Le 10 esultanze che hanno fatto la storia del calcio italiano Le 10 esultanze che hanno fatto la storia del calcio italiano
La palla rotola in rete, l’arbitro indica il centrocampo, il pubblico impazzisce di gioia. E a noi non resta che esultare. Più del gol,... Le 10 esultanze che hanno fatto la storia del calcio italiano

La palla rotola in rete, l’arbitro indica il centrocampo, il pubblico impazzisce di gioia. E a noi non resta che esultare. Più del gol, l’adrenalina dell’esultanza è una delle manifestazioni più belle e viscerali di questo favoloso sport. Un’esultanza può cambiare la storia, può ispirare storie, favole, racconti, può far sognare. Intere generazioni cresciute imitando le esultanze più belle, più drammatiche, più significative degli anni ’90 e oltre. Per questo, ripensandoci, abbiamo provato a ricordare quelle che ci sono rimaste impresse nel cuore, e che, purtroppo, non torneranno mai più.

10. Le mani dietro la schiena del Cholo Simeone

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Diego Pablo Simeone, un leader nato. Uno che il vizietto del goal lo ha sempre avuto e lo celebrava allo stesso modo con cui calpestava l’erba, fieramente. I due pollici ad indicare il nome scritto dietro la maglia. Guardate bene tutti, ha segnato il Cholo Simeone.

9. La linguaccia di Alex Del Piero

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Mick Jagger? No, non pensavo ai Rolling Stones. La fanno in tanti, la faceva Jagger, ma anche Michael Jordan e tanti altri: semplicemente, mi è venuta così“. Braccia larghe e linguaccia. Non ci sarebbe bisogno di dire altro. Ad ogni pennellata di Alex Del Piero questa era l’immagine, con qualche piccola variazione sul tema. Un’esultanza spontanea, genuina, gioiosa, un po’ come lo stile di Pinturicchio sul campo. Riproposta anche in terra australiana, ha fatto scendere più di qualche lacrimuccia.

8. Le braccia larghe di SuperPippo Inzaghi

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Le braccia agitate in maniera ossessivo-compulsiva, il marchio di fabbrica di SuperPippo dopo un goal realizzato. Poco importa fosse l’1-0 decisivo  o il quinto, inutile, di una goleada. Quelle braccia mulinavano e non si potevano fermare. Esultanza spontanea e genuina come poche, non per questo meno affascinante. Scusate se il fermo immagine della foto può captare solamente uno dei cinquemilaseicento frame di cui è composta l’esultanza.

7. L’aeroplanino di Vincenzo Montella

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Un simbolo per tutti quelli che dicevano che per fare il cannoniere ci voleva il fisico: Vincenzino segnava, caterve di gol, e spiccava il volo, a braccia larghe. Su e giù per l’Italia, l’aeroplanino è diventata una delle esultanze più imitate. Nella NBA, riproposta anche da Jason Terry, soprannominato il Jet e mezzo delinquente dentro.

6. Andy Van der Meyde, il cecchino

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Mirino puntato verso l’infinito e colpo in canna chi non si ricorda la famosa esultanza di Andy Van Der Meyde? Il cecchino olandese, arrivato con grandi aspettative in Italia dopo aver ucciso tutti gli spettatori dell’Amsterdam Arena , in maglia  neroazzurra ha spesso sparato a salve ma non importa. Sarebbe bastato vederla una volta per inserirla di diritto in classifica.

5. La faccia sotto la maglia di Fabrizio Ravanelli

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Penna bianca per noi, Silver Fox per gli amici d’oltremanica. Fabrizio Ravanelli ha creato un’esultanza che ha fatto storia. Maglia alzata a coprire il viso e canotta della salute in bella mostra. Chi di voi attaccanti non l’ha rispolverata almeno una volta durante il calcetto del giovedi con gli amici, esibendo una panza da record?

4. La smitragliata di Gabriel Omar Batistuta

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Quante vittime sono cadute sotto la raffica di colpi del Re Leone. Quante smitragliate sotto la Fiesole, con il pubblico in festa e le mani di Gabriel Omar Batistuta che, una dietro l’altra, sparavano colpi immaginari al cuore dell’avversario. Una delle icone degli anni ’90. Alzi la mano chi non ha mai smitragliato dopo un gol, ovviamente brutto e inguardabile, su un campo di quindicesima categoria, vedendosi rispondere con le smitragliate vere dei fucili a canne mozze.

3. Le capriole di Faustino Asprilla

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Riportate in auge in tempi recenti da Oba Oba Martins le capriole avevano un unico padrone, El Pulpo de Tulua, Faustino Asprilla. Si faccia avanti chi di voi non si è spaccato l’osso sacro tendando di emularlo in giardino,i più spavaldi in qualche campo di periferia. Risultato sempre lo stesso: culo a terra e sogni che tornavano al Tardini, teatro di quello spettacolo.

2. L’inchino di Marcelo Salas

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Se siete cresciuti senza idolatrare il Cile di Salas e Zamorano non siamo sicuri di volervi conoscere. Marcelo Salas, El Matador., ha trasformato tutti i campi in cui ha giocato in piccole Plaza de Toros. L’inchino , con un ginocchio poggiato sull’erba ed un dito rivolto al cielo, rientra di diritto tra le migliori esultanze di sempre.

1. Il trenino del Bari

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Il Bari segnava, il San Nicola esplodeva di gioia. Protti, Tovalieri, Gautieri, Pedone, Amoruso, chiunque capitasse nei paraggi. Si inginocchiavano, si afferravano le caviglie e iniziavano a macinare chilometri. In quanti hanno sognato di prendere il trenino che passava da Bari? Ogni volta che ci ripensiamo, torniamo bambini, Un’icona della nostra infanzia, un modo di festeggiare tornato di moda durante la scorsa stagione. Ma due come Protti e Tovalieri forse non torneranno mai più.

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