Dries Mertens, il prestigiatore Dries Mertens, il prestigiatore
Per far arrivare Dries Mertens al metro e settanta ci vuole parecchia fantasia. Ma la fantasia, al ragazzo -ormai diventato uomo- non manca di... Dries Mertens, il prestigiatore

Per far arrivare Dries Mertens al metro e settanta ci vuole parecchia fantasia. Ma la fantasia, al ragazzo -ormai diventato uomo- non manca di certo. E oggi il numero 14 del Napoli vola, più in alto di tutti, ben più del metro e settanta che gli almanacchi gli attribuiscono. Perché, se c’è una cosa che il piccolo mago belga ha imparato, nel corso di questi anni trascorsi in giro per l’Europa, è che con la forza della fantasia si possono superare i limiti del fisico.

Fantasia, tecnica, magia. Quello che non può fare con il corpo, Dries Mertens lo fa con la testa. Tanto che, grazie al lavoro di Maurizio Sarri -un altro mago- nel giro di un paio di mesi ha saputo reinventarsi centravanti. E, badate bene, mica solo un falso nueve, come quelli che vanno di moda ora. Dries Mertens, in fin dei conti, fa il lavoro che faceva Milik prima di rompersi, venti centimetri più in basso. No, non chiamatelo falso nueve. Chiamatelo Dries Mertens, chiamatelo artigiano di sogni.

Ma dal basso Dries Mertens ci è partito per davvero. Niente porte spalancate per lui, niente corsie preferenziali. Il ragazzo, scartato da Anderlecht e Gent -perché troppo basso, naturalmente- ha dovuto percorrere uno dopo l’altro, non senza fatica, i famigerati gradini della gavetta. Ha dovuto imparare presto a fare di necessità virtù e a combattere, anche con quel fisico minuto, contro difensori e pregiudizi.

Gli stessi pregiudizi che lui aveva sperimentato nel momento di trasferirsi dal PSV Eindhoven al Napoli, (dopo che in Europa League il Napoli ne aveva fatto la conoscenza, rimanendoci scottato) il trasferimento più importante della carriera. Quello che, dalla Eredivisie, a 26 anni, lo portava in uno dei campionati europei più belli, più affascinanti, ma anche più complicati. Non prendiamoci in giro, la Serie A, anche con tutti i suoi difetti, non è per tutti. Qualcuno, quando Dries sceglie di andare a Napoli, aggrappandosi a pregiudizi tanto antichi e radicati quanto sbagliati, prova a fargli cambiare idea. Lui, oggi, della sua nuova città è follemente innamorato.

Lo confesso, non sapevo che fosse così bella e tanto grande. Quando ero in Belgio e seppero del mio trasferimento a Napoli, tutti mi dicevano che sarebbe stata una brutta esperienza, che avrei trovato una città sporca, poco organizzata, con un’architettura cadente e persone quantomeno strane. Non è così e voglio dirlo pubblicamente. Qui è tutto bellissimo, uno dei posti migliori per pensare a una vacanza. Prima, nessuno della mia famiglia immaginava di venire qui da me, adesso la mia casa è diventata un albergo. Giuro, ormai vengono in tanti, tutti da me. E poi diventa difficile farli andar via… La mia famiglia c’è stata per intero, mio fratello addirittura 5 volte, recentemente anche 14 amiche della mia fidanzata, tutte di Leuven e tutte insieme. Io sono stato costretto a lasciare la mia casa, sono andato a dormire da Gonzalo Higuain, è un amico molto generoso”.




Questo diceva, un anno fa, il belga. Di cose, in una dozzina di mesi, ne sono cambiate parecchie. Tra cui, quel Gonzalo Higuain, che da amico molto generoso è diventato il nemico pubblico numero uno, a Napoli, il Traditore per eccellenza. E, per un curioso caso del destino, dopo che Arek Milik ha dovuto abbandonare la contesa per un ginocchio che ha fatto crac, e dopo che Manolo Gabbiadini si è dimostrato inadatto al ruolo, è toccato proprio a Mertens il ruolo, non proprio semplice, di trasformarsi, con una magia delle sue, nel centravanti titolare del Napoli di Maurizio Sarri.

Lui, centravanti non ci è certo nato. E in effetti solo un visionario come Sarri avrebbe potuto pensare a Mertens in quel ruolo. Certo, lo aveva fatto Messi al Barcellona, no? Ma Leo Messi -come ci ha dimostrato anche ieri sera- è un extraterrestre che magari anche tra i pali si dimostrerebbe un fenomeno. Il ruolo naturale di Dries Mertens è quello di esterno sinistro, posizione dalla quale, con i rapidi movimenti delle sue gambette, ama ipnotizzare i difensori, rientrare al centro e fulminare i portieri avversari.

Oggi, dopo i 7 gol in due partite, 3 al Cagliari, 4 al Torino, sembra che Dries Mertens sia stato sempre lì. Eppure, basta riavvolgere di qualche mese il nastro del campionato, e andare all’Adriatico di Pescara, prima giornata della Serie A 2016/17. Quando Maurizio Sarri decide di tenere in panchina il belga, che poi entra, e con il Napoli sotto 2-0, firma una doppietta in tre minuti per evitare il clamoroso tracollo ai partenopei.

E, con la personalità che mai ti immagineresti addosso a uno con la sua stazza, regala due gelide occhiate alla panchina, a quell’allenatore che lo aveva tenuto seduto in panchina, quasi chiedendogli “chi è che deve stare in panchina, allora?”

Il Napoli, oggi, con 37 gol, è il miglior attacco della Serie A. E il merito, in fondo, è anche di quello scricciolo che non nasce centravanti ma che, con la forza della magia e soprattutto della sua volontà, ha saputo prendersi quella maglia e diventare quello che voleva. D’altronde, con i prestigiatori, funziona proprio così.

Mi piace molto stare qui. Abito sul mare, mi sveglio la mattina, apro la finestra e posso esclamare: ‘fantastico’. È bello il Vesuvio, ci sono anche stato una volta e mi sono incantato”.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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