Dove osano i Calabroni Dove osano i Calabroni
Fa una certa impressione guardare la classifica di Premier League dopo 8 giornate e vedere quel nome, Watford, subito dietro a quelli di Manchester... Dove osano i Calabroni

Fa una certa impressione guardare la classifica di Premier League dopo 8 giornate e vedere quel nome, Watford, subito dietro a quelli di Manchester City, Manchester United e Tottenham.

Per trovare quelli di Chelsea, campione della passata stagione, Liverpool e Arsenal bisogna scorrere con lo sguardo rivolto verso il basso.

Gli Hornets, i calabroni, volano alto ed il quarto posto, seppur temporaneo, in classifica è una di quelle cose che nessuno avrebbe potuto prevedere alla vigilia di questo entusiasmante torneo.

Noi, nella consueta griglia di partenza che facciamo a qualche giorno dall’inizio del campionato, li avevamo inseriti nella fascia di quelle squadre che avrebbero lottato per la zona salvezza. Ma voi non siete nessuno, mi si dirà. Lo stesso però non si può dire delle firme illustri del Guardian, ad esempio, che avevano previsto il Watford al 15° posto in classifica, facendo una media tra tutte le previsioni della redazione.

D’altra parte la squadra inglese della famiglia Pozzo aveva concluso la passata stagione in maniera quasi catastrofica, con 6 sconfitte nelle ultime 6 partite disputate e l’ultimo posto utile per non finire in Championship.

In estate gli acquisti non sono certo stati nomi di grido: il più importante, Andre Gray, è arrivato dal Burnley mentre di Richarlison, acquisto che si sta rivelando ogni giorno più interessante, di provenienza Fluminense, molti non lo avevano neppure mai visto nemmeno giocare. A centrocampo l’acquisto di Tom Cleverley, dall’Everton, è stato fatto per avere un giocatore di comprovata esperienza in mezzo al campo, uno con svariate stagioni di Premier alle spalle.

Poi molte scommesse, a partire da Chalobah, calciatore transitato fugacemente anche dal nostro campionato con la maglia del Napoli e con poche presenze da titolare nel campionato inglese o come Kiko Femenia, arrivato a parametro zero dopo due stagioni (peraltro molto positive) all’Alaves.

La firma più importante, però, non è stata quella di un giocatore bensì di colui che i giocatori deve guidarli dalla panchina: dopo l’avventura di Mazzarri la famiglia Pozzo ha individuato in Marco Silva l’uomo giusto per il nuovo corso dei calabroni.

L’allenatore portoghese nella passata stagione era subentrato a gennaio alla guida di un Hull City disperato e, nonostante i 21 punti dei 34 totali realizzati siano arrivati sotto la sua gestione, non è riuscito nell’impresa di salvare la squadra. La sua gestione, però, si è subito dimostrata molto interessante, con la squadra che tra le mura amiche era diventata molto ostica da affrontare per qualsiasi avversario.

Come tutti gli allenatori portoghesi più interessanti del nuovo corso Marco Silva ha dovuto fare i conti, oltre che con i normali problemi di un’avventura manageriale, con i pesanti paragoni con uno che in patria è venerato, a buona ragione, come una sorta di Dio sceso in terra: stiamo parlando ovviamente di Josè Mourinho.

Sappiamo quanto, in passato, questi paragoni abbiano finito per tarpare le ali a carriere che sembravano poter spiccare il volo, un esempio su tutti quello di Villas Boas. Come per l’allenatore che ora lavora in Cina anche per Marco Silva il paragone con lo Special One è stato subito scomodato, incoraggiato, va detto, dalle stesse parole del tecnico che in più di un occasione ha dichiarato di ispirarsi al mago di Setubal.

Quando si parla di carisma e comunicazione, Mourinho è il numero uno in assoluto.

Marco Silva

Marco Silva alle redini del Watford si è dimostrato subito capace e intelligente nello sfruttare le caratteristiche dei giocatori a propria disposizione. Senza fossilizzarsi su un unico modulo tattico ha forgiato una squadra gagliarda e combattiva, in grado di tener testa ad avversari che sulla carta dovevano essere di un’altra categoria.

Tolta l’imbarcata con il City, per il quale il Watford è comunque in ottima compagnia, sono arrivati i risultati positivi contro Liverpool (pareggio) e Arsenal (vittoria nell’ultima giornata).

Quando si parla di squadra combattiva, che non molla mai, molte volte ci si riferisce ad un concetto  piuttosto aleatorio, il più spesso delle volte per giustificare un’assenza di risultati o bel gioco. Non è questo il caso del Watford in cui questo spirito indomito e guerriero ha consentito ai ragazzi di Marco Silva di ottenere addirittura 6 dei 15 punti totali grazie a gol arrivati al 90′ o nei minuti di recupero.

Una squadra che non molla mai di un centrimetro, fino a quando l’arbitro non ha emesso il triplice fischio. Una squadra che sembra costruita ad immagine e somiglianza del proprio capitano, Troy Deeney, che a fine partita con l’Arsenal, dopo aver realizzato il gol del pareggio momentaneo prima del gol vittoria di Cleverley, ha spiegato in maniera abbastanza chiara concisa la differenza tra i suoi compagni e gli uomini di Wenger.

C’è un preciso motivo se l’Arsenal quest’oggi non ha vinto. La mancanza di palle

Difficile pensare che i calabroni possano rimanere nella parte alta della classifica per tutta la stagione, più probabile arrivi un fisiologico calo che li porterà a metà se non magari un po’ più indietro (considerando squadre come Everton e Leicester, solo per fare due nomi, molto più attrezzate e che ora stanno faticando molto).

Ciò non toglie che quello che stanno riuscendo a fare Marco Silva ed i suoi ragazzi in questo primo scorcio di stagione merita quantomeno un applauso, con la speranza che i calabroni possano continuare a volare in alto e pungere i potenti.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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