I conti, lo sappiamo, si fanno sempre alla fine. Ma il bello di questo maledetto sport che ci ostiniamo a seguire con troppa passione,...

I conti, lo sappiamo, si fanno sempre alla fine. Ma il bello di questo maledetto sport che ci ostiniamo a seguire con troppa passione, è che all’inizio di ogni campionato, per quanto effimera possa essere questa sensazione, partiamo tutti a pari punti.

In Liga, quest’anno, ve l’abbiamo già raccontato, c’è una squadra particolare, che sembra destinata a fare una breve apparizione al ballo dei grandi, in stile Cenerentola, per poi salutare di nuovo tutti e tornare in categorie che le competono maggiormente. E’ la storia della Sociedad Deportiva Eibar, squadra dell’omonima cittadina basca che quest’anno ha per la prima volta l’onore di potersi sedere al tavolo delle grandi del calcio spagnolo.

Dopo la promozione avevano faticato a racimolare i 2 milioni di euro di capitale sociale necessari all’iscrizione: ce l’hanno fatta, e per questo ieri, al piccolo Estadio Municipal de Ipurua, casa dell’Eibar, c’erano 5200 anime pronte a sussultare per ogni passaggio, ogni giocata, ogni sicuro minuto di sofferenza del derby basco contro la Real Sociedad.

Si, 5200, probabilmente quelle che riempiono un minuscolo spicchio del Santiago Bernabeu o del Camp Nou. Ma immaginiamo che, ad Eibar, ieri nessuno avrebbe fatto a cambio, nessuno avrebbe voluto applaudire Cristiano Ronaldo, James Rodriguez, Leo Messi o Neymar. Nessuno.

5200 anime, più quelli che la partita la seguono dai balconi dei palazzi che si affacciano sul teatro dei sogni della gente di Eibar. Un’immagine romantica che ci fa credere ancora che anche nel calcio dei grandi, dei milioni, degli sponsor che tutto pretendono, ci sia spazio per il vero animo gentile del pallone.

In una cornice intima, tutto diventa più bello, tutto sembra più magico, tutto sembra più nostro. E così, quando Alfonso Alvarez Izquierdo dà il calcio d’avvio ad Eibar-Real Sociedad, gli spettatori si tirano pizzicotti a vicenda: è iniziata la nostra prima stagione in Liga.

Ci siamo, siamo qui anche noi. Adesso le chiacchiere stanno a zero, adesso parla il campo. E forse, del campo i tifosi dell’Eibar hanno un pochino di paura, visto che sulla carta sono inferiori a quasi tutti, anche a questa Real Sociedad che oggi è qui di scena, pronta a indossare la maschera del cattivo e a rubarci i sogni, a strapparci il cuore dal petto e iniziare a farci piangere lacrime amare.

In campo ci sono 22 spagnoli, una rarità di questi tempi. In panchina, tra i baschi di casa, c’è anche Federico Piovaccari, che si sta guadagnando la fama di ambasciatore del calcio italiano all’estero e che sembra fatto dal sarto per un’avventura del genere. Ma oggi le luci della ribalta non sono per lui, per bomber Piova ci sarà tempo. Oggi è il giorno dell’Eibar. E i rossoblu partono all’arrembaggio, con l’inconscienza tipica di chi sa che non ha niente da perdere.

Ci sarà tempo per arroccarsi in difesa, oggi abbiamo il vestito della festa. Il portiere avversario Zubikarai compie un paio di interventi prodigiosi, poi al minuto 45 c’è un calcio di punizione per l’Eibar. Quello che i telecronisti amano chiamare “corner corto”, con il pallone perpendicolare all’area di rigore, quasi attaccato alla linea di fondo.

Sul pallone va Javi Lara, 28enne centrocampista centrale al debutto anche lui nella massima serie spagnola. Da quella posizione si mette il pallone in mezzo, e forse è quella l’intenzione di Javi Lara, che osserva i suoi compagni a centro area. Il pallone però si inarca, prende una traiettoria a giro inspiegabile, va a sbattere sull’incrocio dei pali e si insacca in porta. L’intenzione di Javi Lara è ora ininfluente, chi se ne frega se voleva crossare, tirare, o spedire il pallone su Marte. Uno a zero per l’Eibar, questo conta. Fine del primo tempo.

Nella ripresa la Real Sociedad attacca, e si mangia un paio di gol a tu per tu col portiere. Anche all’ultimo respiro, su un mischione inverecondo, Inigo rischia di buttarla dentro, ma Xabi Irureta, il numero uno rossoblu, si salva ancora una volta. Tocca anche tirare qualche calcione e beccarsi qualche cartellino giallo, per arrivare al novantesimo. Ma quello era stato messo in conto. 4 gialli a fine partita, due negli ultimi due minuti.

Ma chi se ne frega, ha fischiato, è finita! 1-0 per l’Eibar, i 5200 dell’Estadio Municipal de Ipurua si alzano in piedi e si abbracciano increduli, lo stesso fanno gli inquilini dell’enorme palazzone grigio che si affaccia sulla metà campo del rettangolo verde, che oggi forse sono i condomini più invidiati di Spagna. La salvezza è 3 punti più vicina, la favola è incominciata. Non svegliateci, per favore.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro