Dimenticare un amore non è mai cosa semplice. Farlo dimenticare, prendere il posto di chi quel cuore lo ha fatto battere forte, è ancora...

Dimenticare un amore non è mai cosa semplice. Farlo dimenticare, prendere il posto di chi quel cuore lo ha fatto battere forte, è ancora più difficile. Si rischia di passare una vita sotto la lente d’ingrandimento, a cercare similitudini e differenze con il tuo predecessore. Si rischia di cadere nell’abisso della nostalgia, sotto la cui luce tutto quello che c’è adesso diventa brutto, triste, surrogato, mentre -diamine- quanto erano belli i vecchi tempi, quando tutto era dolce e romantico.

No, non è per niente facile bussare alle porte del cuore della gente, chiedere permesso, e cercare di scacciare nel più breve tempo possibile il fantasma di quell’antico amore. Soprattutto se, quel fantasma, è stato l’amore più grande che quel cuore avesse mai visto. Ci vuole coraggio e una buona dose di strafottenza, ma, superati i primi momenti, superata la diffidenza, una volta che ti aprono quella porta nel cuore, è tutta discesa. Una volta che hai sconfitto per sempre fantasmi e velleità di fare continuamente confronti, quel posto sarà tuo di diritto, e sarai tu a farlo battere, quel cuore.

Anzi, quelle migliaia, milioni di cuori. Che battono all’unisono per due colori, il giallo e il nero. E che fino a un anno fa amavano Jurgen Klopp, prima che le strade del Mago di Stoccarda e del Muro del Westfalenstadion si separassero. Non senza rimpianti, ma senza rancore, come due innamorati che si sono dati tutto e non hanno nulla da recriminarsi.

Proprio per questo, quando dopo l’addio di Klopp al Borussia Dortmund, Thomas Tuchel si è seduto su quella panchina, nessuno ha mai pensato che sarebbe stato facile far dimenticare Klopp. Una personalità ingombrante, uno che sembrava riuscisse a trasformare in oro tutto quello che passava per le sue mani. Uno difficile da rimpiazzare. Thomas Tuchel sembrava la vittima sacrificale del passaggio di testimone sulla panchina del BVB, uno che avrebbe dovuto raccogliere un’eredità troppo pesante. E poi, con quella faccia smunta, pallida, sembrava proprio destinato a non reggere la pressione. Il confronto con la grinta e le strabordanti emozioni che venivano fuori dal viso di Klopp era impari.

Jurgen Klopp ha vissuto sette incredibili stagioni qui. Adesso noi dobbiamo provare a scrivere un nuovo capitolo, ad un livello superiore. Klopp ha costruito delle grandi fondamenta. Noi dobbiamo costruirci sopra.

Si, prendere il posto di Klopp nel cuore dei tifosi del Borussia non era impresa da Thomas Tuchel, questo pensava mezza Europa alla vigilia di questa stagione calcistica. Qualche mese dopo, il nuovo tecnico del Dortmund ha rivitalizzato una squadra che l’anno scorso ha rischiato -non troppo seriamente- di finire in zona retrocessione in Bundesliga e ha abbandonato prematuramente la Champions League senza mai giocarsela contro una Juventus che, forse, era almeno allo stesso livello dei tedeschi.

Oggi, il Borussia è a -5 dal Bayern Monaco in patria, il campionato magari lo vinceranno i bavaresi, ma aver rimesso in piedi il campionato all’alba della Primavera da quelle parti è già una mezza vittoria. E in Europa League, giusto ieri, il BVB ha dato una sonora lezione a quel Tottenham che è una delle squadre più ammirate del Vecchio Continente. Insomma, Thomas Tuchel quel fantasma sembra averlo spazzato via alla grande, anche senza urlare, senza sbraitare, senza regalare interviste che diventano virali sui social network o espressioni che sembrano fatte apposta per diventare dei poster. Silenziosamente, in maniera composta -teutonica, oseremmo dire- Thomas Tuchel è entrato nel cuore dei tifosi gialloneri.

Se il calcio di Jurgen Klopp, come amava dire lui, era heavy metal, quello di Tuchel è una sinfonia di musica classica. Abbandonato il pressing ossessivo e i ritmi indiavolati, il Borussia di Tuchel gioca con più calma, preferisce tenere di più la palla in una fitta ragnatela di passaggi e poi scatenare al momento giusto tutto l’immenso talento su cui può contare, soprattutto davanti: Pierre-Emerick Aubameyang non ha mai segnato quanto in questa stagione (ed è anche riuscito a spezzare l’egemonia di Yaya Tourè nel Pallone d’Oro africano), Marco Reus si sta esprimendo a livelli da superstar e Henrikh Mkhitaryan sta frantumando ogni record di assist.

Thomas Tuchel è una persona equilibrata, metodica. Dopo aver portato -di nuovo- il Mainz in Europa League con il quinto posto in campionato nella stagione 2013-14, decise, a sorpresa, di prendersi un anno sabbatico per studiare, approfondire, perfezionare i suoi metodi di calcio. Proprio come aveva deciso di fare Jurgen Klopp prima che arrivasse la chiamata del Liverpool.

Il Borussia Dortmund di Tuchel ricorda un po’ le idee di Pep Guardiola. Nessuna costrizione nei moduli, gioco ampio e flessibile, giocatori reinventati e piacevoli scoperte. La parola chiave è fiducia, quella fiducia che a Dortmund sembravano aver perso e che ora hanno improvvisamente ritrovato. La squadra è praticamente la stessa dell’anno scorso, i risultati no. Una cosa è cambiata, la panchina. Ed è lì che va cercata la chiave del successo.

Il gioco di Tuchel esalta le qualità dei singoli all’interno del sistema, un sistema che viene perfezionato quotidianamente con metodi di allenamento ipertecnologici (avete visto la macchina dei passaggi con cui si allenano?) e ore e ore di studio. Niente viene lasciato al caso, come è giusto che sia nel calcio del 2016.

Il fantasma di Jurgen Klopp, però, non è ancora volato via del tutto. Borussia Dortmund e Liverpool stanno facendo molto bene in Europa League, e magari potrebbero anche ritrovarsi di fronte, più avanti nella competizione. Una sfida tra heavy metal e musica classica che rischia di far esplodere definitivamente il cuore del Muro Giallo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro