Fábio Paím, il ragazzo che era più forte di Cristiano Ronaldo Fábio Paím, il ragazzo che era più forte di Cristiano Ronaldo
“Pensate che Cristiano Ronaldo sia bravo? Aspettate di vedere Fábio Paím, allora…“ A parlare è Aurelio Pereira, la persona che ha scoperto e valorizzato... Fábio Paím, il ragazzo che era più forte di Cristiano Ronaldo

Pensate che Cristiano Ronaldo sia bravo? Aspettate di vedere Fábio Paím, allora…

A parlare è Aurelio Pereira, la persona che ha scoperto e valorizzato alcuni dei talenti portoghesi più famosi degli ultimi anni: Cristiano Ronaldo, Ricardo Quaresma, Joao Moutinho, e tanti altri ancora.

Voi, invece, vi starete probabilmente chiedendo chi diavolo sia Fábio Paím, e per quale maledetto motivo non è diventato davvero più forte di Cristiano Ronaldo.

La domanda, in effetti, se la sono posta in tanti, ma la risposta forse non la sapremo mai.

Per raccontare la storia di Fábio Paím dobbiamo tornare indietro di qualche anno, per la precisione al momento in cui gli anni ’90 lasciano il passo al Duemila, anni in cui il vivaio dello Sporting ha preso la bella – per loro, sicuramente – abitudine di proporre giovani interessanti e di rivenderli a peso d’oro alle big di tutta Europa.

Classe 1988, di Fábio Paím si comincia a parlare subito dopo che il nome di Cristiano Ronaldo è venuto fuori al grande pubblico, e in effetti le prime notizie che si hanno di lui sono proprio quelle che ne parlano come il nuovo Ronaldo.

Una fama che, all’epoca, sembrava più che meritata.

Quando Fábio Paím entra nelle giovanili dello Sporting, all’età di nove anni, la voce si sparge rapidamente. E capirete che, all’epoca, la voce non è che si spargesse facilmente come oggi: letteralmente, arrivano da tutte le parti del Portogallo per vedere giocare questo ragazzino, e anche da fuori, ovviamente.

Al centro sportivo della squadra di Lisbona, di tanto in tanto, si materializzano osservatori del Barcellona, del Real Madrid, del Manchester United: tutti per vedere questo piccolo fenomeno che sembra incantare tutti.

Nel 2007 entra nel giro della prima squadra dello Sporting, ma non fa mai l’esordio in prima squadra: eppure, viene tenuto in grandissima considerazione. Pur di non rischiare di perderlo gratis, lo Sporting gli offre un contratto da 20.000 euro al mese – ma poi il ragazzo ammetterà di averne ricevuti molti di più, al di fuori del contratto – e cerca di blindarlo.

Con quei soldi, Fábio Paím compra anche una decina di auto di lusso. Piccolo particolare: alcune di queste sono state acquistate molto prima di prendere la patente

A un certo punto, la carriera di Fábio Paím sembra arrivare ad una svolta. Nel 2008, senza che il ragazzo abbia mai esordito con la maglia dello Sporting, e dopo qualche partita in prestito in squadre di seconda divisione, si trasferisce in prestito al Chelsea.

Merito del suo agente, Jorge Mendes, naturalmente.

Nemmeno con i Blues, comunque, riesce a trovare spazio tra i grandi, e anzi, proprio da quel momento, sembra cominciare una discesa senza fine. Di lui si parla sempre bene, come se dovesse succedere un miracolo da un momento all’altro, ma l’esplosione, visto che ormai i 20 anni sono superati, sembra sempre più lontana.

Fábio Paím comincia a mettere insieme, una dopo l’altra, esperienze sempre più assurde, inusuali. Colleziona maglie e squadre, da un punto all’altro del globo. Ovunque vada, però, le presenze sono minime, i gol praticamente inesistenti.

Nel 2013 viene spedito in Qatar, nel 2014 gioca due partite a Malta, nel 2015 segna due gol in Lituania, poi fa un salto in Cina, uno in Lussemburgo, uno in Brasile.

La sua storia comincia a fare il giro del mondo insieme a lui, diventando definitivamente quella del talento sprecato che non ha saputo affermarsi, per motivi misteriosi, come spesso accade.

Oggi, dopo diverse apparizioni in alcuni reality show – bisogna pur portare a casa la pagnotta in qualche modo – Fábio Paím gioca nelle serie minori portoghesi, senza percepire l’ombra di un quattrino.

Il ricordo di quel ragazzino che doveva diventare più forte di Cristiano Ronaldo è solo una sbiadita memoria, un pezzo di una visione collettiva in cui nessuno crede ormai più.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro