001, quando alla tredicesima giornata, a San Siro, Shevchenko e Inzaghi segnarono 3 goal, che resero inutili quelli di Corradi e Marazzina. Ma il Chievo tornerà a San Siro due settimane più tardi, per riprendersi il primato stendendo l’Inter di Cuper, l’Inter di Ronaldo e Vieri. L’Inter che il 5 maggio avrebbe rimpianto amaramente quei 3 punti lasciati ai gialloblu.

chievo2001

La sconfitta interna con la Roma segna l’addio del Chievo alla prima posizione, che i gialloblu non rivedranno mai più. Ma è già più di quanto avevano sperato. Il Chievo, secondo pronostico, le prime posizioni le avrebbe potute vedere solamente prima dell’inizio della prima giornata di campionato, quando tutti sono a zero punti e la classifica è in ordine alfabetico. E invece le prime posizioni diventano la casa del Chievo, che lotta fino a fine stagione per le prime posizioni.

Qualcosa però si inceppa, in primavera. Non è solo qualcosa che si inceppa, è più un groppo in fondo al cuore. Il 2 marzo del 2002, Jason Mayelè, ala congolese che rimpiazzava di tanto in tanto Luciano ed Eriberto, spinge un po’ troppo sull’acceleratore. Correva troppo, come avrebbe voluto continuare a fare in campo. Correva troppo e finisce la sua corsa in un ammasso di lamiere. La favola si tinge di tragedia, le lacrime bagnano le pagine del libro. E’ un duro colpo per tutto il gruppo, il Chievo sembra smarrito. Ritrova la via della vittoria il 24 marzo, nel derby contro l’Hellas, vendicando la rocambolesca sconfitta dell’andata. A fine anno, con la vittoria del 5 maggio 2002 sull’Atalanta, mentre all’Olimpico si consuma il suicidio nerazzurro, il Chievo festeggia il quinto posto, con 54 punti.  Un quinto posto che significa Europa. Un quinto posto che significa Coppa UEFA. Festeggia il quinto posto, ma bastava un punticino in più per sbancare tutto. Bastava un punticino in più per raggiungere il Milan, che si era qualificato per la Champions League.

Ma il miracolo del Chievo era compiuto. La favola era stata scritta. I mussi avevano ormai imparato a volare alto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

Related Posts

Quando Cristian Pasquato segnò 6 gol con la maglia della Juve

2019-08-14 09:43:05
delinquentidelpallone

18

Quanto ha incassato l’Atalanta da quando è arrivato Gasperini?

2019-07-17 13:51:22
delinquentidelpallone

18

Quando Pau Lopez fece arrabbiare Leo Messi

2019-07-07 00:13:23
delinquentidelpallone

18

Quando Marco Ballotta entrò nella storia della Champions League

2019-07-04 09:42:38
delinquentidelpallone

18

Quando lo Stoccarda vinse la Bundesliga

2019-06-14 08:13:53
delinquentidelpallone

18

Quando Eziolino Capuano andò ad allenare la Juventus

2019-06-13 10:52:46
delinquentidelpallone

18

Quando l’Albinoleffe arrivò ad un passo dalla Serie A

2019-06-12 07:53:18
delinquentidelpallone

18