Europa League: l’avventura del Dnipro, nel segno del destino Europa League: l’avventura del Dnipro, nel segno del destino
L’Europa League, per la sua formula, o più probabilmente per i curiosi casi del destino, ci ha abituati a sorprese più o meno clamorose.... Europa League: l’avventura del Dnipro, nel segno del destino

L’Europa League, per la sua formula, o più probabilmente per i curiosi casi del destino, ci ha abituati a sorprese più o meno clamorose. Negli ultimi anni quasi nulla è andato secondo pronostico. Quello che però potrebbe succedere questa sera a Varsavia, in una delle finali più a sorpresa degli ultimi anni, potrebbe essere ancora più imprevedibile.

La presenza degli ucraini in finale, a settembre, era un evento assolutamente imponderabile. In verità, anche la loro partecipazione alla competizione è stato un mezzo miracolo. Dnipropetrovsk è una delle città che più ha sofferto i colpi della guerra e le cannonate degli indipendentisti filo-russi. Cannonate che non hanno risparmiato lo stadio del Dnipro, che è stato costretto a giocare una competizione monca, lontani da casa, a Kiev. E, ogni volta che si decidevano gli accoppiamenti nell’urna di Nyon, quei due contenitori di vetro separati. Squadre russe da una parte, squadre ucraine dall’altra.

A settembre, quando sono stati sorteggiati i gironi, il Dnipro era visto più come una noia che come una reale minaccia. Per l’Inter era più grande l’insidia della lunga trasferta in terra ucraina (unita a quella in Azerbaijan) che quella della squadra di Myron Markevych. Nessuno avrebbe scommesso un euro sul Dnipro, a settembre.

Poi, però, a un certo punto, il destino ha iniziato a metterci lo zampino. E’ l’ultima giornata della fase a gironi, l’Inter già qualificata va a giocare a Baku. Il Qarabag che segna il gol che vale la qualificazione, inspiegabilmente annullato da un guardalinee che chissà cosa ha visto. Il Qarabag, la squadra della città fantasma, che torna mestamente a casa, anzi, ci rimane. Il Dnipro che ringrazia e va avanti, il Dnipro, un po’ fantasmi anche loro, senza uno stadio da chiamare casa.

Da quel giorno, da quel gol annullato nei minuti di recupero, il Dnipro ha cominciato la sua corsa, la sua corsa da underdog, contro tutti e tutto. Con l’UEFA che forse, sotto sotto, sperava che andassero fuori, quegli ucraini, che erano solo una rogna nell’urna del sorteggio, con quella storia dell’accoppiamento con i russi. Prima l’Olympiakos, che veniva dalla Champions e aveva fatto soffrire la Juventus. Poi l’Ajax, che pure loro, inutile a dirlo, venivano dalla porta di servizio della coppa più bella, più famosa, più ricca. L’Ajax che perde 1-0 in Ucraina, poi pareggia i conti in Olanda e manda la gara ai supplementari, dove tutto sembra perduto. Ma poi, all’extra time, ci pensa Yevhen Konoplyanka, l’uomo che accende le luci di questa squadra di onesti mestieranti, il 10 che si prende tutti sulle spalle e al settimo minuto del primo tempo supplementare all’Amsterdam Arena segna il gol che manda avanti il Dnipro, nonostante il 2-1 segnato poi dagli olandesi.

Una squadra che sa resistere, questo Dnipro. D’altronde, se devi barcamenarti in un’Ucraina in queste condizioni, con una guerra che bussa alle porte di casa, non puoi fare altrimenti. Ai quarti di finale Konoplyanka e compagni riescono a pescare nell’urna la squadra più debole del lotto, il Bruges. E riescono a passare il turno segnando l’unico gol messo a segno dalle due squadre nei 180′. Un gol segnato da Shakhov quando la partita sembrava destinata ad un altro 0-0. Non fa spettacolo il Dnipro. E’ una squadra solida e compatta, che quando gioca contro avversari solidi punta a chiudersi e ripartire. E si affida al suo numero 10 per qualche illuminazione estemporanea.

Ed è per questo che a Napoli, quando hanno visto il bigliettino con il nome “Dnipro” stampato sopra, hanno tirato un sospiro di sollievo. Evitate Siviglia e Fiorentina, la strada per la finale sembrava spianata. Varsavia sembrava vicinissima. E invece gli ucraini al San Paolo attrezzano una partita di sofferenza. Subiscono il gol di David Lopez, ma non si sbilanciano, vogliono giocarsi tutto a Kiev. Il Napoli non trova il gol del raddoppio che renderebbe tutto più facile. Anzi, a 9 minuti dalla fine Seleznyov, entrato in campo da pochissimo, segna il gol del pareggio. E anche questa volta c’entra un guardalinee. Se quello di Baku aveva visto un fuorigioco che non c’era, quello di Napoli non vede uno che c’era, e convalida un gol palesemente irregolare. Con queste premesse, con il vento del destino in poppa, il ritorno a Kiev non può che sorridere al Dnipro.

E infatti il Napoli non riesce a sfondare le difese ucraine, e il Dnipro addirittura la vince quella partita, ancora con un gol di Seleznyov, dopo essersi salvato più di una volta. Insomma, come abbia fatto questa squadra ad arrivare alla finale di Varsavia, ancora non si sa. E’ una storia di quelle che potresti riuscire a spiegarti solo a bocce ferme, oppure potresti anche non spiegarti mai. Questa sera, di fronte c’è il Siviglia che potrebbe bissare il successo dello scorso anno.

Il Siviglia di Emery è più forte, più esperto, più abituato a queste partite. Il pronostico è tutto dalla parte degli spagnoli, e, a voler dare ascolto alla ragione, non dovrebbe esserci storia. Ma noi, con queste premesse, e da buoni amanti del destino e delle favole senza razionalità, non ce la sentiremmo di dare il Dnipro per spacciato.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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