Poco più di un anno fa, di questi tempi, il problema del Wolfsburg era quello di mantenere due gol di vantaggio nel match di...

Poco più di un anno fa, di questi tempi, il problema del Wolfsburg era quello di mantenere due gol di vantaggio nel match di ritorno dei quarti di finale di Champions League.

L’avversario era il Real Madrid, che era caduto in Bassa Sassonia per 2-0 nella partita di andata, e che era chiamato all’impresa – almeno numericamente – per guadagnarsi l’accesso alle semifinali.

Quella partita, come di consueto, la vinse poi Cristiano Ronaldo, praticamente da solo, con una tripletta delle sue, che spianò la strada per la conquista della Coppa nella finale di San Siro di qualche settimana dopo.

Il Real Madrid, un anno dopo, è più o meno di nuovo lì: tra qualche giorno si giocherà di nuovo la Coppa, qualche chilometro più su.

Lo scenario del Wolfsburg, invece, è drammaticamente cambiato. Tredici mesi dopo quei quarti di finale, infatti, gli incubi dei tifosi biancoverdi non si chiamano Cristiano Ronaldo, Gareth Bale o Karim Benzema. Tredici mesi dopo, la preoccupazione più grande dei tifosi del Wolsfburg sono l’Eintracht Braunschweig, Domi Kumbela e Christoffer Nyman.

E l’incubo che attanaglierà il Wolfsburg nelle prossime settimane ha un nome ben preciso: Zweite Liga.

Il gol di Gian-Luca Waldschmidt, all’ottantottesimo minuto del match di ieri tra Amburgo e Wolfsburg, ha segnato ufficialmente il dramma sportivo. Un gol che ha regalato tre punti preziosissimi all’Amburgo, che può salvarsi direttamente e continuare a far scorrere il suo famoso orologio della Bundesliga, e che condanna il Wolfsburg alla sofferenza dello spareggio retrocessione contro la terza classificata della seconda serie tedesca.

Uno di quei match in cui le emozioni vanno a mille, con la piccola squadra che viene da dietro, animata dalla speranza, dall’entusiasmo e dalla voglia di sognare, e la grande che non vuole andare giù, tenuta a galla solamente dalla forza della disperazione.

È stata una stagione stranissima per il Wolfsburg, che in un inverno disastroso si è andata ad impantanare nelle acque della zona retrocessione della Bundesliga, nonostante una rosa che poteva tranquillamente ambire a un piazzamento migliore.

34 gol segnati (di cui 17 portano la firma di Mario Gomez), il terzo peggior attacco della Bundesliga, una squadra in crisi di identità dopo le cessioni eccellenti dell’estate. Un tesoretto di giocatori da conservare a tutti i costi. Perché, se il Wolfsburg malauguratamente dovesse andare giù, sono tante le squadre pronte a saccheggiare i giocatori di livello a prezzo di saldo.

La storia del Wolsfburg è molto particolare. Una squadra giovane, legata a doppio filo con l’anima della città di Wolfsburg, paesone di 120.000 abitanti nella Bassa Sassonia che condivide i suoi destini con quelli della Volkswagen. E proprio in concomitanza alla crescita della fabbrica di automobili che ha sede da quelle parti, la squadra del Wolfsburg è cresciuta rapidamente, affacciandosi recentemente anche nelle posizioni nobili del calcio europeo.

Quella del Wolsfburg è una storia relativamente giovane, con la prima promozione in Bundesliga arrivata nel 1996/97, e una crescita lenta e oculata, fino all’apoteosi del titolo della stagione 2008/09, quello di Felix Magath e quello della coppia scatenata Dzeko-Grafite (e di Andrea Barzagli in difesa).

Due anni fa, sembrava essere cominciata una nuova era del Wolfsburg, quella della definitiva maturità calcistica. Il secondo posto in Bundesliga alla fine della stagione 2014-15, la buona Champions League dell’anno dopo, poi, inspiegabilmente, il disastro di questa stagione.

La razionalità dovrebbe indurre ottimismo. La differenza di caratura tra il Wolfsburg e i suoi prossimi avversari è evidente e dovrebbe far dormire sonni tranquilli ai tifosi biancoverdi.

Ma il calcio, in fondo, di razionale ha ben poco. E un incubo, a volte, ha molta più potenza di un sogno.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro