Il calcio regala incroci che è difficile spiegare in due parole. Incroci che trascendono il calcio e finiscono dritti nella storia. La storia delle...

Il calcio regala incroci che è difficile spiegare in due parole. Incroci che trascendono il calcio e finiscono dritti nella storia. La storia delle persone, la storia del mondo. Domenica, all’Olimpico, Juventus e Roma scenderanno in campo per quello che, a ragione o a torto, è già considerata una partita scudetto, anche se anticipata, anche se ad agosto. Soprattutto dopo che entrambe, con modalità diverse, hanno steccato l’esordio trovandosi, chi più chi meno, a dover partire in salita.

E anche i due protagonisti di questa storia hanno avuto a che fare con una partenza in salita. Perchè nascere a fine anni ’80 nel cuore dei Balcani significa essere grandi abbastanza, qualche anno dopo, per capire quello che stava succedendo. Per capire che quelle che passano sopra la tua testa e si schiantano al suolo, quando ti va bene, a qualche centinaia di metri di distanza, sono bombe. Edin Dzeko, da Sarajevo, Bosnia Erzegovina. Mario Mandzukic, da Slavonski Brod, Croazia, a un tiro di schioppo dalla Bosnia.

Mario Mandzukic, da Slavonski Brod e dalla guerra, ci fugge presto, insieme alla famiglia, trovando riparo in Germania. Edin Dzeko sotto le bombe invece ci rimane, anche troppo. E’ il 1993, e lui, che ha 6 anni e qualcosa capisce, ma forse non tutto, vorrebbe solamente andare a giocare a pallone con gli amici, tutti i giorni, per tutto il tempo. Ma uscire fuori, con gli aerei e gli eserciti per strada, con i proiettili che volano e le granate che esplodono non è sicuro. L’assedio di Sarajevo è nel pieno del suo svolgimento. La mamma di Edin preferisce far piangere suo figlio e chiuderlo in casa, vietargli di andare al campetto, piuttosto che piangere il figlio, prima o poi. E infatti, un giorno le bombe, le granate, arrivano anche su quel campetto dove Edin e i suoi amici giocavano. Non c’era nessuno, fortunatamente.

Da Sarajevo e dalla Bosnia Edin Dzeko andrà via, nel 2007, per andare in Germania a giocare a pallone, ora che le bombe non ci sono più e il bambino che voleva uscire a giocare, intanto, è diventato un promettente cannoniere. Dalla Germania, invece, Mario Mandzukic con la sua famiglia è dovuto andare via, nel 1996, insieme ai profughi croati che in terra teutonica avevano trovato riparo. Ma il destino sa essere curioso, alle volte, anzi spesso. E nel 2010 Mario Mandzukic, dopo aver fatto vedere a tutta la Croazia quanto potessero essere affilati i suoi gomiti, potente e precisa la sua testa, capienti i suoi polmoni, si trasferisce in Germania. Ed è qui che i destini di Edin e Mario si incrociano.

Al Wolfsburg, dove Mario arriva a gennaio. Resteranno insieme solo 6 mesi. Sono giocatori diversi. Diversi tra di loro, ma diversi anche da quello che sono diventati oggi. Dopo quei 6 mesi Edin Dzeko volerà in Premier League, già da stella, Mario Mandzukic inizierà il processo di crescita che lo porterà al Bayern prima e all’Atletico Madrid poi, a battagliare su ogni pallone e a pressare le difese avversarie come non ci fosse un domani, rendendo l’uscita dalla zona difensiva difficile come una fuga da un assedio, una fuga dalle bombe.

Quest’estate, poi, il destino ha deciso di riportare sotto lo stesso cielo i due ragazzi. Mario prima, Edin poi. Le due principali candidate al tricolore decidono di puntare sui due ragazzi fuggiti dalla guerra. Sono giocatori diversi. Edin è diventato un cannoniere atipico, uno con il senso del gol di Pippo Inzaghi ma che di tanto in tanto può inventarsi la giocata da numero 10. Un carrarmato che però sa muoversi con estrema grazia. L’altro è diventato un corazziere d’assalto, l’uomo deputato a fare a sportellate con i difensori avversari per aprire l’area ai compagni d’attacco. L’uomo delle mille sponde e tocchi sporchi, l’uomo del lavoro duro al servizio della squadra. Ma che poi vai a vedere le statistiche e non è che abbia segnato tanto meno di Dzeko. Anche se Dzeko, va detto, negli ultimi anni era finito vittima della tremenda abbondanza dei Citizens in attacco.

Domenica, alle 18, saranno di fronte, a pochi metri di distanza, nel cerchio di centrocampo dello Stadio Olimpico di Roma. Chissà se l’avrebbero mai immaginato, Edin e Mario, solo pochi mesi fa, che sarebbero stati protagonisti di un giro così strano. Roma-Juve passerà anche e soprattutto dall’incrocio tra i due amici. Chissà se mentre scappavano dalle bombe e dalla guerra, avrebbero immaginato di guardarsi negli occhi e augurarsi buona fortuna, sorridendo prima di scendere a fare il loro sporco mestiere. 

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro