Dixie Dean e l’Everton: until the end Dixie Dean e l’Everton: until the end
Ci sono calciatori passati alla storia per le loro prodezze, altri ricordati per la loro correttezza in campo, altri ancora per un episodio che... Dixie Dean e l’Everton: until the end

Ci sono calciatori passati alla storia per le loro prodezze, altri ricordati per la loro correttezza in campo, altri ancora per un episodio che ha legato indissolubilmente il loro nome a quello di una squadra o una città intera.

Probabilmente, William Ralph Dean (da tutti conosciuto come Dixie) ha rappresentato una delle migliori fusioni di tutti questi concetti in una sola persona: un bomber vero, “di razza” verrebbe definito oggi. Mai un’ammonizione in carriera, mai un’espulsione. La sua figura è legata, da sempre e per sempre, all’Everton.

Classe 1907, nato a Birkenhead, a 16 anni iniziò la sua carriera nelle fila della formazione locale, il Tranmere Rovers. In due anni, quello che sarebbe diventato uno dei più prolifici centravanti inglesi di sempre collezionò 30 presenze condite da 27 reti.

Ciò lo portò, nel 1925, a trasferirsi per 3.000 sterline a Liverpool, sponda Toffees. Fino a quel momento, in vita sua Billy (così si faceva chiamare da piccolo) aveva visto dal vivo l’Everton sono una volta: aveva 8 anni, e suo padre lo aveva portato a Goodison Park a vedere una partita di campionato.

Proprio lì, a Goodison Park, iniziò la sua ascesa vera e propria. Nella prima stagione, mise a segno 32 reti. Poi l’acuto vero e proprio: campionato di First Division 1927-28.

Fino ad allora, l’Everton aveva vinto 2 campionati (tutt’oggi sono 9) ed una FA Cup. Dean trascinò letteralmente la squadra al trionfo nazionale, scolpendo un record rimasto tuttora imbattuto: dei 102 goal segnati nelle 42 gare di campionato dall’Everton, ben 60 portano il suo marchio. Quella stagione entrò nella storia, perché Dean divenne per 11 anni il secondo giocatore più prolifico al mondo in una singola stagione (63 reti, ovvero 60 dal campionato e 3 dalla FA Cup), dietro solo all’americano Archie Stark che nel 1924-25 siglò 70 reti (67+3). Oggi è al decimo posto dietro mostri sacri come Messi, Stark, Gerd Muller, Pelè, Romario e Zico.

Contando il solo campionato, Dean è terzo dopo Stark (67) e l’ungherese Ferenc Deàk (66). Per darvi una proporzione dell’impresa, vi ricordo che all’epoca non c’erano competizioni internazionali, e che Lionel Messi (il più prolifico nella storia in una singola stagione) ha così distribuito le sue reti: 50 in campionato + 3 in coppa + 17 internazionali + 3 in supercoppa. Quindi, conti alla mano, a parità di competizioni avrebbe chiuso a quota 53, esattamente 10 reti in meno di Dixie.

In totale, il pubblico di Goodison Park lo vedrà esultare per 349 volte su 399 match disputati, in 12 anni che saranno allo stesso tempo splendidi e drammatici. Sì, perché nel 1930 arriverà la retrocessione a seguito di dissidi interni al club, con Dean che metterà a segno altri 39 sigilli per la pronta risalita. L’anno successivo (stagione 1931-32) tornerà a splendere il sole, con il 4° titolo nazionale conquistato da neopromossi e con l’alloro del capocannoniere ancora in mano sua. 4

4 reti sulle 116 della squadra, 44 reti che manderanno in paradiso i Toffees che da lì a poco sarebbero andati incontro ad un periodo buio coincidente con le tribolazioni di quegli anni in Europa e con la guerra che ne sarebbe conseguita.

Il conto delle reti, se comprendiamo anche le competizioni, sale a 383 in 433 partite. Comunque la si legga, questa è una storia di un grandissimo protagonista del calcio inglese (e, come abbiamo visto, non solo). La sua carriera sarebbe finita tra Notts County, Sligo Rovers ed Hurst (ora Ashton United), squadre per le quali ha militato tra il 1937 ed il 1941.

Saltiamo avanti di 73 anni ed arriviamo ad oggi: fuori Goodison Park spicca una statua. E’ un omaggio, un saluto a quello che è stato un mito tra i Toffees. Uno che, con una carriera del genere da calciatore dell’Everton, non avrebbe potuto mai dimenticare quei colori per i quali ha gioito e sofferto, facendo sognare i propri supporters ad occhi aperti.

Ed infatti non li ha mai dimenticati…fino a spirare tra loro.

Sì, perché se questa storia vi sembra assumere i contorni di un romanzo, sappiate che ciò che state per leggere è tutto vero. Come nel miglior Romeo e Giulietta, i due amanti si uniscono per sempre. Dixie Dean muore tra le braccia del suo Everton, nel cuore di Goodison Park, il 1° Marzo 1980.

Fino a quel momento, i problemi di salute gli avevano impedito di vedere anche una sola volta l’Everton giocare. Ma quella partita no, non poteva perdersela per nulla al mondo. Forse, in qualche modo, sentiva di dover andare: aveva 73 anni, e nel suo stato ogni match saltato poteva essere l’unica occasione di poter tifare insieme a quel pubblico che lo aveva osannato mezzo secolo prima da giocatore.

Buttare al vento quest’occasione non aveva senso, e lui infatti andò allo stadio. Era in programma Everton – Liverpool quel giorno, la partita più importante della vita nel Merseyside

Romeo in questo caso muore tra le braccia della sua amata, dando forse la conclusione più degna possibile ad una storia iniziata nel lontano 1925 e durata 55 anni. Probabilmente, neanche il miglior scrittore del mondo avrebbe potuto pensare ad un epilogo simile, ma questa è storia e si sa che la storia spesso prende pieghe talmente contorte che la mente umana non arriverebbe mai a pensarle.

Ogni squadra, che in Inghilterra è quasi una religione, nella sua storia ha diverse pagine, ma in questo caso penso (e spero) di avervene raccontata una delle più belle.

Questa è la storia di William Dean, detto Dixie…questa è la storia dell’Everton…fino alla fine…until the end.

Luca Masiello
twitter: @Lux_1991

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