E alla fine ce lo hanno bucato davvero E alla fine ce lo hanno bucato davvero
“La prossima volta ve lo buco ‘sto pallone. Andate a giocare da un’altra parte.” Chissà quante volte nella nostra carriera da giocatori da strada... E alla fine ce lo hanno bucato davvero

La prossima volta ve lo buco ‘sto pallone. Andate a giocare da un’altra parte.

Chissà quante volte nella nostra carriera da giocatori da strada abbiamo sentito queste minacce. Tutte le volte che il pallone andava a rompere qualche finestra , a rovinare il prato fiorito di un qualche giardino o sbattere  contro qualche automobile parcheggiata, compariva la classica vecchietta che con le forbici in mano minacciava di tagliare in due quel preziosissimo super tele di plastica colorata. Per fortuna, alla fine, tra una scusa e l’altra, quella prossima volta non arrivava mai.

Non era il valore del pallone a preoccuparci, neanche sapevamo quanto valessero davvero le due mila lire con cui lo compravamo. Il nostro peggiore incubo era quello di dover smettere di fare la cosa che più ci piaceva al mondo. Giocare a calcio. Pensare senza superbia, ma solo con infantile ingenuità, che Ronaldo o Del Piero non fossero poi tanto più bravi di noi, erano semplicemente più grandi. Dopo sarebbe toccato a noi. Poi siamo cresciuti davvero. Abbiamo visto esordire in serie A gente più piccola di noi e abbiamo capito che il calcetto tra amici è uno sport totalmente diverso da quello a cui giocano gli dei del Pallone, abbiamo capito che Messi o Ronaldo, l’altro, con una gamba rotta e ubriachi marci, ci darebbero comunque una sonora lezione.

Cambiano gli idoli, cambiano i sogni, cambiano le persone e ogni tanto cambia anche qualche regola. L’unica cosa che è rimasta uguale rispetto a quando avevamo 8 anni è la passione per questo sport. Ora non siamo più aspiranti campioni del mondo, ora siamo semplici tifosi, che si logorano anche per le sorti di una squadra di serie C, che soffrono e gioiscono ad ogni azione insieme a migliaia di sconosciuti sui gradoni di una curva. Ma anche adesso che non disturbiamo più nessun vicino rompiscatole c’è ancora qualcuno che vuole rovinarci il divertimento. Vogliono ancora bucarci il pallone.

E ci provano di continuo. Loro sono quelli che il pallone rotondo lo usano solo per fare soldi.

Prima c’è stato Lotito, quello che ormai sembra il vero padrone del calcio italiano. Lui e la sua intercettazione, in cui si lamentava del danno economico che la promozione in serie A di Carpi e Frosinone avrebbe causato al calcio italiano. Ci ha provato il Signor Lotito a far morire dentro di noi quella profonda convinzione che prima o poi Davide possa battere Golia, che almeno nel calcio i miracoli succedano ancora. Ma non c’è riuscito, Carpi e Frosinone hanno fatto l’impresa.

Poi è arrivata “Dirty soccer”, l’ennesima inchiesta su calcio scommesse e partite truccate. Gente pagata per fare quello che noi avremmo fatto anche gratis che si vende le partite. Come si fa a spiegare ad un bimbo di otto anni che sta piangendo perché ha perso una partita con gli amici che c’è gente con qualche anno in più che addirittura accetta di perdere in cambio di soldi?

Ora, è arrivata l’ennesima ciliegina sulla torta. I vertici della Fifa sotto inchiesta per corruzione. Si parla anche di un coinvolgimento del Presidente Blatter.Questi, in fondo, sono solo gli ultimi esempi di un calcio malato, di un calcio che ormai appartiene ai ricchi miliardari e non più ai bambini che giocano per strada.

Ogni volta che ci sediamo sui gradoni di uno stadio o davanti al divano per guardare l’ennesima partita di campionato ci accorgiamo che è sempre più difficile non pensare, almeno per un momento, che sia tutta una farsa, che quelli più che giocatori siano attori e che alla fine sia deciso tutto a tavolino.

Nonostante la passione e il trasporto emotivo di quei maledetti novanta minuti, ogni tanto si fa largo quella malsana idea che, se da bambini “la prossima volta” non arrivava quasi mai, adesso, invece, il pallone ce lo hanno bucato. Davvero.

Giuseppe Prontera

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