Essere Simone Inzaghi Essere Simone Inzaghi
È l’undicesimo del secondo tempo del Derby di ritorno di Coppa Italia. Il risultato è in parità e la Roma è quasi fuori. Ma... Essere Simone Inzaghi

È l’undicesimo del secondo tempo del Derby di ritorno di Coppa Italia. Il risultato è in parità e la Roma è quasi fuori. Ma nel calcio non si sa mai. Perché il Calcio è pieno di remuntade clamorose.

Ma il 4 aprile 2017, questo genere di evento non è previsto. Milinkovic vede la Roma scoperta e serve in profondità Immobile, tenuto in gioco da Rudiger.

Il numero 17 laziale si invola verso la porta avversaria. Tra Ciro e il goal che chiude definitivamente la pratica qualificazione c’è solo il grande prato verde tanto caro a Morandi e nulla più. Nemmeno Alisson.

Perché in quel momento nessun portiere al mondo potrebbe opporsi a quella fuga così bella e solitaria.




Ma il bomber della Lazio non è solo. A bordo campo, ad accompagnarlo in quella cavalcata trionfale, c’è uno che adesso è il suo allenatore ma che il giorno dopo compirà quarantuno anni. E Stephen King, non uno qualsiasi, afferma che l’età migliore per un uomo adulto è proprio quella lì.

Quarantuno anni.

Anche se qualcuno seduto in panchina sulla sponda opposta non la pensa proprio così. Quell’uomo così elegante che corre a bordo campo in linea con il suo attaccante è Simone Inzaghi. Uno che pensa da allenatore ma vive ancora il campo come un giocatore. Uno che sta invidiando Ciro in quel momento perché quella palla l’avrebbe voluta lui.

E forse magari vorrebbe anche urlarglielo: “Passa! Sto solo!

Uno che se avesse un joypad, farebbe fare al suo centravanti, esattamente quello che farà poi. E che probabilmente gli ha spiegato come farlo, durante i suoi meticolosi allenamenti. Inzaghi è lì. Giocatore non visto di un’azione studiata a tavolino.

Inzaghi corre. Accompagna Ciro fino alla porta. Fino alla gloria. Inzaghi esulta. Come se avesse segnato lui. Inzaghi è uno e trino. Allenatore, giocatore e compagno di squadra.

Perché Inzaghi è riuscito laddove molti hanno fallito. Perché Inzaghi ha studiato il suo passato e l’ha trasformato in futuro. Giorno dopo giorno. Perché Inzaghi non è più Simone, il fratello scarso di Pippo. Ma da qualche mese ormai, è Pippo ad essere il fratello scarso di Simone.

Ed essere Simone Inzaghi, adesso, a Roma, è la cosa più fica che c’è.

Alessandro Aquilino
twitter: @kempes75