Diego Lainez: alla scoperta del nuovo gioiellino messicano Diego Lainez: alla scoperta del nuovo gioiellino messicano
Una delle partite più divertenti di ieri per quel che riguarda l’Europa League è stata senza dubbio Rennes-Betis, terminata con il pirotecnico risultato di... Diego Lainez: alla scoperta del nuovo gioiellino messicano

Una delle partite più divertenti di ieri per quel che riguarda l’Europa League è stata senza dubbio Rennes-Betis, terminata con il pirotecnico risultato di 3-3.

Tra i tanti motivi di interesse c’era anche quello di poter ammirare alcuni giovani talenti, dei quali si parla tantissimo e bene: nel Rennes, uno su tutti, Ismaila Sarr, già visto ai Mondiali di Russia con la Nazionale del Senegal, da lui ci si aspetta in pochi anni il definitivo salto di qualità.

Il classe ’98 in questa stagione ha messo insieme 9 gol e 8 assist, tra Ligue 1 ed Europa League, e anche ieri prima di uscire dal campo per i postumi dell’infortunio che ha portato al calcio di rigore realizzato da Ben Arfa, ha dato prova di tutta la sua qualità.

Dall’altra parte gli occhi, dal momento in cui è entrato in campo al 27′, erano tutti puntati su Diego Lainez, giocatore classe 2000 che il Betis ha acquistato dal Club America, in Messico, nella sessione di mercato invernale.

Per assicurarselo la società spagnola ha investito parecchio, 14 milioni di euro divisi in 3 rate, che fanno di lui il terzo giocatore più pagato nella storia del Betis ed il perché di questo notevole sforzo economico potremmo già averlo intuito ieri, giorno del suo esordio assoluto in una competizione europea.

A vederlo, fisicamente, sembra di essere di fronte a poco più che un bambino: 167 centrimetri, 58 chilogrammi di peso ed un corpo ancora tutto da plasmare. Se avete presente Nicolò Zaniolo, e visto quanto se ne sta parlando lo avrete presente sicuramente, pensate esattamente all’opposto per quel che concerne la struttura fisica.

Tra i due c’è un solo anno di differenza ma mentre il calciatore della Roma ha già le fattezze di un atleta professionista per il folletto messicano non si può dire altrettanto.

Eppure quando entra in campo Diego Lainez non ha paura di nulla: gioca con la sfrontatezza di un ragazzino e la personalità di un calciatore già affermato. Mancino naturale Lainez riesce comunque a destreggiarsi bene anche con il piede debole, alla ricerca costante dell’uno contro uno e del fraseggio con i compagni di reparto, sembra possedere tutte le qualità tecniche per imporsi ad alto livello.

Difficile, per il momento, trovargli una precisa collocazione tattica, dato per assodato che le sue caratteristiche fisiche e tecniche impongono un ruolo in cui vengano esaltate le qualità offensive. Quella di ala sinistra sarebbe la sua posizione naturale, ma è stato impiegato con successo anche da trequartista e da ala destra, ruolo in cui può accentrarsi e sfruttare l’ottimo sinistro dalla distanza di cui dispone.

Quando si parla di Diego Lainez l’impressione è quella che si debba riscrivere il concetto di bruciare le tappe: a 17 anni (a Settembre 2018) è stato il calciatore più giovane di sempre ad esordire con la maglia della Nazionale del Messico e ieri, in occasione del gol del 3-3 al minuto 90, è diventato il primo giocatore nato nel 2000 a segnare per un club spagnolo in una competizione europea.

Già perché veniamo a ciò che più ci interessa: l’esordio di ieri in una coppa europea è stato bagnato con il gol. Non una rete banale, per il momento in cui è stata realizzata (allo scadere) , per l’importanza (quella del definitivo 3-3) e per il gesto tecnico, in cui ha mostrato coordinazione, freddezza e precisione.

Nel Betis trova probabilmente l’ambiente giusto ed il tecnico adatto, Quique Setién, per compiere quel processo di crescita fisica, tecnica e mentale, necessaria per imporsi in tutti i grandi palcoscenici d’Europa.

L’auspicio di Lainez, quando ha compiuto il grande salto così giovane dal centroamerica all’Europa, è quello di ripercorrere le orme di alcuni suoi connazionali che si stanno imponendo nel vecchio continente, uno su tutti Hirving Lozano.

L’inizio è di quelli decisamente promettenti, ora molto dipenderà da lui, dalla sua attitudine e soprattutto dalla capacità di saper attraversare, lavorando in silenzio, i momenti duri che inevitabilmente arriveranno.

La stoffa pregiata c’è, il sarto sta lavorando bene e noi non vediamo l’ora di vedere il vestito come sarà, una volta finito.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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