Facciamo a cazzotti, almeno! Facciamo a cazzotti, almeno!
Altro sport, altri campi, stesso colore della maglia: azzurro. È il 5 settembre del 2011, e la nazionale italiana di basket sta uscendo dagli... Facciamo a cazzotti, almeno!

Altro sport, altri campi, stesso colore della maglia: azzurro.

È il 5 settembre del 2011, e la nazionale italiana di basket sta uscendo dagli Europei, nonostante le grandi attese sul trio di giocatori NBA che possiamo schierare, nonostante Bargnani, Belinelli, Gallinari.

Mentre Israele ci sta affondando, arrivando anche sul +21, Simone Pianigiani, ct di quella Nazionale, chiama timeout, e rovescia addosso ai suoi ragazzi una raffica di parole diventata più che famosa.

«Bisogna giocare con un po’ di dignità! Con un po’ di anima! Facciamo a cazzotti, almeno. Ma che ca**o avete dentro?»

Non che Pianigiani chiedesse di andare a tirare ganci e montanti, naturalmente: ma quella disperata richiesta era semplicemente un modo un po’ più colorito (ed efficace) per chiedere ai suoi ragazzi di mettere in campo un po’ di grinta in più.

L’Italbasket, alla fine, quella partita la perse comunque, in maniera rocambolesca, portandola al supplementare e finendo per soccombere di un solo punto. Ma quel timeout di Pianigiani, quella disperata richiesta di fare a cazzotti, almeno, è rimasta come il ricordo più nitido e forte di quell’edizione degli Europei.

Tanto che stamattina, è proprio quello che verrebbe da urlare a degli altri ragazzi in maglia azzurra – anzi, bianca – che ieri sera sono usciti con l’ennesima sconfitta dell’ultimo anno sul groppone dall’Estadio Da Luz di Lisbona.

Già, perché guardando l’Italia triste, spenta, malinconica, abulica e senz’anima ammirata ieri sera a Lisbona, quelle parole non possono non essere saltate in mente. La voglia di guardarsi negli occhi, di fermarsi un attimo e urlarlo, forte: possiamo anche perdere, possiamo anche finire in Serie B, possiamo mancare i prossimi Europei, i prossimi Mondiali, finire a giocare con Kosovo, Liechtenstein e Kazakistan.

Ma mettiamoci l’anima, se proprio dobbiamo uscire dal campo sconfitti.

Facciamo a cazzotti, almeno.

Tutti noi vorremmo che, magicamente, la nostra Nazionale tornasse a recitare un ruolo da protagonista a livello europeo e mondiale, ma razionalmente sappiamo tutti che non è facile, che ci vorrà del tempo, programmazione e anche un pizzico – o forse qualcosa in più – di fortuna per tornare competitivi e per vincere qualcosa nei prossimi anni.

Cinicamente, potremmo anche pensare che per tornare a vedere un’Italia campione di qualcosa potrebbero non bastare vent’anni, chi lo sa.

Ma sappiamo quello che non vogliamo vedere: una squadra senza carattere, senza identità, giocatori che vagano per il campo svogliati e spaesati. Quello è molto più difficile da accettare, anche più difficile di sconfitte che ci possono stare, quando si è finiti in una situazione come quella dell’Italia di oggi.

Non è un caso, in fondo, che l’unica Nazionale che è riuscita a scaldarci il cuore dopo il 2006 sia stata quella che Antonio Conte ha spinto oltre i suoi limiti nell’estate del 2016: una Nazionale che, di certo, un po’ di dignità, un po’ di anima, per usare le parole di Simone Pianigiani, ce l’aveva, dentro.

E allora, ragazzi belli, facciamo una cosa. Noi stiamo qui buoni, senza aspettarci chissà cosa, senza pretendere di diventare i più forti del mondo, senza sperare di vincere i prossimi Mondiali di punto in bianco.

Ma, quando andiamo in campo con una maglia azzurra addosso, facciamo a cazzotti, almeno, ok?

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro