Edoardo e Chiara, il cuore grande del calcio Edoardo e Chiara, il cuore grande del calcio
A volte pensiamo che tutto ci sia dovuto, di aver ereditato, nel momento in cui siamo venuti al mondo, un sacrosanto diritto alla felicità,... Edoardo e Chiara, il cuore grande del calcio

A volte pensiamo che tutto ci sia dovuto, di aver ereditato, nel momento in cui siamo venuti al mondo, un sacrosanto diritto alla felicità, e diamo per scontato che quello che accade intorno a noi sia il frutto delle nostre azioni, del nostro impegno e delle nostre passioni.

Non ci facciamo caso, tante volte, al fatto che quella felicità che tanto abbiamo inseguito sia invece semplicemente appesa a un filo invisibile, ballerino, e certe volte anche un po’ bastardo.

Edoardo ha 30 anni, è un ragazzo come tanti altri, uno dei tanti, e quando riflette sulla sua vita, pensa proprio di essere felice. Ha un lavoro, nell’azienda di famiglia, e una grande passione, il calcio. Edoardo ha giocato per anni tra Eccellenza e Promozione, ha vinto 5 campionati, due dei quali nella squadra della sua città, Fucecchio, in provincia di Firenze. Insomma, è uno di quei tanti ragazzi che nel calcio ha trovato molto più che uno sport.

Ha sognato come tutti di diventare calciatore professionista, di vivere di quello, ma poi, come spesso accade, ha dovuto fare i conti con la realtà. Il lavoro è sempre più impegnativo, il tempo per allenarsi come vorrebbe è sempre meno, e così, decide di uscire dal campo e di tenersi il calcio solo come passione, vera, con gli amici.

Anche perché, nel frattempo, nella vita di Edoardo è entrata Chiara, e oh, se c’è una cosa che può competere con quel pallone, magari è proprio l’amore. Anche perché entrambi il cuore lo fanno battere. Edoardo e Chiara vanno a convivere, sognano un futuro insieme, costruiscono giorno dopo giorno un pezzo della loro nuova felicità insieme.

Solo che a un certo punto quel filo invisibile, ballerino e un po’ bastardo, decide di mettersi di traverso, di ribaltarsi, di buttare all’aria tutta quella felicità che Edoardo e Chiara si erano costruiti.

Una telefonata, un pomeriggio di settembre come tanti altri. Chiara che, con la voce tremante, in lacrime, racconta che durante una visita le hanno trovato due tumori, maligni, e che bisogna agire in fretta, bisogna combattere, bisogna mandarlo via a tutti i costi quel maledetto.

Edoardo, che pure è sempre stato uno abituato a lottare, si sente la terra cadergli sotto i piedi. “Come faccio?“, pensa. “Io, che il massimo del dolore, nella vita, l’ho provato quando ho perso la finale playoff per andare in Serie D?

E, invece, come accade a chi ha imparato a lottare sul campo da calcio, Edoardo trova la forza, tutta quella forza che solo l’amore può dare, e prova a trasferirla a Chiara. È dura, cavolo se è dura. Le terapie, gli interventi, la chemio che ti butta giù e sembra prendersi tutto quello che hai dentro, il tuo corpo che si ribella, lo specchio che ti restituisce l’immagine di una persona che non sei più tu. Ma è proprio guardandosi in quello specchio che Chiara, da vera combattente, riesce a trovare la forza per uscire, piano piano, da quell’incubo.

Le cure funzionano. Non è facile, c’è sempre la possibilità che tutto si capovolga, come nel finale di una partita. Edoardo, nel frattempo, fa tutto quello che può, si ricorda del suo vecchio amore, il calcio, e promette a Chiara che faranno, insieme, qualcosa di grande.Ti prometto che guarirai e che ti organizzerò una magnifica raccolta fondi con una partita di calcio. Chiamerò tutti i miei ex compagni delle varie squadre dove ho militato. Verrà fuori una cosa fantastica e tutto sarà per festeggiare la tua guarigione e per aiutare la ricerca. Nessuno si merita di stare così.

E così arriviamo ad oggi. Chiara sta meglio, il peggio sembra alle spalle. Ci vorranno degli anni per arrivare al triplice fischio finale, ma la luce in fondo al tunnel si fa sempre più vicina. E allora Edoardo decide che è arrivato il momento di organizzare quella partita che le ha promesso.

Una telefonata, due telefonate, dieci telefonate, cento telefonate. Il calcio ha un cuore grande, ed Edoardo lo scopre subito. Chiama tutti i suoi ex compagni, tanti avversari, ognuno chiama un conoscente, e allora ecco che si arriva a organizzare l’evento. Domenica 16 Giugno alle ore 21, allo stadio Tre Archi di Fucecchio, un nome eloquente, diretto come un tackle scivolato: Diamo un calcio al cancro. L’intero incasso verrà devoluto a AIRC e all’Associazione Senologica Internazionale di Pisa.

In breve arrivano le adesioni di personaggi importanti del calcio, che vogliono dimostrare il cuore di questo magnifico sport. Hanno promesso di esserci, tra gli altri, Luciano Spalletti, Renzo Ulivieri, calciatori e ex calciatori che hanno lasciato un pezzo di cuore in Toscana come Daniele Balli, Corrado Colombo, Alino Diamanti.

La dimostrazione che il calcio sa essere altro, che il calcio non è solo odio, razzismo, violenza. La dimostrazione che il calcio può essere il motore per stringersi attorno a chi vive una situazione difficile, da un momento all’altro. L’ennesima conferma che il calcio, in fondo, è tutta una questione di cuore.

Potete sostenere anche voi l’AIRC e l’ASI con una donazione: qui potete dare il vostro contributo all’AIRC, mentre invece  qui potete scoprire come donare all’Associazione Senologica Internazionale