Essere dominanti, essere Sergej Milinkovic-Savic Essere dominanti, essere Sergej Milinkovic-Savic
Ci ho pensato e ripensato: non c’è un termine più adatto di dominante. Facciamo cosi, anzi, vi sfido a trovare un aggettivo più calzante... Essere dominanti, essere Sergej Milinkovic-Savic

Ci ho pensato e ripensato: non c’è un termine più adatto di dominante.

Facciamo cosi, anzi, vi sfido a trovare un aggettivo più calzante che racchiuda tutte le caratteristiche di Sergej Milinkovic-Savic, il padrone incontrastato del centrocampo biancoceleste.

Non c’è, a mio avviso, semplicemente perchè dominante comprende tutte le qualità tecniche e fisiche del calciatore, ponendole ad un livello di superiorità che il semplice termine completo, per usare un altro aggettivo che pure calzerebbe a pennello per descrivere il serbo, non è in grado di fare.

Sergej Milinkovic-Savic, in questi tre anni biancocelesti, ha dimostrato di saper fare tutto e di essere in grado di farlo con un’efficacia con pochi eguali, sicuramente per quel che riguarda il nostro campionato, ma anche esportando il discorso a livello europeo non cambierebbe di molto l’assunto.

Struttura fisica superiore: un carrarmato che rade al suolo tutto ciò che gli si pone davanti al cammino, in grado di utilizzare con la medesima maestria l’artiglieria pesante così come quella leggera.

Non fatevi però ingannare da quel metro e novanta per quasi ottanta chilogrammi: Milinkovic-Savic, se vuole, può essere un trattato di tecnica e tricks da fare invidia a molti trequartisti attualmente in circolazione.

Diciamo la verità, quando è arrivato alla Lazio, per 10 milioni di euro dal Genk, in pochi lo conoscevano. Difficile che qualcuno lo avesse visto giocare al Vojvodina, anche se su Claudio Onofri non metteremmo la mano sul fuoco, squadra serba in cui ha esordito prima a livello giovanile e poi tra i professionisti.

Più facile invece che qualcuno lo abbia notato negli Europei di categoria, nel 2013 con l’under 19 e soprattutto due anni più tardi, con l’under 20, quando è stato votato come uno dei giocatori migliori del torneo contribuendo alla conquista della medaglia d’oro della sua Serbia.

Al suo approdo in maglia biancoceleste, dopo una stagione in Belgio, si parlava di un centrocampista straripante dal punto di vista fisico dotato anche di una buona tecnica di base, descrizione che, data la stazza molto imponente del calciatore, poteva voler dire tutto e il contrario di tutto. L’inizio, in effetti, non è stato dei più facili in quanto il Sergente, come viene chiamato dai suoi tifosi, ha dovuto fare i conti con un campionato ben diverso, con tutto il rispetto, da quello belga. Altri ritmi, altra fisicità, altro livello competitivo, tutti fattori che necessitano di un fisiologico periodo di adattamento.

Se c’è però una cosa che Milinkovic-Savic ha mostrato fin dai primi giorni è la straordinaria capacità di adattamento unita alla velocità di apprendimento, che si sono tramutate in un miglioramento netto e costante, partita dopo partita e anno dopo anno.

Nel cuore dei tifosi laziali ha fatto breccia quasi subito, nonostante il rischio più che concreto che ad ammirarne le gesta, nella sua prima stagione in Italia, fossero i tifosi della Fiorentina. Già perchè non tutti ricordano che il colosso serbo aveva già praticamente firmato il contratto con i Viola, salvo poi tirarsi indietro all’ultimo secondo, come riportato da molte testate sportive all’epoca, scoppiando addirittura in lacrime al momento di comunicare il rifiuto.

Il resto è storia recente: i due gol nel derby di semifinale di Coppa Italia dell’anno scorso, decisivi per l’approdo in finale, prestazioni sempre in crescendo che ne hanno fatto il perno assoluto del centrocampo di Inzaghi. Una mezzala che farebbe comodo a tutte le grandi squadre che lottano, almeno sulla carta, per la vittoria del campionato. Un trascinatore silenzioso che fin da subito ha preferito far parlare il campo piuttosto che la bocca. Un calciatore, quello che ammiriamo oggi, che ha pochissimi punti deboli e un arsenale di frecce al proprio arco pressochè infinito.

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Recentemente Tare, Ds della Lazio, ha dichiarato che in questa estate hanno ricevuto un’unica offerta importante per il calciatore. Difficile capire se stesse bluffando o se ancora sono in pochi quelli che hanno capito il reale valore di questo ragazzo che, giova ricordarlo, ha solo 22 anni.

Quel che è certo è che se dovesse continuare la sua crescita, come accaduto in questi primi due anni italiani e come l’inizio del suo terzo anno lascerebbe presagire, potrebbe diventare una miniera d’oro per Lotito, qualora decidesse di privarsene, con sommo malcontento dei tifosi dell’aquila biancoceleste che nel Sergente ripongono le proprie speranze, protette da quella corazza inscalfibile.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo