Quello dell’esordio in serie A è un giorno speciale per tutti quelli -e non sono molti- che hanno la fortuna di arrivarci. E’ il...

Quello dell’esordio in serie A è un giorno speciale per tutti quelli -e non sono molti- che hanno la fortuna di arrivarci. E’ il giorno che sogni da quando ti mettono per la prima volta un pallone tra i piedi, il giorno che speri possa diventare il più bello della tua vita. Ogni ragazzino che ama il calcio spera, segretamente o meno, di viverlo quel giorno.

Se poi quel momento arriva a 30 anni, dopo che la tua carriera e la tua vita sono state una lotta continua per arrivare fin lì, e non solo per le vicende calcistiche, allora quel giorno diventa un vero e proprio romanzo. Una storia che insegna che il pallone non è solo un gioco, ma molto, molto di più. Chiedetelo a Fabio Pisacane, ragazzo che per arrivare dai Quartieri Spagnoli al pomeriggio del Sant’Elia ne ha dovute sopportare tante, forse pure troppe. Ma che alla fine, in un anonimo (per gli altri, ovvio) pomeriggio di metà settembre, è riuscito a coronare il suo sogno, ha messo il punto esclamativo a una carriera da onesto combattente dell’area di rigore quale è.

Per arrivare alla partita di ieri, la prima in Serie A, Fabio è dovuto passare attraverso una lunga gavetta. A 14 anni l’occhio lungo di Claudio Onofri, uno che di talento se ne intende (basta ascoltare un paio di telecronache per capire quanta gente sia andato a scovare sui campi di mezza Europa) nel 2000, lo porta a Genova, ovviamente sulla sponda rossoblu. Poco dopo quella chiamata, però, quando tutto sembrava in discesa, succede l’imponderabile. Fabio si sveglia, nel suo letto, ma non riesce a muoversi. Né un braccio, né una gamba. Niente. Totalmente immobilizzato.

Una mattina mi svegliai paralizzato dalla testa ai piedi. Mi fu chiara la gravità della situazione solo quando mi ritrovai in un letto di ospedale. La diagnosi fu terribile: sindrome di Guillain-Barré.

Sono momenti terribili per lui, ma soprattutto per la sua famiglia. Fabio finisce anche in coma, poi si riprende e, contro ogni pronostico, può anche ricominciare a giocare a calcio, cominciando una scalata verso l’alto che però parte, come molti, dalle serie minori.

Ravenna, Cremonese, Lanciano, Lumezzane, Ancona, Ternana, Avellino: la carriera di Pisacane, che di mestiere fa il difensore, e in campo non si risparmia nemmeno per un minuto, è un elogio alla provincia italiana. Quando vestiva la maglia del Lumezzane, nel 2010-11, di Fabio Pisacane si parlò parecchio. Il ds del Ravenna gli offre 50.000 euro per combinare la partita tra la sua squadra e il Lumezzane, Pisacane dice “no, grazie” e denuncia tutto agli organi competenti.

Ringraziamenti e premio speciale della FIFA, oltre che una giornata speciale con la nazionale di Cesare Prandelli, che decise di premiare quel gesto facendo allenare Fabio con i ragazzi della Nazionale. Forse, fino a ieri, il giorno più bello della carriera di Pisacane.

Ieri, il giorno dell’esordio in Serie A, a 30 anni e quando forse la speranza sembrava perduta. Il Cagliari ha creduto in questo ragazzo, che ha festeggiato ieri i 3 punti, ma soprattutto una giornata speciale, con le lacrime in sala stampa a fine partita, quando tutti i microfoni e le telecamere si sono rivolti a lui. Lacrime che, almeno per una volta, non sono sinonimo di tristezza.

Sono quattro mesi che pensavo notte e giorno a questo momento e ai problemi che ho passato per arrivarci. Non ho mai mollato un secondo.

No, Fabio non ha mai mollato un secondo. Ed è proprio questo il suo segreto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro