Erick Pulgar, lo sparviero di Antofagasta Erick Pulgar, lo sparviero di Antofagasta
L’immagine è quella di Bologna. La città emiliana, con le sue mille osterie, i suoi portici e la vista mozzafiato dei suoi colli. Un... Erick Pulgar, lo sparviero di Antofagasta

L’immagine è quella di Bologna.

La città emiliana, con le sue mille osterie, i suoi portici e la vista mozzafiato dei suoi colli. Un panorama unico ed universalmente riconosciuto e riconoscibile, di quel rosso che si estende a perdita d’occhio, sprigionato dal colore delle tegole dei tetti delle case. Una vista che difficilmente si può dimenticare.

Uno sguardo all’orizzonte, il futuro che appariva essere nebbioso, come quello di certe mattine d’inverno. Poi la primavera che esplode, la natura che rifiorisce, esattamente come il momento di transizione vissuto dalla squadra e dai tifosi del Bologna. Un’umiliante zero a quattro subito a domicilio per mano del Frosinone, quel pomeriggio, al momento rappresenta forse lo “sliding door” decisivo.

Filippo Inzaghi saluta, esonerato. “Grazie Mister, ma così non si può andare da nessuna parte”. Pensiamo sia questo il pensiero condiviso di buona parte della gente di Bologna. Il suo posto lo prende Sinisa Mihajlovic, serbo ma da una vita in Italia. L’allenatore cresciuto nel mito di Vujadin Boskov torna così a sedersi sulla panchina emiliana a poco meno di dieci anni esatti dall’ultima volta. E come dieci anni fa, il Bologna guidato dal suo condottiero serbo, riaccende immediatamente quella scintilla che sembrava ormai spenta.

I rossoblù ritornano a giocare un calcio accettabile, ma ciò che più conta, tornano a fare punti. Fino a rialzarsi definitivamente, uscendo dalle sabbie mobili della zona retrocessione. Rischiarendo così quell’orizzonte che dai colli adesso è molto più nitido, centrato sul presente e soprattutto posizionato con il mirino su una nuova stagione in Serie A, possibilmente senza tanti patemi d’animo. Senza quell’angoscia che una squadra ed una tifoseria gloriosa come quella del Bologna, non meriterebbe di viver mai.

Uno dei principali artefici del momento positivo in casa rossoblù è senza ombra di dubbio alcuno il centrocampista cileno Erick Pulgar. Grazie ai suoi gol (sei nelle ultime sette di Campionato), alle sue traiettorie diaboliche da calcio d’angolo o di punizione, il Bologna è riuscito ad ottenere quei punti che al momento gli permettono di guardare con più serenità al finale di Campionato. Il cileno si è scoperto all’improvviso bomber, facendo la fortuna del suo allenatore, dei suoi compagni e di tutta la sua squadra in generale.

Erick Antonio Pulgar Farfan, nasce ad Antofagasta in Cile, il 15 gennaio del 1994. Dopo l’infanzia trascorsa nella sua città, entra a far parte delle giovanili del Deportivo Antofagasta, squadra con la quale debutta tra i professionisti ad appena 17 anni nella serie B cilena. Nei primi anni della sua carriera, gioca stabilmente da difensore centrale, finché nella stagione 2013, dopo aver ottenuto la promozione in serie A, inizia ad essere schierato a centrocampo, prima da mezzala, poi da regista davanti alla difesa. La conformazione fisica, il modo di giocare, la propensione alla lotta e al voler sempre avere la meglio sull’avversario di turno, gli valgono il soprannome di Sparviero di Antofagasta. La stagione 2014, è quella del grande salto per Pulgar. Gioca trentadue partite con la maglia della squadra che l’ha lanciato e al termine dell’annata viene acquistato da una delle più grandi squadre cilene e sudamericane in generale: l’Universidad Catolica.

I “Los Cruzados” giocano un calcio semplicemente meraviglioso, Erick Pulgar detta i tempi in cabina di regia e non disdegna inserimenti e conclusioni a rete verso la porta avversaria, questa sua attitudine gli consente di segnare ben sette gol in trentacinque presenze. Ottimo bottino per un centrocampista centrale. Le prestazioni del giovane cileno non passano inosservate agli occhi di un grande cultore dell’estetica applicata al gioco del calcio. Jorge Sampaoli, all’epoca Commissario Tecnico della Nazionale maggiore del Cile, lo convoca in pianta stabile. Con la maglia de “La Roja”, Pulgar vincerà poi la Coppa America del 2016.

Nella stagione 2015-2016 però arriva la grande chiamata. Il telefono squilla dall’Europa, più precisamente dall’Italia. A volerlo fortemente è il Bologna che si assicura le sue prestazioni. L’impatto con il calcio italiano non è dei più semplici, i ritmi sono diversi, gli avversari anche. Il Cile e il Sudamerica a queste latitudini sono solo un lontano ricordo. Pulgar ci mette un po’ per ambientarsi, termina la prima stagione giocando solo tredici partite. Va un po’ meglio nella seconda e nella terza annata, diventa rigorista e battitore di punizioni e calci d’angolo, il minutaggio cresce ed arrivano anche i primi gol, quattro spalmati appunto in due anni.

Fino all’exploit dei giorni nostri, fino ai gol a ripetizione che stanno servendo al Bologna per mantenere la categoria, cosa che non sembrava affatto scontata non più tardi di un mese e mezzo fa. Erick Pulgar con la grinta tipica dei giocatori che provengono da quel “pezzetto di Mondo”, sta dimostrando a tutti di essere un giocatore importante, sul quale poter fare sicuro affidamento.

Immaginiamo che per ciò che concerne i calci piazzati, poter sfruttare giornalmente i consigli di uno specialista assoluto qual è stato Sinisa Mihajlovic, sia altresì importantissimo. Il Bologna si sta godendo il suo Sparviero cileno, la lotta salvezza non è ancora terminata, ma anche grazie a Pulgar le ultime partite possono essere affrontate da una posizione di vantaggio rispetto ai diretti avversari.

Erick Pulgar a venticinque anni, sta sicuramente vivendo una delle sue migliori in stagioni in carriera. Poco sponsorizzato a livello mediatico, sta invece dimostrando in campo di avere le caratteristiche giuste per prendersi le responsabilità quando contano e soprattutto di avere i mezzi tecnici e mentali per poter giocare in un ruolo delicatissimo, come è quello del regista davanti alla difesa.

Lo Sparviero di Antafagosta è esploso all’improvviso in tutte le sue qualità ed immaginiamo non abbia nessuna voglia di fermarsi.

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo

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