Emanuele Giaccherini, quando i sogni diventano realtà Emanuele Giaccherini, quando i sogni diventano realtà
Talla è un paesino di appena mille anime in provincia di Arezzo. Si conoscono tutti, si incontrano al bar o dal panettiere e si... Emanuele Giaccherini, quando i sogni diventano realtà

Talla è un paesino di appena mille anime in provincia di Arezzo.

Si conoscono tutti, si incontrano al bar o dal panettiere e si danno del tu con stima e affetto, tanto anche se non ti ricordi come si chiama quel tizio, almeno un paio di volte in paese l’avrai già visto quindi, meglio lasciare da parte le formalità. Lasciamole a quelli delle grandi città.

Qui i ragazzini si divertono prevalentemente con 3 cose: pescare le trote con le mani, suonare i campanelli delle case dei vecchietti e scappar via ed infine rincorrere un pallone, sì perché il calcio in Italia è ovunque, non conta essere di Milano o di Talla, conta la passione e quella nel nostro paese non  manca di certo.

La domenica in questo piccolo comune è sacra, e come in buona parte delle penisola, ci si ritrova tutti la mattina alla chiesa di San Nicolò, poi il pranzo domenicale tipico rustico toscano fatto di pasta fresca, ragù e cacciagione, ed infine si va a vedere l’Unione Sportiva Talla, la classica società di calcio di provincia che fa su e giù dalla terza alla prima categoria e che scalda gli animi di quei 50/60 tifosi che, quasi esclusivamente quando gioca in casa e quando il big match di serie A non è alle 15, la seguono con trasporto e passione.

Il calcio di provincia è questo, è quasi un contorno del caffè o del bianchino che vai a prende al “bar del campo” tra una briscola e uno scopone scientifico. 

Chi si fa le ossa in provincia e arriva nelle competizioni importanti non dimentica da dove arriva, lo vedi da quando impacciato risponde alle domande dell’intervistatore di turno o posa per la foto prima di una partita di Champions League.

Gli occhi sono gli stessi, sono gli stessi di quando fino a pochi anni prima attaccava le figurine immaginandosi di giocare con quei campioni dei quali sta ripercorrendo le orme.

Questo è proprio quello che è successo ad Emanuele Giaccherini, un giocatore di provincia con nel destino, marchiato a fuoco, il grande calcio.

Giaccherini la gavetta sui campi di terra battuta l’ha fatta eccome, ma forse in quel periodo neanche immaginava come sarebbe stata la sua carriera. 

Quando hai nel sangue la passione per il calcio ma cresci in un piccolo paese, vivi il calcio in modo genuino, vero, senza troppi pensieri su carriera e trionfi.

Emanuele ha pensato anche di smettere a credere nel calcio vero, un diploma da perito meccanico lo aveva e il mondo del lavoro non lo spaventava.

In C2 ci poteva giocare ed anche ad ottimi livelli questo era certo, Forlì, Bellaria e Pavia ne sono la dimostrazione, ma il suo cartellino appartiene al Cesena, una realtà che fra alti e bassi un suo posto in serie B l’ha spesso trovato.

Stringe i denti e prova un altro anno, questa volta proprio a Cesena.

Pierpaolo Bisoli crede in lui e con la promozione del 2009 il sogno serie B può iniziare.

Obiettivo raggiunto: il nome “Emanuele Giaccherini” arrivato da Talla è nel calcio che conta, la serie B Italiana è un campionato di tutto rispetto, ne può andare fiero.

Ma quando le più belle storie sembrano arrivare all’epilogo tanto sognato, possono succedere 2 cose: sprofondare nel baratro, o salire ancora di più.

Sembra un sogno per Emanuele giocare addirittura in serie A, ma è realtà, più bella addirittura del più bel sogno mai fatto, il gol del raddoppio al Milan nella vittoria in casa per 2-0 il giorno dell’esordio di Ibrahimovic in maglia rossonera ne è la prova, tutti aspettano Ibra ma a far impazzire il pubblico con una galoppata in contropiede e un sinistro ad incrociare che supera Abbiati, bacia il palo e si insacca è proprio lui: Emanuele Giaccherini, in arte “Giaccherinho”.

Però a Cesena non è ancora “Giaccherinho”, lo diventerà grazie ad Antonio Conte alla Juventus.

Alla Juventus? Si, proprio alla “Vecchia Signora”, che si innamora della sua grinta e della sua duttilità e lo porta a Torino.

Incredibile, da Talla a Torino, dal calcio di provincia polveroso e aggressivo, , sfarzoso ed elegante.

A Torino “il Giacche” oltre ad esordire in Champions, si conquista anche una maglia della nazionale, Prandelli lo porta con sé in Polonia e Ucraina ad Euro 2012 e lui tornerà a casa con una dignitosa medaglia d’argento come tutta la nazionale Azzura.

Una passione per la maglia azzurra confermata anche ad Euro 2016;  gli infortuni di Verratti, Marchisio e Montolivo hanno aperto la strada a questa nazionale operaia e grintosa che ci ha fatto sognare fino ai rigori contro la Germania, una nazionale alla quale riconoscere il prezioso risultato ottenuto, Giaccherini su tutti.

La parentesi Sunderland, Bologna e Napoli, sono altri tasselli che dimostrano le qualità di questo centrocampista (esterno, mezz’ala, seconda punta: decidete voi dove avete bisogno, al resto ci pensa lui con cuore e polmoni).

Oggi al Chievo a 35 anni è tornato in Serie B, il campionato che inizialmente sembra essere il suo obiettivo più grande ma che in realtà si è dimostrato essere solo una rampa di lancio.

L’avrà sognata tante volte la sua possibile carriera quando era bambino e gironzolava tra le mille anime del suo minuscolo paesino di origini, e la “battaglia”contro chi non credeva in lui può definirsi pienamente vinta, perché come diceva Nelson Mandela, “un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”.

Tanti Auguri Giacche!

Matteo Brunelli
twitter: @matteobrunelli7