Fabio Quagliarella: semplicemente eterno Fabio Quagliarella: semplicemente eterno
Da dieci turni di serie A c’è una costante che si ripete inesorabilmente, una sorta di tassa da pagare per chiunque affronti la Sampdoria,... Fabio Quagliarella: semplicemente eterno

Da dieci turni di serie A c’è una costante che si ripete inesorabilmente, una sorta di tassa da pagare per chiunque affronti la Sampdoria, non si sfugge.

Può cambiare il minuto, può cambiare la forma, ma la sostanza è che quando guarderai il tabellino di marcatori sai già che da qualche parte leggerai quel nome, Fabio Quagliarella.

La prossima sfida del Doria, in casa contro l’Udinese, potrebbe farlo entrare di diritto nella storia della serie A, eguagliando il record che apparteneva ad un certo Gabriel Omar Batistuta, in gol consecutivamente per 11 partite di serie A.

Il paragone è di quelli importanti e forse, quando lo si dice e lo si scrive, non si attribuisce abbastanza importanza all’impresa che l’attaccante di Castellammare di Stabia sta portando a compimento.

Tra 10 giorni esatti, infatti, la carta d’identità di quello che sembra a tutti gli effetti ancora un ragazzino ricorderà a tutti che stiamo parlando di un giocatore di 36 anni, un’età in cui solitamente si è in corsa per battere altri record legati alle presenze o, se proprio vogliamo, ai gol totali in carriera.

Per Fabio Quagliarella il cliché che vorrebbe l’età della carta d’identità come un semplice numero scritto e nulla più, è quantomai reale, altrimenti non si riuscirebbe a spiegare una stagione del genere.

Alzi la mano chi, ad inizio anno, ha pensato che sì, Quagliarella è fortissimo, ma un’altra stagione come quella dell’anno scorso non la farà mai. Sempre alle prese con qualche acciacco fisico e con un anno in più sul groppone, con l’aggiunta del fatto che se n’è andato Duvan Zapata, uno che con la sua fisicità teneva costantemente impegnate le difese e apriva spazi importanti per le giocate d’ astuzia di Fabio Quagliarella.

D’altro canto 19 gol, a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica o legata all’età, non sono mica facili da ripetere per due stagioni consecutive, specialmente se giochi in una squadra che non è tra le prime del lotto, pur avendo fatto di recente campionati rispettabilissimi.

È arrivato Defrel, sono rimasti Caprari e Kownacki, che probabilmente verrà ceduto in queste ore, l’unica certezza è quel posto riservato a Fabio Quagliarella, salvo problemi fisici, non l’avrebbe toccato nessuno.

Il resto lo hanno fatto la fiducia di Giampaolo, il suo sistema di gioco teso a valorizzare i giocatori di maggior talento ma, soprattutto, una cosa che non si può in alcun modo insegnare: la fame. Quagliarella lo conosce chiunque, ha giocato in alcune delle squadre italiane più importanti, non avrebbe nulla da dimostrare a nessuno eppure ogni volta che scende in campo sembra sempre sia la sua ultima partita, quella della vita, in cui debba dimostrare che non esiste un attaccante come lui.

Lo fa alla sua maniera: umile nell’atteggiamento e arrogante nell’animo, come dovrebbe sempre essere un attaccante di razza. Corre, sgomita, si batte su tutto il fronte d’attacco e poi, alla prima occasione utile, piazza la zampata che nel suo caso raramente è semplice e banale.

Nel corso degli anni, e in parte anche in questa stagione, gli abbiamo visto fare gol in tutti i modi possibili e immaginabili: testa, piede, tacco, rovesciate, pallonetti e chi più ne ha più ne metta. Non è solo questione di provarci, di non aver paura a tentare la giocata ogni volta che si presenta l’occasione, perché altrimenti le prodezze si conterebbero sulle dita di una mano.

La realtà è che quelli sembrano, a tutti gli effetti, colpi in cui c’è una mistura perfetta tra istinto e allenamento, la genialità dell’estro forgiata da ore e ore di perfezionamento sul campo. Prova ne sia il fatto che anche quando sbaglia difficilmente raccoglie figuracce, spesso il pallone esce di poco e non resta altro da fare che battere le mani.

Quest’anno, in particolare, sembra magico: con la doppietta di ieri siamo arrivati a 14 gol (in testa alla classifica cannonieri insieme a Ronaldo e Zapata) in 19 presenze. Numeri insensati, che non avrebbero ragione di esistere, eppure, sempre per tornare alla questione dei cliché, i numeri non mentono.

La verità è che Fabio Quagliarella, per molti versi, è un giocatore semplicemente unico. Badate bene unico non significa più forte bensì irripetibile, esclusivo, e, come tutte le cose eccezionali spesso sono anche preziose, così vale per lui.

Un giocatore normale, un attaccante in particolare, dopo l’errore nell’appoggio a porta praticamente sguarnita di ieri avrebbe trovato la forza mentale, prima ancora che fisica, per fare doppietta in meno di 5 minuti? Con il secondo gol di quella fattura? Permettetemi di dubitare.

Inevitabile, visto il corso degli eventi, tornare a quello che forse è stato lo snodo cruciale della sua carriera, ovvero al Febbraio del 2017, quando Quagliarella si è levato di dosso un macigno con il quale aveva dovuto convivere per tanto, troppo tempo. La condanna per stalking dell’uomo che gli stava rendendo la vita impossibile lo ha visibilmente trasformato e la cosa si è ripercossa ovviamente anche sul terreno di gioco.

Non può essere un caso che le due migliori stagioni in carriera, a livello realizzativo, siano proprio le ultime due dove probabilmente la testa era sempre e solo sul campo da calcio.

Ora però ce lo vogliamo godere: sabato prossimo è previsto l’appuntamento con la storia e siamo certi che Fabio Quagliarella non lo vorrà mancare per nessuna ragione al mondo. E noi con lui.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo