Di aneddoti su Paolo Montero ce ne sono a centinaia. Sono aneddoti che ci raccontano di un personaggio straordinario, che probabilmente, nel calcio di...

Di aneddoti su Paolo Montero ce ne sono a centinaia. Sono aneddoti che ci raccontano di un personaggio straordinario, che probabilmente, nel calcio di oggi, non sarebbe visto di buon occhio. Abbiamo cercato di raccogliere 10 perle ( o pigne, che a lui piacerebbe così) che hanno caratterizzato tutta la sua carriera. Ci sono sue dichiarazioni, racconti di vita vissuta e testimonianze commosse di compagni di squadra, avversari e allenatori.

In queste 10 pigne c’è tutto Paolo Montero. Tutto quello che piace a noi.

1. Il terrore negli occhi degli attaccanti

Il ricordo, commosso, di David Trezeguet, uno che Montero lo ha avuto per compagno. E, anche in allenamento, non doveva essere semplicissimo avere a che fare con Paolino.

Personaggio bellissimo. Era uno tra i più importanti nello spogliatoio. Ti faceva capire cos’era la Juve. Per lui contava la domenica: durante la settimana liberi tutti, ma la domenica sapevi che contavi su un grosso giocatore. Gli avversari avevano paura. Lo vedevo il terrore negli attaccanti: si spostavano dall’altra parte, se c’era Paolo nei paraggi. La sua tecnica era: il primo intervento deve essere duro per far capire immediatamente che aria tira. E poi parlava agli avversari in continuazione, li faceva impazzire, era davvero temutissimo.

(David Trezeguet)

2. Il codice d’onore

Noi, a Paolo Montero, non andremmo a dare fastidio nemmeno per tutto l’oro del mondo. Ve lo giuriamo sul nostro Signore Iddio.

“Una mattina, alle quattro, eravamo all’aeroporto di Caselle. Tornavamo da Atene, avevamo appena fatto una figuraccia in Champions League contro il Panathinaikos ed abbiamo trovato ad aspettarci un gruppetto di ragazzi che non ci volevano esattamente rendere omaggio. Al passaggio di Zidane l’hanno spintonato ed è stata la loro condanna. Non a morte, ma quasi. Montero ha visto la scena da lontano, si è tolto gli occhiali con un’eleganza che pensavo non gli appartenesse e li ha messi in una custodia. Bel gesto, ma pessimo segnale, perché nel giro di pochi secondi si è messo a correre verso quei disgraziati e li ha riempiti di botte. Aiutato da Daniel Fonseca, un altro che non si faceva certo pregare. Paolo adorava Zizou, io adoravo anche Paolo, puro di cuore e di spirito. Un galeotto mancato, ma con un suo codice d’onore”.

(Carlo Ancelotti)

3. In cerca di rogne

Bei tempi, quando si poteva andare a caccia di rogne e ceffoni negli spogliatoi degli stadi più belli d’Italia.

Al termine degli incontri con qualche squadra, andavamo sempre nello spogliatoio avversario per cercare la rissa. Una volta ho litigato con Toldo e poi lui, che è molto più grosso di me, mi ha tirato un pugno. Per fortuna non mi ha colpito perché mi sono abbassato, quindi io gliene ho tirato un altro, però non l’ho preso neanche. Alla fine sono venuti Davids, Tudor, Iuliano, tutti, ma non c’è stato nessun problema, succedeva sempre con tante squadre, cose così. Con la Salernitana quando giocava Gattuso. Con il Milan invece c’era il massimo rispetto, non abbiamo mai discusso.

4. Sono fatto così

L’indole e il carattere non si possono cambiare. Siamo come siamo, non c’è niente da fare. Nessuno può dire a Paolino che lui è cattivo, ma, soprattutto, in campo siamo tutti avversari, senza concessioni.

Sono fatto così, ma non dite che sono cattivo, questo lo possono dire solamente i miei genitori. Il fatto è che gioco sempre per vincere; negli spogliatoi stringo la mano agli avversari, certo, ma in campo nessuna concessione.

5. Il rigore di Manchester

Manchester, finale di Champions League dell’anno 2003, tra Milan e Juventus. Marcello Lippi è a corto di rigoristi, e chiede a Paolo Montero se se la sente. Ecco, secondo voi Paolo Montero è uno che può dire “Mister, non me la sento?”. Quel rigore fu uno dei più brutti mai calciato su un campo di calcio. Ma c’è una spiegazione, per questo.

In gare ufficiali non ne avevo mai tirati prima in vita mia. Ma a fine gara Mister Lippi viene da me e mi dice “Paolo te la senti?” Cosa avrei potuto rispondergli? Avrei fatto di tutto pur di vincere quella sera. Di tutto.

6. A fare serata con l’amico Mark

Avremmo voluto essere anche noi in quella macchina, a far baldoria con Paolo Montero e Mark Iuliano. Che sogno che sarebbe stato!

Ogni volta che si vinceva, partiva subito la macchina per Milano. Di feste ne ho vissute parecchie, però oggi sono sposato e non si possono raccontare. Quante serate con il mio amico Mark (Iuliano, ndr). Era un vero conquistatore, ed io gli facevo da spalla. Quando andavamo a ballare ed incontravamo tifosi della Fiorentina o del Torino era facile che succedesse qualcosa. Una volta a Viareggio è finita a cazzotti e ci hanno sbattuto fuori dalla discoteca, ma per fortuna ho convinto Mark a lasciar perdere perché erano una decina e ci avrebbero ammazzato di botte.

7. Dignità

Certo, Paolino detiene, con orgoglio, il record di espulsioni in serie A, con ben 17 rossi racimolati. Ma il nostro eroe ha anche una dignità, e su questo non si scherza.

“Ho il record di espulsioni ma anche una dignità: non andavo poi a piangere dai giornalisti come oggi fa qualcuno…”

8. Notti brave

Paolo Montero la serata libera la prende sul serio.Maledettamente sul serio. Se si esce a far baldoria con Mark Iuliano mica ci si può presentare poi all’allenamento in condizioni decenti. Poi si vedrà cosa dire all’allenatore.

Una volta durante il precampionato Ancelotti ci lasciò una serata libera. Io esagerai ed il giorno successivo mi presentai agli allenamenti in condizioni pietose, tanto che la società disse ai giornalisti che ero influenzato. Mi volevano cacciare, ma per fortuna il mister insistette perché restassi e mi salvò.

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