Il primo tempo sta per finire. Diego Costa è appena rientrato in campo, dopo essere stato curato, medicato e abbondantemente fasciato dopo un colpo...

Il primo tempo sta per finire. Diego Costa è appena rientrato in campo, dopo essere stato curato, medicato e abbondantemente fasciato dopo un colpo in testa ricevuto da Fernandinho, una gomitata fortissima che avrebbe fatto stramazzare al suolo chiunque, ma non il brasiliano naturalizzato spagnolo, sicuramente. Diego Costa, invece di rimanere a terra a lagnarsi, frignare e chiedere l’espulsione dell’avversario si alza, cerca con lo sguardo il centrocampista del City. A fine primo tempo Azpilicueta lo deve trattenere a forza, e ce ne vuole parecchia, perchè Diego vorrebbe già farsi giustizia da solo.

E’ l’immagine che ci è rimasta in testa più a lungo di Manchester City-Chelsea, ma è solo uno dei tanti motivi, non l’unico di certo, che ci fanno amare la Premier League in maniera così viscerale. Perchè una partita del genere, una partita come quella vista oggi, ci fa capire che, come detto da Paolo Di Canio in telecronaca, che il campionato inglese è uno sport a parte, uno sport che vive di intensità, agonismo e fame. Uno sport che, per la maggior parte del tempo, è quello che ci piace vedere su un campo di calcio: squadre che lottano a un ritmo indemoniato, anche senza dover per forza fare grande calcio, ma sempre e comunque mettendoci tutto, mettendoci l’anima e i polmoni.

Perchè vedere uno come Fernandinho correre per tutto il campo a randellare chiunque osi passare dalle sue parti, vedere uno come Diego Costa lottare su ogni singolo pallone, sgomitare, lottare, cadere, rialzarsi, cadere di nuovo e rialzarsi più veloce di prima ci accende una scintilla. Perchè uno come Yaya Tourè ti fa capire che il fisico e la tecnica possono convivere, e che anche se sei un gigante di quasi un metro e novanta puoi anche avere dei piedi da ballerina, che di tanto in tanto fanno partire dei missili senza pietà.

In Premier nulla è scritto. Anche una squadra sotto di tre gol continua a lottare e può rientrare in partita, spinta dall’entusiasmo del suo pubblico. E se poi non riesce a segnarli, quei tre gol, continua comunque a dare tutto per onorare lo spirito del gioco e soprattutto il cuore dei tifosi, quei tifosi che hanno dato la voce per loro. In Premier l’atmosfera spesso è tutto. Magari ci siamo lasciati ingannare anche noi, che confondiamo un prato curato, delle tribune vicine al campo e un gioco fisico con uno spettacolo imperdibile. Magari ci siamo lasciati ingannare anche noi, abituati al triste spettacolo degli stadi italiani, ci siamo fatti abbagliare dai lustrini della Premier, dal vestito buono indossato per coprire le magagne di un calcio che comunque non è e non sarà quello dei nostri padri o dei nostri fratelli più grandi.

Magari ci direte che siamo esterofili e che l’erba del vicino è sempre più verde. Ma oggi, per noi, la Premier League è il campionato più bello del mondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro