Dio aveva il Codino Dio aveva il Codino
Fa un caldo che non si respira. Fa un caldo che tutti i vestiti si appiccicano addosso. Fa un caldo che si suda a... Dio aveva il Codino

Fa un caldo che non si respira. Fa un caldo che tutti i vestiti si appiccicano addosso. Fa un caldo che si suda a stare fermi. Eppure, il caldo è l’ultimo dei problemi, in questo momento. Adesso ci sono un pallone, tre legni, un uomo che si agita di fronte a te.

Tra te e lui ci sono undici metri. Sembrano chilometri. Ogni volta che rialzi la testa e guardi verso di lui, sembra sempre più lontano. Alle sue spalle un fiume di persone. Un mare, un oceano. Ognuno di loro con i propri drammi, le proprie vite, le proprie storie. Ma in quel momento, nessuno di loro sta pensando ai suoi drammi, alla sua vita, alla sua storia. In quel momento quell’oceano di esistenze umane è concentrato su di te. Solo e soltanto su di te. E’ te che aspetta. E’ te che vuole.

Il cuore accelera. Nella testa mille pensieri. Hai giocato 120 minuti, non sono bastati. Tu, quel portiere, quell’oceano di esistenze umane, in quel caldo mezzogiorno californiano siete lì per un motivo, e adesso tocca a voi decidere. Tu, quel portiere e quell’oceano di esistenze umane siete lì, in quel catino infernale in cui si suda a stare fermi, siete lì per stabilire chi vincerà la Coppa del Mondo. Il trofeo che tutti bramano. La Coppa di un popolo intero.

Tu, di quella Coppa del Mondo, sei stato il migliore. Il più forte, indiscutibilmente. Il campione che ha fatto sognare una nazione. Il pilastro cui aggrapparsi quando tutto sembrava perduto. Nel momento del bisogno, nell’ora della disperazione è da te che siamo venuti, in ginocchio. A chiedere una magia. Ad elemosinare un miracolo. A sperare che dal tuo cilindro estraessi l’ennesimo coniglio. In quella calda estate del 1994, Dio aveva il Codino. Tu, di Dio, non volevi neppure sentirne parlare. Di Buddha, casomai. A noi poco importava. Noi, in quella torrida estate del 1994, sapevamo che ci avresti salvato tu. Contro la Nigeria, contro la Spagna, contro la Bulgaria.

Noi soffrivamo, tu ci tiravi fuori dai guai. Perchè tu avevi il codino, tu potevi tutto. Nel momento più disperato, quando sembravamo destinati ad uscire contro dei simpatici africani con il cuore grande. Ci hai pensato tu, come sempre. Sollevandoci di peso dall’abisso in cui avevamo messo un piede e mezzo. E poi quel gol alla Spagna, ancora all’ultimo respiro. Sempre nel momento del bisogno. Una preghiera esaudita in un lampo. Un codino che si materializza sotto i nostri occhi. Un gol che ci fa urlare di gioia.

Due gol anche alla Bulgaria, per mettere le cose in chiaro. Per portare l’Italia in finale, per vendicare quei rigori maledetti di Italia 90. In quella infernale estate del 1994, Dio aveva il Codino, nessuno aveva dubbi. In quella estate del 1994, Dio eri tu e noi eravamo felicissimi di essere ai tuoi piedi. Quei piedi da cui partiva una celestiale melodia ogni volta che toccavano il pallone. Quei piedi che tante volte ci avevano tolto dai guai, risollevato dall’inferno e portato di peso in paradiso.

Ma il calcio ha la memoria breve. Il calcio è ingrato. Il calcio non conosce storia, non conosce passato. In certi momenti, il calcio è solo qui e ora. Senza possibilità di fuggire, senza appello, senza seconde possibilità. Tutto quello che è successo prima, non conta. Dimenticatevi Dio, Buddha, il Codino, tutte le volte in cui queste 3 entità spirituali e materiali ci hanno tirato fuori dai guai. Dimenticavevi tutto. Adesso, ci siete solo voi. Tu, un pallone, tre legni, un portiere. E un oceano di esistenze con gli occhi puntati su di te neanche fossero fucili spianati.

Neanche un cardiochirurgo ha tra le mani tanti cuori, tutti insieme. Tanti cuori che tu, solo tu, deciderai di far battere oppure meno. Tu, che adesso hai sulle spalle la responsabilità di tutti questi cuori. Tu, che ti avvicini al dischetto. Guardi negli occhi il portiere. Prendi la rincorsa. Calci il pallone come mille altre volte hai fatto.

Il silenzio, tanto silenzio.

Ecco Roberto.”

Uno sguardo a sinistra, con la testa bassa. Gli occhi, quegli occhi. Bassi. Gli occhi bassi che non ti aspetteresti da un Dio. Dimenticatevi le vostre certezze, perchè anche Dio può avere paura. Anche gli occhi di Dio possono brillare di terrore.

I passi, prima lenti, poi veloci. Come i battiti del nostro cuore. L’impatto. Gli occhi chiusi. I cuori che strepitano.

Alto.

Dio è caduto. Con quel pallone che vola in cielo, Dio scende. Con il suo codino, con il suo piede. Dio non solo può aver paura. Dio può sbagliare. Dio può cadere. Dio può farsi male.

Il campionato del Mondo è finito. Lo vince il Brasile, ai calci di rigore.

Le mani sui fianchi, gli occhi bassi, la gente intorno a te che festeggia. Non hanno la tua maglia. Loro hanno la maglia con il colore del Sole, quel Sole verso il quale hai spedito l’ultimo pallone del Campionato del Mondo del 1994.

Il calcio ha la memoria breve. Il calcio è ingrato. Il calcio non conosce storia, non conosce passato. In certi momenti, il calcio è solo qui e ora. Noi no. Noi ci ricorderemo per sempre di quell’estate in cui Dio aveva il Codino.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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