Fabian O’Neill: fantasmi da affogare Fabian O’Neill: fantasmi da affogare
Chi gioca a calcio lo sa: ci sono degli avversari, dei nemici, che non sconfiggerai mai. Potrai provarci quanto vuoi, potrai allenarti giorno dopo... Fabian O’Neill: fantasmi da affogare

Chi gioca a calcio lo sa: ci sono degli avversari, dei nemici, che non sconfiggerai mai. Potrai provarci quanto vuoi, potrai allenarti giorno dopo giorno e sputare sangue e sudore finché saranno ancora nel tuo corpo, potrai provare a metterci tutto quello che hai, ma loro resteranno sempre e comunque lì. Sono avversari che semplicemente non si possono sconfiggere. L’unica cosa che puoi fare è accettare il fatto che resteranno lì a farti compagnia, per sempre, a guardarti beffardi e tracotanti dall’alto verso il basso

Non li puoi sconfiggere, quei nemici. Puoi solo prendere atto della loro presenza e sperare, di tanto in tanto, con qualche giocata delle tue, a dimenticarti della loro esistenza. Ma andare via? No, non andranno via. Perché sono nella tua testa, e lì rimarranno. Sono gli avversari più difficili da battere. Anzi, impossibili da battere.

Chissà cosa e chi sarebbe diventato, senza quegli avversari insuperabili presenti nella sua testa, Fabian O’Neill. Perché Fabian O’Neill, fosse stato per i piedi, avrebbe avuto il diritto di sedersi a mangiare al tavolo di quelli bravi per davvero. Il tavolo di quelli che con i piedi fanno quello che più gli aggrada. Poi, però, quando arrivi a certi livelli, entrano in gioco anche tante altre cose. E purtroppo i piedi da soli non bastano.

Fabian O’Neill arriva in Italia nel 1995, per una felice intuizione del Cagliari di Massimo Cellino, che in lui rivede qualcosa di un altro uruguaiano passato dall’isola sarda: Enzo Francescoli. E proprio la possibilità di calcare le orme dell’illustre connazionale convince Fabian ad accettare la sfida. Lascia il Nacional di Montevideo e viene a indossare la maglia del Cagliari. Fisico tozzo e ben piantato al suolo, palla perennemente incollata ai piedi, visione di gioco e lancio preciso al millimetro. E, siccome la garra è quella di un uruguaiano, il tutto condito dalla voglia di menare come un fabbro pur di avere, al più presto, il pallone tra i suoi piedi. Per accarezzarlo, coccolarlo ed amarlo. Il Fabian O’Neill che illumina per 5 anni il Sant’Elia è qualcosa di sublime, di magnifico.

fon3

Si vocifera che di tanto in tanto si trattenga un po’ troppo ai banconi di qualche bar, che gli piaccia farsi offrire qualsiasi cosa dai vecchietti che quei bar li animano fino a notte fonda, che dopo aver bevuto al bar torni a casa a bere qualcos’altro, per poi magari ritornare al bar…Insomma, uno di quei giocatori ai quali i presidenti tendono a perdonare anche qualche piccola leggerezza, qualche bravata. E infatti Cellino fa esattamente così, si coccola il suo Fabian, lo protegge. Lo copre e lo perdona quando supera il limite. Per quel piede, d’altronde, si può sopportare anche qualche pazzia. Non ci avete forse riempito voi la testa con quella storia di genio e sregolatezza, no?

Lo sapevano tutti, provavano a fermarmi però riuscivo sempre a trovare il modo di ubriacarmi. Mi nascondevo in casa, oppure giravo per i piccoli bar di Quartu Sant’Elena, i vecchietti mi offrivano da bere.

Poi, nel 2000, arriva l’occasione di una vita. Quella chiamata che può cambiare una carriera, ma che per molti si trasforma in una croce da portarsi addosso. Per Fabian O’Neill quella roulette russa del pallone si trasformerà nella seconda ipotesi. La Juventus sgancia 20 miliardi di lire e porta l’uruguaiano a Torino per fargli fare il vice-Zidane. Ma il vice-Zidane, probabilmente, non lo potrebbe fare neppure una copia esatta, sputata e clonata del fantasista francese. Una responsabilità e un peso che schiaccerebbero chiunque, figurarsi un’anima fragile come Fabian O’Neill. E le cose non migliorano nemmeno l’anno successivo, quando Zizou vola a Madrid lasciandogli, teoricamente, il posto libero in campo.

Fabian O’Neill ha già imboccato, tristemente, una strada buia e oscura. I demoni nella sua testa lo stanno già lentamente divorando. Chiamatelo alcolismo, chiamatela depressione, chiamatelo male di vivere, chiamatelo come volete. A Fabian O’Neill, in fondo, non importa neppure più di tanto. Fabian O’Neill non li vuole più combattere sul campo, quei demoni. Li vuole combattere attaccandosi a quella bottiglia diventata ormai familiare, troppo familiare. Li vuole combattere provando ad affogarli, provando a sommergerli sotto litri di alcool. Non ci riuscirà, naturalmente.

fon2

Il calcio ormai sta diventando sempre meno importante nella sua vita. La Juventus prova a rimetterlo in sesto mandandolo a Perugia, dove l’unica cosa che vedono è il suo fantasma, un fantasma triste, malinconico e appesantito. Tanto nei chili quanto -soprattutto-nell’anima. Nemmeno la dolce Cagliari può più salvarlo, non fa nemmeno a tempo a indossare per un’ultima volta la maglia rossoblu, che decide di tornare in patria, a casa, al Nacional di Montevideo. Ma nemmeno lì gli torna la voglia di mettersi a spiegare calcio come faceva qualche anno prima. Così, a 29 anni, mette da parte gli scarpini, li chiude in un malinconico stanzino, prende in mano una vanga e decide di dedicarsi ad un piccolo appezzamento di terra. Tanto quanto basta per tornare a casa distrutto, la sera, e fare quello che ancora gli riesce bene. Prendere la bottiglia e bere, bere, bere, fino a stordirsi, fino a dimenticare tutta la merda che c’è in questo mondo.

Mia moglie lo sa. Se bevo, non faccio male a nessuno. Bevo, e aiuto molta gente. Perché un ubriaco è più fragile. È buono. E poco importa se non è un vincente.

Di lui si perdono le tracce. D’altronde, da uno che chiamavano “El Mago“, potevate aspettarvelo. Compare di tanto in tanto per qualche fugace intervista. Gli occhi tristi e scavati dentro occhiaie che sembrano solci. Le rughe che gli regalano, impietose, almeno venti anni di vita in più. Scrive una biografia che si chiama Hasta la ùltima gota, “Fino all’ultima goccia”. Che fosse l’ultima goccia della bottiglia, o l’ultima goccia del suo talento andato smarrito, lentamente, come un rubinetto gocciolante che piano piano smette di funzionare, poco importa.

Fabian O’Neill è uno di quei giocatori che continuerai ad amare alla follia. Proprio perché così maledettamente stronzi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro