Fabrizio Castori, mister concretezza Fabrizio Castori, mister concretezza
Il calcio all’epoca delle telecamere ci ha insegnato a dare tanta importanza, forse troppa, all’apparenza. E da qualche anno, sembra diventato obbligatorio, anche per... Fabrizio Castori, mister concretezza

Il calcio all’epoca delle telecamere ci ha insegnato a dare tanta importanza, forse troppa, all’apparenza. E da qualche anno, sembra diventato obbligatorio, anche per stare in panchina, portare un bel faccino pulito davanti alle telecamere, mettere in mostra una parlantina sciolta e avere sempre la battuta pronta, quella che fa fare il titolo ai giornalisti il giorno dopo senza sforzarsi più di tanto. In un calcio del genere, forse troppo spesso ci dimentichiamo che sotto ai sorrisini, alle battute, alle citazioni colte e alla vis polemica, c’è bisogno anche di sostanza. Tanta, maledetta, sostanza.

E nella serie A di oggi c’è un uomo, seduto su una panchina che sembra cucita su misura per lui, che della concretezza ne ha fatto una filosofia di vita. Un uomo che, nella sua vita, non si è mai sforzato di tirare fuori un sorriso in più per risultare simpatico alle telecamere. Un uomo che in vita sua non ha mai detto niente di diverso dalla verità, niente di diverso rispetto a quello che gli passa per la testa. Un uomo che per le sue idee e il suo carattere, spesso, ha anche pagato, e parecchio. E’ Fabrizio Castori, 61 anni, la guida e il profeta del Carpi dei miracoli che ieri ha fatto l’esordio in serie A, scontrandosi peraltro con la dura realtà del calcio dei più grandi.

Ma se abbiamo imparato a conoscere Fabrizio Castori, questa sconfitta gli sarà molto più utile di una vittoria. Gli servirà a compattare lo spogliatoio della sua squadra, a infondere una feroce determinazione nei suoi ragazzi, per aiutarli a rialzarsi già da domenica prossima. Gli servirà per far tornare al Carpi quella fame che lo ha portato in serie A. Già, perchè quando l’anno scorso, a giugno, Fabrizio Castori si è seduto sulla panchina degli emiliani, nessuno gli aveva chiesto di portare tutti in serie A. Gli avevano dato 50.000 euro, una squadra di onesti mestieranti e qualche giovane di prospettiva, e gli avevano chiesto di rimanere in serie B, che per una piazza come Carpi era già più di quello che sembrava lecito sognare. Il contratto di un anno, perchè non c’era motivo di fare progetti a lungo termine.

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Fabrizio Castori ha fatto quello che è abituato a fare. Ha fatto quello che fa da trent’anni, sulle panchine di tutta la polverosa e ruvida provincia italiana. Ha fatto quello che ha fatto alla Grottese, al Cerreto, alla Monturanese, al Tolentino. Perchè questo è il passato di Castori, non ci sono un passato glorioso da calciatore e magari la panchina di una big già pronta appena appesi gli scarpini al chiodo, a quarant’anni appena compiuti. Nel passato di Castori c’è tanta gavetta e tanta fatica. La stessa fatica che impone alle sue squadre come strumento per emergere.

La mia vera ricchezza è la povertà“. Questo ama ripetere Castori, questo sembra predicare anche in campo. Perchè tutte le sue squadre, e questo Carpi non fa eccezione, sono costruite su un gruppo solido, uno spogliatoio compatto, sulla voglia di correre e sudare, chiudersi e ripartire, senza fare cento passaggi, ma provando ad andare in porta nel modo più veloce possibile, toccando la palla il meno possibile. In una parola sola: concretezza.

Sette promozioni, nella sua carriera. Sarà per questo che quando c’è una sfida difficile, Castori non si tira indietro. Sette promozioni, e una finale playoff maledetta. Era il 2004, e con il Cesena si stava giocando la promozione in serie B contro il Lumezzane. Durante una pausa di gioco scoppia una violenta rissa, e Castori, che è uno che non può proprio stare a guardare se succede qualcosa, finisce in campo a tirare pugni, a darle e a prendere. Il Cesena alla fine sarà promosso in B, lui sarà squalificato per 3 anni (poi ridotti a due) e additato da qualcuno come violento, come irresponsabile, come uno di quei soggetti da cui il mondo del calcio dovrebbe liberarsi. Non che a Castori importasse molto, quello che dicevano di lui. Per lui la sofferenza più grande è stata rimanere su quella panchina senza poter scendere in campo insieme ai suoi ragazzi il giorno della partita. Allenare la squadra tutta la settimana e poi lasciare il posto, il suo posto, a qualcun altro.

Ma ha superato anche quella Fabrizio Castori. Con voglia, determinazione e con coraggio. Le stesse caratteristiche che serviranno al Carpi per portare a casa, dopo la storica promozione dello scorso anno, una salvezza che sarebbe altrettanto storica, forse di più. Per farlo, la parola d’ordine è sempre quella: concretezza. Con pochi fronzoli e parecchia sostanza.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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