Se dovessi descrivere Patrik Schick con un solo aggettivo non avrei alcun dubbio. Direi eccezionale. Mi sembra quello più calzante, 187 centimentri per 73...

Se dovessi descrivere Patrik Schick con un solo aggettivo non avrei alcun dubbio.

Direi eccezionale. Mi sembra quello più calzante, 187 centimentri per 73 chili, cucito su misura per lui.

Eccezionale, badate bene, non per come si usa ora, spesso a sproposito, per descrivere qualcosa di genericamente bello. Eccezionale nel senso etimologico del termine: straordinario, unico, che deroga dalla norma.

Solitamente siamo stati abituati a pensare e vedere che classe sopraffina e concretezza non solo non vadano quasi mai a braccetto, ma il più spesso delle volte facciano addirittura a cazzotti tra loro.

Quante volte ci siamo trovati ad ammirare giocatori tecnicamente eccelsi e a pensare: “se solo avesse un briciolo di cattiveria e concretezza in più a quest’ora staremmo parlando di altro”. Sicuramente tante.

E’ indubbiamente presto, oggi, per trarre conclusioni: 21 anni da poco compiuti, un’evoluzione tattica e tecnica tutta in divenire e una serie di eventi impossibili da prevedere ora. Forse tra qualche anno sapremo realmente chi è Patrik Schick ed in quale schiera di calciatori è giusto collocarlo, intanto però ce lo godiamo e apprezziamo giocate che in questo campionato solo lui è riuscito a regalarci.

Ho ancora negli occhi la perla di ieri, ad esempio, in occasione del gol contro il Crotone. L’irreprensibile Crotone, direte voi. E non posso fare altro che darvi ragione e ricordarvi, tuttavia, che certe giocate bisogna comunque saperle fare, o almeno immaginarle, e che alla fine la squadra di Nicola si è portata a casa l’intera posta.

Mi ricordo ancora in estate, al momento di studio per il classico appuntamento fantacalcistico, di essermi imbattuto in un articolo del Secolo XIX, il quotidiano ligure che segue da vicino anche le vicende della squadra blucerchiata. Si era appena disputata un’amichevole in cui Patrik Schick aveva segnato uno dei tanti gol con cui la Samp aveva regolato la vittima designata di turno.

Più che Zlatan Ibrahimovic, giocatore al quale dice di ispirarsi, sembra qualcosa di lontanamente simile a Dennis Bergkamp, freddo ed elegante“.

Non ho potuto non pensare a queste parole, da prendere con mille pinze come ogni paragone azzardato del caso, dopo il primo controllo di ieri con il quale ha mandato al bar il povero Ferrari, con un movimento molto simile a quello che fece Dennis Bergkamp per realizzare uno dei suoi gol più belli, con la maglia dell’Arsenal contro il Newcastle.

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Non una giocata estemporanea, basti pensare che solo pochi minuti più tardi si è ripetuto con un doppio dribbling che ha mandato ai matti mezza difesa ospite.
Quello contro il Crotone è stato il decimo gol realizzato, un bottino enorme se pensiamo che Giampaolo spesso preferisce usare l’attaccante ceco come arma tattica dalla panchina. Un gol ogni 105 minuti circa di impiego, mica male.

E pensare che appena arrivato a Genova pochi lo avevano visto giocare e ne conoscevano le caratteristiche. Lo stesso tecnico blucerchiato, ammaliato dalle doti tecniche subito messe in evidenza, ha iniziato ad usarlo come trequartista, alle spalle delle due punte che in quelle prime amichevoli di ritiro erano Budimir e Cassano.
Un ruolo in questa Sampdoria già molto affollato che ha convinto Giampaolo a provarlo anche da attaccante puro, cosa che Patrik Schick si sente a tutti gli effetti.

Eleganza, abbiamo detto. Da tanto tempo non mi capitava di vedere un giocatore che puntasse il diretto avversario in maniera così costante, quasi scientifica, e riuscisse quasi sempre a saltarlo grazie ad una giocata di classe purissima. Con quel fisico poi bisogna scomodare nomi veramente importanti. Eleganza ma anche freddezza in zona gol, una caratteristica innata nella testa del giocatore, che di solito si acquisisce un po’ più in là con l’età.

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La cosa che mi ha subito colpito di lui è la sua freddezza sul campo, una dote importante per chi fa l’attaccante e che non è facile avere a 20 anni – Fabio Quagliarella

Sono passati solo pochi anni da quando Patrik Schick pensava di aver coronato il suo più grande sogno, ovvero quello di giocare per lo Sparta Praga, la sua squadra del cuore. Lui, nato in un paesino di nome Vestez, vicino alla capitale della Repubblica Ceca, che ha iniziato a giocare a calcio per strada all’età di 5 anni.

Da lì in poi un crescendo, rapido, che tuttavia non lo ha mai portato a perdere l’umiltà che lo contraddistingue, nonostante l’incredibile sfrontatezza nell’interpretare il gioco ed in particolare il duello con l’avversario diretto.

Arriva anche la chiamata in Nazionale maggiore e l’esordio, nel 2016, subentrando al suo calciatore ceco preferito: Tomas Rosicky.

Mi tremavano le gambe quel giorno

Poche parole, solo quelle strettamente indispensabili, non una di più. Questo è Patrik Schick.
Inutile dire che dopo l’ingresso in campo segna anche un gol, perchè vedendo questa prima parte di stagione in Italia dovreste avere intuito l’antifona.

Oggi il suo nome lo potete leggere su tutti i giornali, accostato a quello di grandi squadre, italiane ed europee. Perchè ciò che fa con quei piedi in campo sembra quanto di più naturale possa esistere ma la verità è che Patrik Schick rappresenta l’eccezione. Lo schiaffo alla regola o, se preferite, lo sgarbo al sistema.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo